Deiulemar, in aula il nuovo colpo di scena: pentito un altro armatore

Deiulemar, in aula il nuovo colpo di scena: pentito un altro armatore

Il Mattino, Giovedì 24 Novembre 2016

di Teresa Iacomino

TORRE DEL GRECO. Colpo di scena al processo di Appello per il fallimento della Deiulemar compagnia di navigazione, la società armatoriale nella quale quasi tredicimila persone hanno investito oltre 720 milioni di euro. Salgono infatti a due i pentiti per il crac multimilionario che nel maggio del 2012 ha messo in ginocchio l’area vesuviana, cancellando i risparmi di intere famiglie: dopo Angelo Della Gatta, anche il fratello Pasquale ha infatti deciso di collaborare con la giustizia. Si tratta dei due armatori maggiormente coinvolti nel default della «Parmalat del mare», tanto che non solo in primo grado si sono visti condannare a 17 anni e due mesi a testa, ma la scorsa estate sono tornati in carcere (dove si trovano tuttora) a causa del presunto acquisto di una società immobiliare con i soldi sottratti al fallimento della società di fatto (con loro coinvolto anche un imprenditore del Nord).
Proprio il ritorno in galera deve avere convinto i due fratelli (coinvolti nell’inchiesta sul crac insieme con la sorella Micaela; l’unico fondatore della Deiulemar ancora in vita, Giuseppe Lembo; la moglie e la figlia del defunto amministratore unico Michele Iuliano, Maria Luigia Lembo e Giovanna Della Gatta) a rompere il silenzio che ne aveva caratterizzato la linea difensiva e a «vuotare il sacco». Un sacco pieno, almeno secondo quanto hanno ammesso ieri in udienza i legali difensori dei Della Gatta, che nel chiedere un rinvio della discussione in merito alla posizione dei loro assistiti, hanno segnalato come le dichiarazioni rese dai Della Gatta possono indicare la strada per recuperare «ingenti somme di denaro» da mettere a disposizione dei creditori. Un passaggio che non è sfuggito ai quasi cento obbligazionisti che anche stavolta si sono recati a Roma col pullman e auto private per assistere ai lavori del processo d’Appello.

Una richiesta accolta, dopo una breve camera di consiglio, dal collegio giudicante, che ha deciso di accettare la proposta avanzata dagli avvocati dei fratelli Angelo e Pasquale Della Gatta, cancellando l’udienza già programmata per dicembre e aggiornando i lavori al 1° febbraio, quando i giudici riascolteranno due consulenti tecnici per la vicenda legata alle vendite delle navi del gruppo armatoriale, mentre a marzo saranno sentiti otto funzionari di banca e un consulente tecnico per la vicenda dei movimenti sui conti correnti intestati al «capitano» Michele Iuliano. In questi mesi, come hanno assicurato gli avvocati, sarà possibile produrre la documentazione relativa alle confessioni che stanno facendo Angelo e Pasquale Della Gatta, documentazione oggi coperta da segreto istruttorio in quanto sono in corso le indagini per capire quanto di vero ci sia nei racconti resi dai Della Gatta e per comprendere se ci siano altre persone coinvolte a vario titolo. Non solo: stando a quanto affermato ieri in aula dai legali di Angelo e Pasquale Della Gatta, da quegli incartamenti dovrebbe venire fuori a breve anche una prima, indicativa quantificazione di quanti soldi potrebbero essere recuperati, soprattutto da trust presenti all’estero (in particolare dalla Svizzera) per poterli poi immettere nel passivo della Deiulemar compagnia di navigazione a disposizione dei creditori. Un aspetto sul quale i legali dei Della Gatta si giocheranno molto, tanto che già ieri si ipotizzava che queste collaborazione possano servire ai due fratelli per ricevere un congruo sconto di pena rispetto alle durissime condanne inflitte in primo grado.

A proposito del primo grado, sempre ieri la Corte di Appello di Roma ha definitivamente respinto il reclamo contro l’annullamento del processo conclusosi al tribunale capitolino nel luglio del 2014. Motivazione: «Il reato di base c’è». Insomma, se i testi chiamati adesso a rispondere dagli avvocati difensori degli armatori porteranno informazioni nuove e utili, si potrà prevedere una riduzione delle pene ma non certo la cancellazione del procedimento stesso.

Archivi