Da Metropolisweb. Samba e ballerine :così Forcella festeggiava il boss Sibilio

 

10/11/2015

«Evviva Lino! Viva ‘o Sibillo! Lino sei grande, sei il migliore». E giù con applausi e flash che illuminano l’ingresso del baby boss in un locale dalle pareti corrose dall’umidità. Le immagini sono mosse e leggermente sfocate, ma l’impressione è che si tratti di un deposito allestito in un sottoscala. Nel resto dei giorni potrebbe essere una delle tante fabbriche abusive del centro storico, opici attrezzati per riprodurre marchi contraffatti. Ma quella sera no. Le luci al neon illuminano poco più di 30 metri quadrati trasformati per l’occasione nel salone delle feste di Forcella. Eccolo il protagonista: Lino Sibillo, anni 23. In un tripudio di baci e abbracci, il baby boss riceve saluti e pacche sulla spalla da decine di persone. D’altra parte è un ragazzo come tanti, cresciuto tra i vicoli dei Decumani. Avvolto in un piumino K-Way, Lino entra scortato dagli amici. Poi in sala cala il silenzio interrotto pochi istanti dopo dal caos allegro di una musica sudamericana. Come le immagini, anche l’audio non è perfetto e il motivetto sembra essere un samba brasiliano. Fa il suo ingresso una ragazza mulatta abbigliata con costume appariscente e copricapo con piume di colore verde. Balla e si dimena davanti al ventitreenne che dopo un primo imbarazzo, si lascia andare alle danze davanti ai telefonini e alle fotocamere dei presenti. Ed è proprio da uno dei telefonini utilizzati dal ‘pubblico’ che viene fuori il video di 2 minuti e 30 secondi in cui si celebra il baby boss della «paranza dei bimbi». L’aspetto è quello conosciuto dagli inquirenti. Lino ha i capelli corti e la barba folta. Un’immagine completamente diversa da quella immortalata dagli agenti della squadra mobile di Napoli mercoledì scorso a Terni. In un frame si intravede anche il fratello Emanuele, «Manuel» come veniva chiamato da tutti, dettaglio che colloca il filmato ad una data decisamente anteriore allo scorso 2 luglio. Nei prossimi giorni Lino Sibillo verrà nuovamente ascoltato dai pubblici ministeri antimafia titolari dell’inchiesta sfociata il 9 giugno in decine di arresti contro il cartello Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo. Lui, infatti, è il solo a non essere rientrato nella richiesta di giudizio immediato formulata dalla procura della Repubblica di Napoli. La sua posizione è stata stralciata, come prassi vuole per chi è latitante. Ma anche, si vocifera, per consentire ai magistrati di raccogliere ulteriori elementi di prova a carico del baby boss dei vicoli del centro storico. Si parla di agguati. Di omicidi. La faida dei ‘ragazzini’ che ha insanguinato i Decumani è iniziata con l’uccisione di un ventenne. Da settembre a novembre dello scorso anno, poco più di novanta giorni. Un periodo di tempo che a Forcella è stato segnato da tre agguati. Raid compiuti a colpi d’arma da fuoco contro i fedelissimi del clan Mazzarella che ancora resistevano nel bunker dei Nuovi Giuliano. Fatti di sangue di cui non si è registrata traccia, un po’ come era successo per gli attentati alle Case Nuove durante il passaggio di consegne tra i Caldarelli e i Rinaldi. Ma questa volta la chiave di lettura per i delitti ‘fantasma’ è fissata nero su bianco su un’informativa in possesso delle forze dell’ordine. Poche righe che descrivono fatti circostanziati, protagonisti e legami. Sospetti che gli inquirenti avevano già avanzato nell’estate 2014, quando a cadere sotto i colpi di arma da fuoco dei baby killer camorristi fu Oreste Giuliani, ventenne vicino al gruppo Cedola. Pochi giorni prima di essere assassinato Oreste cercò di guadagnarsi il ‘perdono’ dei killer ferendosi da solo con una pallottola al ginocchio destro. Quella ferita, però, non venne medicata in un ambiente asettico, su un tavolo operatorio d’ospedale. Tutt’altro. Un ‘professionista’ si recò a casa e suturò il foro all’altezza della rotula. Fu quello l’omicidio che diede inizio alla stagione di sangue tra i vicoli del centro storico di Napoli.

Autore GIANCARLO MARIA PALOMBI

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