Da “ilfattoquotidiano” sabato 21/01/2017 SEGUI I SOLDI Milano, la nuova mafia: alta finanza e colletti bianchi LOTTA AI CLAN – AUDITA DALLA COMMISSIONE PARLAMENTARE, BOCCASSINI ILLUSTRA I NUOVI METODI D’INDAGINE. “MENO DROGA PIÙ REATI ECONOMICI” di Davide Milosa

 

 

Non più solo boss e picciotti, estorsioni e controllo del territorio. Non più, dunque, un approccio tradizionale alle associazione mafiose. Ora a Milano si guarda oltre, si ragiona in altro modo. L’obiettivo vero diventano i soldi e il riciclaggio. Ecco, dunque, la nuova frontiera della Direzione distrettuale antimafia: reati finanziari e colletti bianchi. La ricetta è stata illustrata giovedì alla Commissione parlamentare antimafia direttamente dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Le indagini, è stato in sostanza il ragionamento del capo dell’antimafia, devono ora puntare direttamente alla cosiddetta zona grigia che tiene dentro i broker delle cosche, ma anche uomini delle istituzioni.

Su questo il magistrato ha insistito molto, facendo riferimento alla recente inchiesta “Underground” sulla cricca calabro-bergamasco che in pochi anni, in Lombardia, si è messa in tasca decine di subappalti pubblici, e quasi il 70% di tutte le opere dell’Expo. Citazione non a caso. Visto che dagli atti emerge il rapporto tra un faccendiere bresciano, pagato dai colletti bianchi, e l’ex prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca. Diversi i contatti messi in rubrica dal faccendiere, anche quello con un ex capo di stato maggiore della Guardia di Finanza. La direzione scelta dalla Dda e condivisa dal neo procuratore Francesco Greco, è decisamente ambiziosa, anche se non sempre, va detto, condivisa dalle varie polizie giudiziarie abituate, fino a oggi, a inchieste più tradizionali come il traffico di stupefacenti. La droga, appunto.

Un settore che negli ultimi anni non ha incrociato gli interessi della Dda. Troppi, è il ragionamento di Ilda Boccassini, i gruppi criminali che se ne occupano sulla piazza meneghina. Gli attori della coca così si polverizzano sul territorio. “È più redditizio – ha detto il magistrato – concentrarsi sui reati economici”. Un modus operandi decisamente moderno. Che emerge, netto, anche in un’altra recente indagine che ha portato la Procura a chiedere il commissariamento per infiltrazioni mafiose addirittura di Fiera spa, istituzione simbolo di Milano. Anche in questo caso, l’obiettivo non è stato perseguire il reato secco di 416 bis, ma arrivarci seguendo il denaro, in questo caso della corruzione.

NON SOLO I BOSS

Il procuratore Francesco Greco: “Da segnalazioni di operazioni sospette inchieste sul terrorismo”
È proprio di ieri la notizia che il pm Paolo Storari nel processo con rito abbreviato a carico di Giuseppe Nastasi, presunto colletto bianco di Cosa nostra infiltrato in Fiera e collegato, secondo l’accusa, a Matteo Messina Denaro, ha chiesto pene fino a nove anni. L’indagine “Giotto” è entrata in Fiera attraverso una partecipata come Nolostand, anche questa commissariata. Agli atti, poi, sono state messi diversi passaggi di mazzette. La corruzione è tra privati. Questo, però, non alleggerisce il problema. “In Lombardia – ha spiegato la dottoressa Boccassini – è grave la soglia di corruzione. Per quanto riguarda Fiera c’è stato grande ostruzionismo segno che la corruzione è considerata una cosa non grave”. Il tema è stato al centro di alcune domande dei parlamentari. L’argomento è dibattuto da tempo. Sul punto, però, giovedì si sono registrate idee contrapposte. Da un lato il procuratore generale della Corte d’Appello Roberto Alfonso ne propone l’integrazione all’interno del reato di associazione mafiosa. Posizione opposta per Boccassini e Greco che lo ritengono già integrato nell’articolo 416 bis. Sempre sul fronte corruzione lo stesso Greco ha auspicato che quella tra privati venga equiparata a quella pubblica. Di grande interesse e rilievo, poi l’intervento del procuratore Francesco Greco, il quale ha lanciato un allarme sull’abbandono di molti beni confiscati. Mafiosi o meno. L’esempio è stato, infatti, quello degli immobili acquisiti durante l’indagine sulla clinica Salvatore Maugeri. Il processo di primo grado si è concluso con la condanna tra l’altro di Roberto Formigoni (6 anni per corruzione), ma ad oggi, ha spiegato Greco, gli immobili non sono utilizzati. Diverso il destino dei beni mobili messi subito a profitto.

Il riciclaggio, dunque, resta il tema principale del nuovo corso dell’antimafia. In questo senso, sempre Francesco Greco ha criticato in maniera ferma il progetto del governo di eliminare l’obbligo per i comuni italiani di denunciare operazioni sospette. Un’attività, quella delle segnalazioni, dove Milano è certamente all’avanguardia, grazie anche al lavoro della Commissione antimafia di palazzo Marino presieduta dal consigliere Pd David Gentili. Ed è su questa linea che il procuratore di Milano ha spiegato che proprio da una segnalazione del Comune è nata un’importantissima inchiesta sul riciclaggio finalizzato al finanziamento del terrorismo internazionale. Insomma, tante notizie e una nuova prospettiva, quella della Dda di Milano, decisamente coraggiosa

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