Deve cominciare un’era nuova dell’antimafia sociale. Via i “professionisti dell’antimafia” che lo fanno solamente per finalità politiche o di altra natura.

L’antimafia sociale ora DEVE fare un salto di qualità:
deve passare dalle parole ai fatti.
Non ci sono più alibi, scuse meschine, interpretazioni interessate sul “come” fare il proprio dovere.
OGNI CITTADINO PERBENE E’ OBBLIGATO MORALMENTE, OLTRE CHE GIURIDICAMENTE, A COLLABORARE CON LO STATO DI DIRITTO E CON CHI LO RAPPRESENTA, FORZE DELL’ORDINE E MAGISTRATURA, A COMBATTERE CONTRO LE MAFIE CHE STANNO DISTRUGGENDO IL PAESE.
Forze dell’ordine e magistratura romane stanno facendo uno sforzo immane per combattere i mafiosi, siano essi con coppola e pistola o con giacca e cravatta.
Senza guardare in faccia a chicchessia e senza alcun riguardo verso i cosiddetti potenti.
Bisogna infischiarsene dei giudizi dei soliti idioti e -peggio- dei sodali dei mafiosi che continuano a dire ” le indagini debbo farle i poliziotti” ed andare avanti dando il massimo dell’appoggio agli investigatori istituzionali.
Ogni mossa, ogni insediamento anagrafico nuovo, ogni investimento di capitali vanno messi sotto osservazione, sotto la lente di ingrandimento e, ove dovessero nascere sospetti, tutto va segnalato.
Certamente, con una rete di protezione-costituita dalle associazioni antimafia serie e non prostrate alla politica la quale è la prima responsabile dell’attuale stato di cose-, con i dovuti
accorgimenti, con le dovute cautele necessarie per evitare sovraesposizioni personali e, soprattutto, per evitare di rivolgersi a persone sbagliate, a talpe delle mafie che stanno dovunque, talvolta anche nelle caserme e nei tribunali.
Le associazioni antimafia, da parte loro, DEBBONO finirla, se vogliono essere ritenute credibili e serie, di esaurire il loro impegno sul piano meramente ed esclusivamente culturale.
Sfilate, biciclettate, fiaccolate ed altre azioni di questo tipo assumono un colore semplicemente folcloristico di fronte ad un fenomeno, quello appunto mafioso, che investe i gangli più reconditi della nostra società e delle nostre attività, a cominciare dalla politica, dall’economia e dalle stesse istituzioni.
Anche i Convegni debbono essere basati sulla trattazione di temi di attualità e non solo sul racconto di cose passate.
Temi operativi che riguardano il funzionamento delle istituzioni, la realtà del territorio.
Attuali e non rievocativi, celebrativi, commemorativi.
Chi vuole farsi una cultura antimafia compri i saggi e se li studi a casa propria.
Come facciamo noi!
I mafiosi sono dovunque, in qualsiasi settore della vita del Paese, nessuno escluso.
Ora, dopo le recenti operazioni di polizia fatte ad Ostia ed in Calabria, non si può più dire che la magistratura e le forze
dell’ordine non funzionano, non si attivano, non vedono e tutto finisce a tarallucci e vino.
Sarà merito personale dei Pignatone, dei Cafiero de Raho, dei Cortese, dei Russo e di quant’altri, ma è una realtà che da quando si sono insediati loro le cose cominciano a funzionare.
Cominciano, ripetiamo, perché i ritardi, le omissioni dei loro predecessori sono stati tanti e tali che ci vorranno anni per smaltire l’arretrato.
Il Lazio è invaso dalle mafie, per non parlare della Calabria e delle altre regioni.
Tutte le altre regioni, non esclusa quel Trentino Alto Adige della cui situazione drammatica stiamo prendendo contezza da poco e sulla quale ci accingiamo a raccogliere a breve il massimo delle notizie per impostarci un’azione di indagine e di denuncia approfondite.
Tanto, gira gira, vediamo che i clan sono spesso gli stessi, i soggetti sospetti spesso hanno le loro coperture a Roma, moltissimi nomi girano e li ritroviamo or qua or là in tutt’Italia.
Per fare un esempio, nel Trentino Alto Adige, facendo le visure camerali, abbiamo trovato imprese, scatole cinesi che hanno la loro sede magari nel Lussemburgo, che trovano le loro origini nella Puglia, in Campania, in Calabria.
Perfino i Casalesi.
Dicevamo dei DOVERI delle associazioni antimafia.
Troppo folclore, troppi toni festaioli, troppa prostrazione alla politica che, si badi bene, è la migliore alleata, fatta qualche eccezione, delle mafie.
Basta!!!
Saremo duri contro tutto e tutti.
Chi vuole usare il fronte antimafia per finalità politiche o di altra natura sarà sputtanato.
I “professionisti dell’antimafia” vadano fuori.
Chi vuole fare antimafia sappia in anticipo che bisogna combattere un mostro che ha molte teste, un mostro che sta uccidendo il Paese, inquinando tutto e tutti con la corruzione e con ogni altro mezzo.
Non si può più scherzare.
L’antimafia si fa facendo rete con quelle parti sane della magistratura e delle forze dell’ordine che stanno in prima linea, fornendo loro nomi e cognomi e non CHIACCHIERE!!!
DEVE cominciare un’era nuova dell’antimafia sociale.

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