Da “ La Voce Cosentina”.La mafia imprenditrice. Una realtà drammatica che riguarda tutto il Paese.Mentre l’attenzione della gente viene distolta dal racconto delle gesta di paparielli ,re e regine

 

La mafia imprenditrice, la trasformazione del mondo dell'imprenditoria nei territori dominati dal potere criminale

Nel lontanissimo 1983 il professor Pino Arlacchi pubblicava un libro “La mafia imprenditrice – l’etica mafiosa e lo spirito del capitalismo” edito da Il Mulino destinato a divenire una pietra miliare dello studio del fenomeno criminale tradotto in dodici lingue e venduto in milioni e milioni di copie. Vennero pubblicati gli esiti di una ricerca avviata nel 1977 che evidenziava come l’impresa mafiosa fosse destinata a dominare il mercato con i metodi della violenza e dell’intimidazione. Gli studi furono alla base della legge presentata da Pio La Torre in parlamento nel 1980.

Iniziativa che Pio La Torre pagò con la vita ucciso dalla mafia siciliana. il passaggio da mafia tradizionale a mafia imprenditrice può essere storicamente inquadrato nel sequestro di Paul Getty Jr. del 1973 i cui proventi che non furono mai recuperati vennero utilizzati dalle potenti cosche di Gioia Tauro per acquistare un ingente numero di autocarri con i quali monopolizzare i lavori pubblici dell’epoca per la costruzione del quinto centro siderurgico che poi non venne realizzato e sui sbancamenti dello stesso nacque poi il porto di Gioia Tauro. Ha origini antiche, sin dai primi anni ’70, il rapporto fra imprenditoria criminale e lavori pubblici.

Soprattutto in Calabria e soprattutto in determinate aree dove il controllo del territorio è totale. Del resto quale migliore investimento se non nei lavori pubblici appaltati ad una cifra e poi realizzati con finanziamenti che nel corso d’opera venivano decuplicati all’infinito. Un sistema che negli anni ha radicato quel rapporto perverso fra politica ed imprenditoria criminale. Un rapporto che ha inquinato la politica, che ha escluso la parte buona dell’imprenditoria e che ha trasformato alcuni territori in esclusive aree di pertinenza economica e politica con il dominio della cosca criminale.

Un processo di evoluzione del potere criminale sempre volutamente sottovalutato, sempre coperto da una politica che ha preferito gli accordi per sete di potere e per scambio di consensi e di voti. Un intreccio malefico che ha distrutto la Calabria, che ha impedito la crescita di una sana imprenditoria e che ha impedito contemporaneamente la crescita di una classe politica decente. Un fenomeno degradante che ha eliminato l’imprenditoria sana e che ha eliminato nel ceto politico quella parte meno avvezza ai compromessi. Un torbido intreccio che non poteva che trasformare l’economia in una economia criminale. Una previsione risalente agli anni ’80 che oggi è più valida che mai, nonostante siano trascorsi tantissimi anni da allora.

Anzi, mentre allora si discuteva di questione meridionale e vi erano politici che venivano massacrati dalle organizzazioni criminali perché si opponevano realmente al loro strapotere, oggi della questione meridionale non ne parla più nessuno ed oggi, a parte le sfilate, le commissioni e le tante altre iniziative inutili, non vi è rimasto più nessuno che realmente si oppone al potere criminale. Una mafia imprenditrice che ha vinto a tutti i livelli e che ha conquistato il potere annullando qualsiasi anticorpo determinando solo omertà e rassegnazione.

Un triste epilogo di una Calabria sempre più ferita e sempre più incapace di reagire allo strapotere dell’alleanza fra criminalità – imprenditoria e politica. Gruppi di potere che hanno annullato qualsiasi anelito di libertà e di democrazia destinando la parte del popolo calabrese onesta alla sofferenza e al silenzio.

Redazione

 

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