Decreto Sicurezza: la Camera lo ha approvato. L’ONU, l’Europa e la Chiesa ci condannano!

Ddl sicurezza, sì della Camera
Norme di contrasto dell’immigrazione clandestina, tra cui il reato e il divieto per gli irregolari di accedere ai servizi pubblici, e legalizzazione delle ronde. Battibecco in Aula tra Franceschini e Maroni, Berlusconi è raggiante quanto il ministro leghista. Napolitano critica la “retorica pubblica xenofoba”, ma il Carroccio e il premier sono convinti che non si parli di loro. Il via libera definitiva del Senato entro fine mese

E’ arrivato il sì definitivo della Camera dei deputati al disegno di legge sulla sicurezza. Il ministro dell’Interno e vero artefice del provvedimento, Roberto Maroni, esulta: “Vado a festeggiare”, e dice di confidare nella definitiva approvazione del Senato entro la fine del mese. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è ormai – ragioni di campagna elettorale in competizione con la Lega – in piena sintonia con il Viminale: “E’ una legge assolutamente necessaria. Bisogna affrontare il fenomeno dell’immigrazione con senso della giustizia, ma anche con determinazione, perché non possiamo lasciare che la situazione resti quella che c’era con la sinistra, che incentivava l’immigrazione clandestina”.

Il sì era largamente scontato, meno la dichiarazione del Presidente della Repubblica, che in molti leggono come un’esplicita critica al disegno di legge. Dice Giorgio Napolitano: “Si diffonde una retorica pubblica che non esita, anche in Italia, a incorporare accenti di intolleranza e xenofobia. Dobbiamo dare nuovo impulso al contrasto delle vecchie e delle nuove povertà all’interno dei nostri paesi, ma non possiamo permetterci di dimenticare che siamo la parte ricca di questo pianeta”. La democratica Livia Turco accusa: “I campioni di retorica pubblica xenofoba della destra ascoltino le parole sagge del presidente Napolitano”. Ma i leghisti replicano stizzosamente. Il leader Umberto Bossi: “Io ascolto la gente”. Il ministro Roberto Calderoli: “La retorica pubblica non ci appartiene. La Lega e il governo hanno scelto la strada non delle parole, ma dei fatti e del rigore contro un fenomeno, quello dell’immigrazione clandestina, che è già emergenza. La retorica è di chi, attraverso l’immigrazione incontrollata, vorrebbe scatenare una guerra dei poveri”. Berlusconi è sicuro che non si parlasse di lui: “Sono contro la xenofobia da sempre. Da parte nostra c’è sempre stato un atteggiamento di netto contrasto di ogni espressione di xenofobia”.

Oltre al prolungamento del tempo di permanenza nei Cie (da due a sei mesi), all’introduzione reato di immigrazione clandestina e del permesso di soggiorno obbligatorio per accedere ai pubblci servizi, figura nel ddl la legalizzazione delle ronde. Ci sono anche il registro dei clochard presso il Viminale e la denuncia obbligatoria del “pizzo” per partecipare alle gare d’appalto.

Inutile dire che sono le politiche sull’immigrazione quelle che non vanno giù all’opposizione. Il segretario del Pd Dario Franceschini, nel corso del suo intervento in Aula (dirige la vicepresidente Rosy Bindi), le definisce norme “demagogiche” e “fallimentari” sulle quali governo e maggioranza hanno “costruito uno spot elettorale sulla paura”. Franceschini ricorda anche i tagli per 3,5 mld al comparto sicurezza operati nel 2009 dal governo, rincarando: “Ora pensate di coprire tutto con la pericolosa demagogia delle ronde. L’Italia è l’unico Paese che decide di affidare la sicurezza a gruppi di privati cittadini. Settanta anni fa abbiamo conosciuto un periodo della storia italiana nel quale la sicurezza era affidata a cittadini che avevano la camicia dello stesso colore. Non vogliamo tornare a quel periodo”. Quando poi Franceschini sottolinea il rischio per i bambini figli di irregolari di diventare di fatto “invisibili”, Maroni dai banchi del governo sbotta: “Basta falsità!”.

La denuncia di Franceschini riprende incertezze che hanno tutti, giuristi e politici, sulla possibilità per le madri irregolari di riconoscere i propri figli nati in Italia alla luce del fatto che la clandestinità con questo ddl diventa, come accennato, reato. Secondo la maggioranza non ci sarà alcun problema visto che esiste una norma nella Bossi – Fini che dà la possibilità alle puerpere irregolari di avere un permesso di soggiorno (che diventa, con la nuova normativa obbligatorio per accedere ai servizi pubblici) fino al compimento del sesto mese del bambino. Secondo l’opposizione, alcune associazioni e diversi tra magistrati e avvocati che si occupano della materia, il fatto che la clandestinità diventi reato ostacolerebbe l’applicazione ‘tout court’ del permesso di soggiorno temporaneo se non altro perché per l’ufficiale all’anagrafe scatterebbe immediato l’obbligo di denuncia. Se il figlio non viene registrato, diventa “adottabile” da terzi.

Certo è che le critiche del Pd sono condivise dal resto dell’opposizione. Per Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, “introducendo il reato di clandestinità non solo non si risolveranno i problemi, ma si complicheranno. La verità è che questo governo e questa maggioranza vogliono trasformare l’Italia in un paese intollerante e fascista, xenofobo e piduista”. Il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, rileva: “Lo Stato deve governare, non può eccitare gli animi e non deve essere né cattivo né buono. Deve essere giusto, includente verso gli immigrati disperati ma non criminali, perché senza di loro parti del nostro paese si fermerebbero”.

Ma la maggioranza va dritta per la propria strada, mostra di non prestare ascolto neanche alle parole della Conferenza episcolale italiana, che ieri con padre Gianromano Gnesotto, direttore dell´Ufficio per la pastorale degli immigrati, aveva denunciato: “Questo pacchetto sicurezza non avrà gli effetti di una società che vuole essere integrata. Il ddl ignora le strategie della tutela dell´unità familiare, dei ricongiungimenti familiari, dei minori tutelati”. Berlusconi risponde: “Ho parlato più volte con i responsabili della Conferenza episcopale e ogni volta che ho illustrato il nostro provvedimento ho sempre trovato un’accoglienza positiva”. Maroni taglia corto: “Pregiudizi infondati”.

La Commissione europea attende il sì definitivo da parte del Senato per pronunciarsi. Ma un responsabile del governo dell’Ue, in condizioni d’anonimato, osserva all’agenzia di stampa “Asca” che le disposizioni “a prima vista, non sembrano contravvenire alla legislazione europea. Gli italiani hanno chiaramente consultato Bruxelles e sono arrivati fino ai limiti nel senso restrittivo, senza tuttavia oltrepassarli”. La norma più controversa, vale a dire l’istituzione del reato di immigrazione e soggiorno clandestini, “è di competenza nazionale e non esiste alcuna disposizione europea in materia”, ha spiegato il responsabile. La disposizione che porta da due a sei mesi la durata del periodo in cui gli immigrati possono essere trattenuti nei Cie, è da parte sua conforme alle disposizioni della “direttiva rimpatri” approvata lo scorso anno dal Parlamento europeo, aggiunge. Quanto alla reclusione fino a tre anni per chi, a titolo oneroso, dà alloggio o cede anche in locazione un immobile a uno straniero privo del permesso di soggiorno al momento della stipula o del rinnovo del contratto di affitto, essa rientra nel quadro delle disposizioni approvate dai 27 per punire chi dà lavoro a cittadini di Paesi terzi in situazione irregolare.

Subito dopo l’approvazione del ddl, Maroni ha risposto in Aula a un’interrogazione sui respingimenti di immigrati praticati in acque internazionali. Per il ministro dell’Interno tutte le “preoccupazioni” sul trattamento degli immigrati respinti “potranno trovare soddisfazione nella possibilità data alle organizzazioni umanitarie”, come l’Unhrc (l’Agenzia dell’Onu per i rifugiati), di “effettuare idonee verifiche in Libia”. Peraltro, aggiunge Maroni, di “queste problematiche discuterò proprio domani con l’alto rappresentante per Italia e il Mediterraneo” dell’Unhrc. Il ministro dell’Interno ammette che la Libia non ha sottoscritto la convenzione di Ginevra sui rifugiati, e tuttavia – sottolinea Maroni – ha siglato nel ’69 la convenzione dell’Unione africana, che “impegna Tripoli a garantire la protezione non solo ai perseguitati ma anche alle vittime di guerre e invasioni e di altri eventi” secondo una casistica “più ampia” di quanto previsto da Ginevra. E non solo, la Libia fa anche parte – ricorda il ministro – dell’Organizzazione internazionale per l’immigrazione. In ogni caso, conclude Maroni, oggi dall’ambasciatore libico in Italia quanto alle domande d’asilo sono giunte “affermazione molto impegnative, dicendo che possono essere analizzate anche in Libia”. Ecco, sostiene, “questa è la strada giusta, in questa prospettiva l’Italia è pronta a dare tutta la sua collaborazione”.
Andrea Scarchilli

(Tratto da www.aprileonline.info)

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