Dal turismo all’edilizia, l’impero dei clan di Castellammare vale 100 milioni di euro

Dal turismo all’edilizia, l’impero dei clan di Castellammare vale 100 milioni di euro

Ciro Formisano

Decine di aziende per un giro d’affari stimato in circa cento milioni di euro. Undici settori imprenditoriali inquinati dai soldi sporchi della camorra e i tentacoli dei clan su tre Stati (Italia, Germania e Romania). Sono i contorni della galassia imprenditoriale dei D’Alessandro, i manager della camorra di Castellammare che hanno messo in piedi una multinazionale di stampo mafioso. Esponenti di una criminalità organizzata tanto ricca quanto spietata, tanto feroce quanto capace di condizionare l’economia.  E così negli ultimi decenni i boss sono diventati milionari, inquinando la finanza e investendo in almeno undici diversi settori imprenditoriali: ristorazione, pulizie, edilizia, turismo, ditte di trasporto, mercato ittico, sanità, onoranze funebri e anche nel mondo dell’abbigliamento, del lusso e del divertimento.  Un sistema che viene fuori mettendo insieme i tasselli delle tante inchieste condotte dall’Antimafia. Indagini che in questi ultimi anni sono state in grado di svelare una parte consistente degli affari illeciti della criminalità organizzata stabiese, facendo luce su una vera e propria holding di imprese gestite direttamente o indirettamente dai clan. In tutto sono una decina le ditte sequestrate e centinaia quelle sulle quali hanno puntato i riflettori gli inquirenti.

Ditte legate a doppio filo alle famiglie D’Alessandro e Cesarano, le due principali organizzazioni criminali del territorio, ma anche i gruppi satellite come le famiglie Vitale e Imparato, dinastie legate a Scanzano. Le operazioni di questi anni hanno portato a sequestri milionari ma il sospetto degli inquirenti è che si tratti solo di una fetta di un business che può arrivare a valere fino a 100 milioni di euro: la somma tra i sequestri eseguiti (circa 40 milioni) e il giro d’affari di racket e droga (business che possono valere anche 20 milioni all’anno secondo i pentiti). A questi vanno poi sommati gli incassi legati al riciclaggio. I soldi sporchi della camorra stabiese non sono stati reinvestiti soltanto in città. I clan hanno ripulito montagne di quattrini anche al Nord, come ribadito in uno dei suoi verbali dal killer pentito del clan D’Alessandro, Pasquale Rapicano.

I boss milionari gestiscono un patrimonio immenso costruito con droga ed estorsioni e realizzato grazie anche a professionisti compiacenti e prestanome. Un esercito di colletti bianchi inghiottiti dal potere economico della camorra. E’ anche grazie a loro che i clan stabiesi hanno potuto mettere le mani su interi settori imprenditoriali, gestendoli in regime di monopolio. Un’indagine su un giro di gioielli e orologi ha riacceso i riflettori sui presunti interessi della camorra in Germania e in Romania. Nazioni colonizzate, sostengono gli inquirenti, dai soldi sporchi della criminalità stabiese. Ogni gruppo un affare, ogni clan un business, ogni boss un manager. Una potenza economica enorme sulla quale ha puntato i riflettori l’Antimafia per colpire al cuore le organizzazioni criminali. Clan potenti, spietati e ricchissimi.

Fonte:https://www.metropolisweb.it/2022/03/06/dal-turismo-alledilizia-limpero-dei-clan-castellammare-vale-100-milioni-euro/

 

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