Dal Comando della Guardia di Finanza di Terracina al carcere

Luca Berriola, ufficiale della Guardia di Finanza, è stato in servizio a Terracina. Rispunta ora, dopo il caso Mokbel, anche nella vocenda Orsi.

FERRETTI ORSI E ANDRINI IL FILO NERO DI ALEMANNO
di Mariagrazia Gerina

«Io c’ho sta stanza mia che ce stanno tre dei suoi qua dentro che stanno a fà delle telefonate… di Gianni Alemanno… che sto a inizià a lavorà». È il 29 aprile 2008. Il piano per portare in parlamento Di Girolamo è andato in porto. E il regista della mega-truffa politica e finanziaria, Gennaro Mokbel, che conserva le vecchie amicizie nell’estrema destra, discute al telefono con Paolo Colosimo (già avvocato del braccio destro di Storace nel Laziogate) di come ricompensare gli “amici” calabresi per i voti all’estero. Ma il rapido cambio di argomento racconta l’attenzione di Mokbel alla politica romana. Millanta? Chi sono i tre che fanno telefonate dalla stanza di Mokbel? Altrove addirittura Mokbel trama con Carmine Fasciani, boss di Ostia, da cui – annota il gip – riceve «l’assicurazione di poter svolgere in modo indisturbato la campagna politica nella zona di Ostia», dove Fasciani «esercita la propria influenza criminale». Certo Stefano Andrini, l’ex collaboratore di Tremaglia che nel settembre 2009 Alemanno metterà a capo di un ramo dell’azienda-rifiuti, non è l’unico nome legato al sindaco di Roma che compare nelle carte dell’inchiesta. C’è Gian Luigi Ferretti, il “mentore” di Andrini, l’uomo che lo traghetta nel mondo di Tremaglia e degli Italiani all’Estero, e che con Andrini mobilita le sue conoscenze a Bruxelles per falsificare la residenza di Di Girolamo. Una vecchia conoscenza che con Alemanno ai tempi in cui era ministro. E c’è un altro personaggio, meno noto, di cui i carabinieri del Ros si occupano per dipanare l’intreccio costruito da Mokbel e dai suoi soci. Si tratta di Francesco Orsi, agente assicurativo con un passato nei carabinieri, che nel 2004 centra il sogno di diventare «broker» fondando la Lloyd Team Broker («il suo progetto più ambizioso: esplorare con nuove vie il mondo del broker», si legge sul suo sito) e nel 2008 quello di entrare in politica, come consigliere eletto nella lista civica del sindaco «Amore per Roma». A sponsorizzarlo è Potito Salatto, uomo legatissimo ad Alemanno, «il» candidato del sindaco di Roma alle ultime elezioni europee. Gli inquirenti lo intercettano al telefono con uno degli arrestati, Luca Berriola, il maggiore della Guardia di Finanza con collegamenti con il Sisde. «Sono stato con l’amico che mi hai presentato ed ho appena finito di risolvere la mia parte», gli racconta Orsi, mostrando una certa confidenza. A presentarglielo è Vito Tommasino, un imprenditore di cui Berriola si serve per far rientrare capitali dall’estero con false fatturazioni. E con delle partecipazioni societarie in comune con Orsi. Solo che Tommasino a un certo punto si sottrae alla morsa della fiamma gialla. «Sappi che non lo vedo più perché è indagato per estorsione e riciclaggio, io sono già stato chiamato dal magistrato», confida a Orsi. Mentre di Orsi i magistrati sospettano che possa essere stato lui ad «aver informato Berriola delle dichiarazioni che Tommasino aveva rilasciato all’A.g romana». Siamo nel 2007, un anno dopo Orsi approda alla politica. «Nulla è impossibile», annota sul suo sito, a elezione avvenuta.

(Tratto da L’Unità)

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