De Magistris, la grande sfida alla camorra

Ci sono uomini e candidature che suonano, fin da subito, come lampi di speranza, bagliori esaltanti come un’utopia, ma forse, proprio per questo, sono sfide difficili, al limite dell’impossibile. Specie quando si tratta di offrire, secondo l’antico adagio, perle ai porci. Dove la perla e’ il nome di un magistrato ed oggi politico rigoroso come Luigi De Magistris. E i “porci” sono la folta schiera di rappresentanti del centrosinistra che gia’ tremano al solo pensiero e spingono con ogni mezzo, per brutale o impresentabile che sia, affinche’ su quella poltrona di primo cittadino a Palazzo San Giacomo torni a sedere un uomo di apparato, il solito yes-man travestito da sindaco, prono fin dal primo minuto ai diktat provenienti dalle stanze degli accordi sottobanco, quelli veri, quelli che non leggeremo mai in un comunicato stampa.
Perfetto quindi, per il ruolo di “cameriere” dell’inciucio permanente su quel che resta delle ossa di Napoli, un navigatissimo uomo di apparato come Mario Morcone, impeccabile il suo curriculum: prima al seguito di un notabile democristiano che ancora oggi detta l’agenda a Napoli, Ciriaco De Mita, poi braccio destro di Nicola Mancino proprio negli anni in cui lo “smemorato” incontrava Paolo Borsellino, con un intermezzo alla corte di Nicola Misasi, quando questi mise mano, da ministro della pubblica istruzione, al primo sfascio della scuola pubblica.
Passano le generazioni, ma quelli come il dottor Mario Morcone restano. I De Mita, a parte il potere politico, sono oggi a capo di un impero economico fatto di pompe di benzina sparse lungo tutto il triangolo Avellino-Napoli-Roma, roba da fare (quasi) concorrenza ai magnate campani del petrolio targati Nicola Cosentino and family.
Mancino, appena dismessi i panni di vicepresidente del Csm (lo stesso che dichiaro’ una guerra spietata proprio a De Magistris), e’ ora in stand by prima di decidere “cosa fara’ da grande”, soprattutto dopo che il suo nome era spuntato fra i presunti destinatari di cadeaux nella famigerata lista Anemone.
Per tutti loro, ma anche per Pier Luigi Bersani, per il Partito Democratico nazionale e soprattutto per le truppe cammellate del Pd partenopeo, il prefetto Morcone sara’ il candidato ideale. Chi, se non lui, che e’ a capo di quella Agenzia nazionale per i beni confiscati alla mafia distintasi in questi anni per i suo “splendido” immobilismo? Secondo quelli di Largo del Nazareno, Morcone e’ l’uomo giusto per succedere a Rosa Russo Iervolino, la stessa pupilla destra di Antonio Gava che ha posto per dieci anni la sua firma sotto il peggior disastro che la citta’ abbia mai finora conosciuto, la stessa che oggi proclama “usciro’ di scena a testa alta”, senza neppure provare la vergogna di dover replicare, punto su punto, al j’accuse pesante come un macigno di un ex assessore della sua Giunta, il professor Riccardo Realfonzo, che ha reso l’impietoso ritratto dell’esecutivo nel recente “Robin Hood a Palazzo San Giacomo” (Tullio Pironti Editore).
L’ultima beffa in ordine di tempo per i napoletani – ma anche l’ennesimo termometro del disastro personale e quotidiano della citta’ – e’ il mega parcheggio inaugurato oggi, 3 marzo, giorno della sfiducia alla Iervolino, nel cuore chic di via Morelli. Quattro euro all’ora, cari signori, per chi potra’ permetterselo. Quando il Parking Ludovisi di Roma, in Via Veneto, costa poco piu’ di due euro all’ora. E a Napoli i mezzi pubblici hanno raggiunto costi stratosferici, mentre la miseria divora ogni giorno sempre nuove fasce della popolazione.
E’ qui dentro, in questo buco nero del mondo, che si trovera’ ad operare il prossimo sindaco di Napoli. I commentatori piu’ benevoli leggono nella scelta di Morcone da parte del Pd la consapevole, incondizionata resa del centrosinistra ad una destra che, in una citta’ lasciata in queste condizioni, non potra’ che vincere a mani basse. Ha scritto un giornalista della citta’ fra i piu’ sferzanti: «Con Napoli ridotta cosi’, la destra vincerebbe anche se candidasse Alvaro Vitali. E non e’ detto che non lo faccia». Ed e’ altrettanto chiaro che esiste la possibilita’ concreta di una candidatura alla Luigi Cesaro, vale a dire di qualcuno che, quanto meno nel suo curriculum giudiziario, vanta una stretta frequentazione con la camorra.
Di certo, una personalita’ coraggiosa, indipendente e capace, dentro Palazzo San Giacomo, non la vogliono gli eserciti di persone che in quelle stanze hanno fatto per anni indisturbati man bassa del denaro pubblico e della nostra dignita’.
Ma esiste forse una parte della citta’ ancora non compromessa e non del tutto rassegnata. La stessa per la quale vale la pena di pagare alti prezzi anche nel giornalismo e, in generale, nei pochi poteri di controllo rimasti integri. A questa parte di citta’, se davvero c’e’, chiediamo di battere un colpo, l’unico colpo possibile prima della devastazione finale. E di unirsi intorno alla grande speranza che offre a tutti noi Luigi De Magistris. Perche’, hanno ribadito Giulietto Chiesa ed Elio Veltri pochi giorni fa, in un’affollata sala dell’Istituto Studi Filosofici, a Napoli o si e’ dentro o si e’ fuori. O contro la camorra o “con” la camorra. Tertium non datur. Non piu’.

(Tratto da La Voce delle Voci)

Archivi