Da oggi in avanti tutte le nostre energie saranno spese a scovare e combattere l’area grigia che collega mafia, politica ed istituzioni. La ristrutturazione delle forze di polizia nelle province di Latina e Frosinone

DA ORA IN AVANTI, PIU’ CHE NEL PASSATO, SPENDEREMO TUTTE LE NOSTRE ENERGIE NELL’INDIVIDUARE TUTTA QUELL’”AREA GRIGIA”, QUELLA TERRA DI NESSUNO DOVE SI INTRECCIANO MAFIA, POLITICA, ISTITUZIONI, AFFARI.

LA GUERRA ALLE MAFIE NON SI FA CON LA RETORICA, LE CELEBRAZIONI, I CONVEGNI, I RIFERIMENTI GENERICI, MA, AL CONTRARIO, CON LO SCAVO E LA DENUNCIA. E QUEST’ULTIMA DEVE INTERESSARE SOPRATTUTTO CHI NELLA POLITICA E NELLE ISTITUZIONI FA DA SPONDA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA. ORMAI PARTITI, FATTA QUALCHE ECCEZIONE ED ISTITUZIONI SONO PIENI DI MAFIOSI

Claudio Fava, uno che di mafia se ne intende dopo che gli hanno ammazzato il padre, lo scrive chiaramente in un saggio che tutti dovrebbero leggere “ I disarmati”:

“Sciascia lo chiamava “ il contesto”: ovvero un denso cono d’ombra, una terra di nessuno che saldava tra loro molti destini apparentemente inconciliabili. Spiegare sui giornali cos’era diventata Cosa Nostra avrebbe preteso il disvelamento del rapporto tra mafia, politica e affari, un riassunto impietoso di nomi, cognomi, fatti. E il Giornale di Sicilia, che di quel sistema era una robusta cerniera, non poteva permetterselo.

Per evitare di parlarne, bastava fingere che il problema non esistesse, che Cosa Nostra fosse sempre e solo crimine organizzato, banditismo, una questione di ordine pubblico. Senza alcuna intesa con la politica…

… Una menzogna grossolana… A smentirlo nei fatti… sono finiti in galera… decine di amministratori, di uomini politici siciliani: tutti accusati di essere in ottimi rapporti con la mafia”.

Fava parla della Sicilia, ma il discorso riguarda tutto il Paese, anche –anzi, soprattutto-la nostra Regione, il Lazio, dove di politici collusi con le mafie ce ne stanno ad iosa.

Non riusciamo a contare più le dichiarazioni di solidarietà che stanno arrivando a Bruno Fiore a Fondi dopo l’attentato da lui subito per il suo impegno antimafia.

Dichiarazioni soprattutto da parte di chi finora ha girato lo sguardo dall’altra parte, facendo finita di non vedere, che il fenomeno “mafia” non esistesse, andando probabilmente anche sotto braccio con i mandanti…

Triste destino di chi opera seriamente – e non con le chiacchiere-contro le mafie, soprattutto quelle annidate nelle politica e nelle istituzioni. Destinato alla solitudine, all’emarginazione, da parte di una moltitudine di collusi, di pavidi, di corrotti che ne “ o sistema”, come lo definisce Saviano, nel “contesto”, per usare la definizione di Sciascia, ci sguazzano e ci guadagnano.

Il “caso Fondi” (ma stanno maturando altri “casi” in altri comuni del Lazio, nei quali stiamo svolgendo un’opera profonda di monitoraggio) è maturato e si è consolidato in anni ed anni di disattenzione, di complicità, di insipienza, di irresponsabilità di quanti avrebbero potuto e dovuto fare e non hanno fatto.

Ora tutto il tessuto è compromesso.

Stiamo chiedendo con insistenza un’opera di riorganizzazione di tutto l’impianto investigativo e giudiziario pontino.

Non è possibile che tutte le operazioni antimafia in provincia di Latina le debbano continuare a fare le strutture centrali, i corpi speciali che vengono da Roma. E le Procure della altre province.

Qua –e la stessa cosa vale per Frosinone-si deve far venire gente che ha capacità ed attitudine nel campo dell’antimafia. Questo è territorio di mafia e bisogna comportarsi di conseguenza. Altrimenti sono tutte chiacchiere. Nelle caserme, nei commissariati, nelle brigate, nelle stazioni c’è gente da 20 anni. Si applichi la l.100, la si paghi come la si deve pagare e si facciano venire persone che hanno esperienze ed attitudine per stare al fronte, a combattere la mafia, non lo spacciatore o l’immigrato.

Questo chiediamo ai vari Veltroni, Pedica, Garavini, Amici, Picierno e a tutti quei parlamentari che lodevolmente, anche se in ritardo, si stanno battendo contro il vergognoso comportamento del Governo sul “caso Fondi”.

Vadano dai Comandanti Generali della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e dal Capo della Polizia (non dai Ministri e Sottosegretari: che aspettano dal Governo? ) e pongano con fermezza la questione della ristrutturazione delle forze di polizia sul campo. Soprattutto della Guardia di Finanza di cui in provincia di Latina non si nota, almeno sul piano della lotta alle mafie, l’esistenza (a cominciare dalla Compagnia di Fondi e dal Gruppo di Formia, comandati da un Tenente e da un Capitano, anziché da un Capitano e da un Maggiore se non da un Tenente Colonnello).

Noi restiamo a disposizione per chiarimenti e proposte.

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