Delitto Lamezia, magistrati e avvocati uniti: “Dov’è lo Stato?” ( si veda in calce l’annotazione dell’Associazione Caponnetto)

 Delitto Lamezia, magistrati e avvocati uniti: “Dov’è lo Stato?” ( si veda in calce l’annotazione dell’Associazione Caponnetto)

La Repubblica, Venerdì 12 agosto 2016

Delitto Lamezia, magistrati e avvocati uniti: “Dov’è lo Stato?”
Dopo l’omicidio di Francesco Pagliuso il presidente del tribunale Brattoli guida la “rivolta”: “Esigo un segno forte di Renzi, dei ministri della Giustizia e dell’Interno. Qui rischia di passare il messaggio che si può uccidere un avvocato nel silenzio”

dalla nostra inviata ALESSANDRA ZINITI

LAMEZIA TERME – “Io sono un uomo delle istituzioni e normalmente questo verbo non fa parte del mio vocabolario. Ma oggi mi sento di dire che esigo un segno forte del presidente del Consiglio Renzi, dei ministri di Grazia e giustizia e dell’Interno perché da qui il messaggio che rischia di passare con il tragico assassinio dell’avvocato Francesco Pagliuso è che a Lamezia, in Calabria, in una realtà dove non è facile avere coraggio, si può uccidere un avvocato nel silenzio”. Il giorno dopo l’ultimo delitto eccellente che ha insanguinato la Calabria, mentre il procuratorre facente funzione Luigi Maffia e il sostituto Marta Agostini continuano ad ascoltare testimoni, ad acquisire documenti in vista del passaggio del fascicolo alla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, nel palazzo di giustizia di Lamezia deserto per le ferie è il presidente del tribunale Bruno Brattoli a guidare la “rivolta” congiunta di magistrati e avvocati. Insieme nel reclamare attenzione e interventi immediati da parte di quegli esponenti delle istituzioni che non hanno dedicato neanche una parola di sdegno o preoccupazione per l’omicidio di uno degli avvocati più noti di Lamezia che, senza ombra di dubbio, gli inquirenti ritengono legato alla sua professione.

Il presidente dell’Ordine degli avvocati Antonello Bevilacqua punta l’indice anche contro i colleghi parlamentari e la ministra Maria Elena Boschi: “Vogliamo dare un segnale polemico e accendere i riflettori su questa professione che ha sempre avuto un’aura di sacralità riconosciuta dalla Costituzione. Questo è un omicidio gravissimo che desta grande allarme sociale in una terra in cui le ‘ndrine provano a rialzare la testa e dove negli ultimi cinque anni la risposta delle istituzioni aveva dato i primi risultati. Ora con questo omicidio è come se ci volessero dire: noi siamo qua, piu potenti di prima. Se questa cosa fosse successa in qualsiasi altra parte d’Italia ci sarebbe stata una sollevazione popolare, qui se non a livello locale non si è sentito proprio nessuno. Eppure il Parlamento è pieno di avvocati e anche la ministra Boschi che dice di aver fatto l’avvocato non ha speso una sola parola di solidarietà”.

I presidenti degli avvocati, della Camera penale e presidente del tribunale hanno firmato insieme un documento e Brattoli si augura la presenza dei massimi esponenti delle istituzioni nazionali alle esequie dell’avvocato Pagliuso. “Sarebbe un segnale simbolico di grande importanza – dice – un messaggio alla gente di Lamezia che non deve assuefarsi, perché qui il rischio è di tornare alla cortina opprimente di dieci anni fa quando le cosche controllovano anche le coscienze dei cittadini”.

È una sensazione di solitudine e grande esposizione quella condivisa da chi lavora nella trincea del Palazzo di giustizia di Lamezia. Il procuratore Maffia a 24 ore dal delitto di una cosa sembra certo: “L’avvocato Pagliuso è stato ucciso per motivi legati alla sua attivita professionale che svolgeva con grande evidenza in una molteplicità di campi, dal penale con difese nei più importanti processi di ‘ndrangheta al civile con cause di grossa entità. Per questo è difficile, al momento, restringere il campo delle piste. Resta comunque un delitto eccellente, estremamente grave, che pone l’accento sulla necessità di potenziare e non di tagliare uffici giudiziari come il nostro”.

Per quanto riguarda le indagini, ancora nessun passo concreto in avanti. Il fascicolo, al momento senza indagati, verrà trasmesso alla Dda di Catanzaro. Ieri è stata effettuata l’autopsia sul corpo del penalista ucciso da tre colpi di pistola al collo e alla testa da un killer che lo aspettava all’interno del vialetto privato della sua abitazione nella quale aveva disinserito l’allarme da tre giorni, da quando cioè aveva comprato un cane, Gigante, il grosso alano bianco che i carabinieri hanno trovato in macchina accanto al cadavere. Gli investigatori del comando provinciale guidato dal colonnello Alceo Greco stanno esaminando dettagliatamente le immagini del sistema di videosorveglianza della casa dell’avvocato Pagliuso a caccia di elementi che possano aiutare nell’identificazione del killer ripreso di spalle.

NOTA DELL’ASSOCIAZIONE CAPONNETTO.
PRESIDENTE PAGLIUSO,QUA, PER QUANTO RIGUARDA LA LOTTA ALLA MAFIA,SE CONTINUA COSI’ CI COSTRINGERANNO A FARCI LA STESSA DOMANDA CHE  FECE QUEL CARDINALE DI PALERMO CHE DISSE “LA MAFIA? COS’E’ LA MAFIA ?”. SOLO CHE AL POSTO DELLA PAROLA “MAFIA” DOVREMO METTERCI “STATO”.COS’E’ LO STATO ?
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