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L’INCHIESTA

Mafia Capitale, l’Anac lancia l’allarme appalti su Roma 

L’Autorità Nazionale Anticorruzione: “Trattative private, poca trasparenza e controllo”. Gabrielli: “Da rivedere 5% degli affidamenti a cooperative” 

Mette allarme il giudizio dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) sugli appalti del Campidoglio dopo l’esame della gestione tra il 2011 e il 2014. L’Anac etichetta Roma come “porto franco degli appalti”. Il risultato del lavoro degli ispettori sulle due amministrazioni guidate da Giovanni Alemanno e Ignazio Marino è pubblicato oggi in esclusiva dal Corriere della Sera. L’analisi – scrive il quotidiano – “ha reso di palese evidenza il massiccio e indiscriminato ricorso a procedura non a evidenza pubblica in grado di assorbire di fatto, in termini quantitativi, quasi il 90 per cento delle procedure espletate”. Per un valore complessivo pari al 43 per cento degli appalti affidati: ciò significa che poco meno della metà dei lavori e dei servizi assegnati a Roma e pagati con denaro pubblico sono stati attribuiti attraverso trattative private, scegliendo di fatto i beneficiari”.

Gli ispettori osservano che il “generalizzato e indiscriminato” utilizzo delle procedure negoziate in alternativa alle gare pubbliche è ‘in palese difformità e contrasto con le regole, rivelando spesso un’applicazione o elusione delle norme disinvolta e in alcuni casi addirittura spregiudicata. Ciò induce a ritenere – sottolinea la struttura diretta da Raffaele Cantone – che la prassi rilevata abbia una genesi lontana nel tempo e rappresenti in molti casi più un lucido escamotage che ha orientato l’attività contrattuale degli uffici verso un percorso semplificato foriero, come confermato dai recenti fatti di cronaca, di distorsioni anche di carattere corruttivo piuttosto che dalle condizioni di straordinarietà che hanno caratterizzato l’attività politico-amministrativa di Roma Capitale negli ultimi anni”.

Dietro i circa tre miliardi di euro assegnati in quattro anni a trattativa privata, si nasconderebbe dunque più il malaffare che la soluzione a situazioni d’emergenza, e l’indagine su Mafia Capitale non avrebbe fatto altro che confermare questa ipotesi. Le conclusioni della relazione consegnata lo scorso 7 agosto al presidente Cantone sono state inviate al sindaco Marino e al prefetto Gabrielli, perché valutino le iniziative di rispettiva competenza, alla Procura della Repubblica (Dda) e alla Procura della Corte dei conti per gli eventuali, ulteriori accertamenti. La denuncia dell’Anac riguarda anche il “sospetto di interessi corruttivi o criminali di altro genere dietro agli appalti a trattativa privata, confermato dalla constatazione di generalizzata carenza e omissione anche della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici invitati, offerenti e aggiudicatari”.

 

 

Gabrielli: “Da rivedere 5% appalti a cooperative” Il prefetto di Roma Franco Gabrielli, a margine di un evento nella scuolo di polizia penitenziaria, ha commentato i riaultati dell’indagine condotta dall’Anac secondo la quale l’87% degli
appalti della capitale assegnati sarebbero senza gare pubbliche: Ho molto apprezzato – ha detto – la relazione che il presidente Cantone ci ha fatto pervenire. Su molte cose non si discosta dalla nostra analisi e vuol dire che avevamo centrato i punti critici. Ma al di là delle responsabilità e delle infiltrazioni criminali c’è il tema della macchina amministrativa, del rispetto delle regole e della legalità. Uno degli aspetti più importanti su cui lavorare è verificare che le regole ci siano ma soprattutto che vengano rispettate”. Per quanto riguarda, nello specifico, le cooperative, Gabrielli ha aggiunto: “Il 5% da attribuire alle cooperative, nasce da una buona intenzione, quella di favorire una realtà economica del mondo dell’imprenditoria che affonda le radici nella solidarietà. Purtroppo, però, questo Paese riesce spesso a tradurre le cose positive in negative”

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