Dalla macellazione degli animali all’interramento dei rifiuti, tutti i segreti del patto tra Fabbrocino e Casalesi

Dalla macellazione degli animali all’interramento dei rifiuti, tutti i segreti del patto tra Fabbrocino e Casalesi

Andrea Ripa

Dalla macellazione delle carni al business per l’interramento dei rifiuti, i segreti del patto di ferro tra cosche ora è nelle mani della Direzione distrettuale Antimafia che da settimane ha riacceso i riflettori sulla santa alleanza tra il clan Fabbrocino e il gruppo camorristico dei Casalesi. L’inchiesta destinata a far luce sull’imponente giro d’affari che gravita intorno alle due cosche ha radici profonde, va indietro nel tempo e lungo un territorio che non riguarda soltanto la Regione Campania. Un accordo di sangue e malavita che ridisegna la geografia del crimine tra il territorio Vesuviano e quello Casertano, due angoli di provincia distanti pochi chilometri e che fine a qualche anno fa sembravano viaggiare su due galassie completamente differenti. A ricostruire gli intrecci tra Casalesi e l’organizzazione criminale fondata dal boss Mario Fabbrocino, defunto nel 2019, sono le relazioni delle associazioni antimafia che negli anni hanno lanciato nel corso degli anni. Prima del business della macellazione, l’affare dei rifiuti era già finito sotto i riflettori dell’Antimafia. Fabbrocino e Casalesi avrebbero messo in piedi una vera e propria holding nello smaltimento dei rifiuti. Fusti interrate nelle campagne di mezza Italia. Dalla Campania fino alla Toscana, dove l’organizzazione nata tra San Gennaro Vesuviano e San Giuseppe Vesuviano, avrebbe messo le mani nel mercato delle pezze. Grazie anche alla complicità degli imprenditori collusi con la camorra. Un modus operandi simile anche per l’altro giro d’affari che vede le due organizzazioni criminali, emerso nei giorni scorsi, e che si concentra nel territorio casertano. Fabbrocino e Casalesi avrebbero messo le mani su decine di attività commerciali della zona del Volturno e del Casertano per la macellazione degli animali. Nel mirino anche intermediari, presunti broker e persino dei colletti bianchi. Vicende tutte da chiarire sulle quali gli inquirenti vogliono comunque fare piena luce.

Le similitudini tra i clan – I punti di contatto tra le due cosche sono diversi. Oltre al potere finanziario c’è anche il modo di intendere la criminalità. Una camorra che si avvicina molto più alla mafia siciliana o alla ‘ndrangheta calabrese. Basti pensare che nell’intero panorama della camorra i Fabbrocino sono l’unico clan – tra i più longevi – a non avere nemmeno un collaboratore di giustizia. Zero pentiti, perché – come ripetuto dai giudici in un recente provvedimento cautelare a carico di soggetti ritenuti vicini alla cosca – i «Fabbrocino sono ricchi». Talmente ricchi da scoraggiare qualsiasi tipo di “tradimento”. Poi gli affari. Con entrambe le cosche specializzate sia nel campo del cemento che in quello della spazzatura. E poi ancora la “passione” comune per gli appalti pubblici e la volontà di navigare nell’ombra. Le inchieste e i processi hanno accertato la presenza dei boss vesuviani in numerose regioni italiane e gli interessi in quasi tutti i settori commerciali: dall’edilizia all’abbigliamento, dall’alimentazione al turismo. Un ventaglio enorme di imprese che per gli inquirenti rappresentano però solo una parte dell’impero economico in mano agli eredi del padrino che sfidò e riuscì a battere la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2022/03/17/dalla-macellazione-degli-animali-allinterramento-dei-rifiuti-tutti-segreti-del-patto-fabbrocino-casalesi/

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