Da Repubblica.it.” I silenzi e le ipocrisie di politici ed imprenditori” di Attilio Bolzoni

 

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I SILENZI E LE IPOCRISIE DI POLITICI E IMPRENDITORI 

 

 

ATTILIO BOLZONI

UN GESTO clamoroso. E non solo per gli sviluppi che si potranno eventualmente registrare in sede giudiziaria, ma soprattutto per il significato che quel gesto rappresenta.

Quali sono state le reazioni in Sicilia nelle successive ventiquattr’ore? Silenzio. Silenzio. Silenzio. Evidentemente le denunce di Venturi e Cicero hanno lasciato senza fiato. Hanno centrato il bersaglio. Il Giornale di Sicilia e l’agenzia di stampa Italpress (foraggiata nel 2014 con abbonamenti dalla Camera di commercio di Caltanissetta presieduta da Montante) nei giorni dell’atto di accusa riportavano educatamente gli annunci di una premiazione «per la legalità » di alcuni studenti a Milano Expo, dando per scontata la presenza come anfitrione del presidente di Confindustria Sicilia indagato per mafia. Tutto normale, tutto sotto controllo.

Silenzio? E una regola — quello del silenzio sostanziale — che si è data fin dall’inizio di questo

affaire anche Ivan Lo Bello, un altro dei “paladini” dell’antimafia, del nuovo (sicuri che sia ancora corretto scrivere così?) degli industriali siciliani. Una volta si schiera con Montante — 7 settembre, LiveSicilia : «Non ci sono divisioni, e chi specula su questo versante lo fa strumentalmente… Il ruolo di Confindustria in Sicilia, la sua forte coesione, sono testimoniati dai fatti… Dal 2007 a Caltanissetta, con l’innovativo codice etico, è cambiato il volto degli imprenditori siciliani: da allora, con Antonello Montante e tanti altri imprenditori, si è aperta una nuova stagione» — e un’altra volta fa sapere che è contro di lui e non ha firmato un documento contro Venturi che Montante gli chiedeva di sottoscrivere. Una volta affida certe riflessioni a un quotidiano e il giorno dopo ne affida nuove di senso opposto a un altro quotidiano (vedere le collezioni di febbraio di Repubblica e Corriere della sera ), un ondeggiamento perenne che forse lo farà stare a galla in un mare in tempesta ma che sicuramente gli starà portando cattivi pensieri. Giura di non interessarsi più alle vicende di Confindustria Sicilia («Sono totalmente fuori»), ma è sempre lì a trattare, negoziare, incontrare, ricucire. Si barcamena, dondola come una bambola. Lo Bello, perché non dice mai come la pensa fino in fondo? Sa, non c’è nulla di male.

E che dire poi di Beppe Lumia, uno che ha tessuto la trama di questo “rinnovamento” saltellando con disinvoltura da Lombardo a Crocetta, mafia e antimafia, rivelando a tutti quanto flessibile è il potere per il potere e come può cancellare valori e bandiere. Dopo la prima precipitosa difesa a spada tratta di Montante e una dichiarazione perentoria sull’ Huffington Post — 7 marzo: «Va osservato che almeno un paio dei cinque pentiti che adesso lo accusano sono stati accusati da Montante… Sono accuse vere o sono una vendetta?» — si è defilato in attesa di tempi migliori. È acquattato, guardingo. Abbiamo una sola curiosità e una sola domanda per il senatore Lumia: ci vuole comunicare, per favore, chi sono quel «paio di pentiti» accusati da Montante, quando il presidente di Confindustria ha puntato il dito contro di loro, in quale occasione e in quale sede, cosa ha riferito su quei personaggi? Così, per capire se il senatore sa qualcosa di concreto o le sue sono parole al vento. Di minchiate — su espulsioni per mafia dall’associazione, su denunce a raffica, su attentati a sedi di Confindustria, su pericoli provenienti da pericolosissimi boss — ne abbiamo già sentite troppe.

La furbizia di Rosario Crocetta non finirà mai di stupirci. Con quella mossa di ieri l’altro di nominare Alfonso Cicero commissario dell’Irsap, in un certo senso si è superato. Anche perché, su Repubblica , ha candidamente confessato ad Emanuele Lauria che è stato Montante a «sollecitargli » quella nomina. Siamo messi bene: un governatore della Sicilia che si fa «sollecitare» da un indagato per concorso esterno mafioso un atto di governo. È una chicca. Auguri a Crocetta e alla sua «rivoluzione».

L’offerta del governatore è stata subito rifiutata da Cicero: «Non mi sentirei per nulla tranquillo a continuare a guidare l’Irsap con un presidente della Regione condizionato anche da altri soggetti». Il ritardo con il quale Crocetta ha deciso di confermare Cicero all’Irsap ci ricorda il ritardo con il quale ha capito chi aveva intorno all’assessorato alla Sanità, Tutino e la sua ciurma.

Che altro scrivere intorno a ciò che è accaduto in questi ultimi tre giorni, dopo che Marco Venturi ha svelato «dal di dentro » gli intrighi di Confindustria Sicilia? Al momento fermiamoci qua. E aspettiamo l’esito delle indagini su quelle due o tre notizie di reato annunciate nell’intervista a Repubblica . Su testimoni condizionati alla vigilia dei loro interrogatori, su pretese di lettere retrodatate e false, su «operazioni torbide» che probabilmente non sono estranee a spioni e microspie. E mi raccomando: silenzio.

 

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