Da Fondi

 

La darsena del vecchio approdo di Sperlonga è stata costruita negli anni ’60 e da allora i residenti hanno potuto ormeggiare gratuitamente la loro imbarcazione. Oggi, invece, gli sperlongani pagano a caro prezzo il posto barca presso il porto turistico e in tanti sono stati costretti a rinunciare all’hobby della pesca a causa degli elevati costi per l’ormeggio.

Nel 2013, al fine di adempiere all’obbligo di dismissione delle partecipazioni societarie introdotto con legge dello Stato, l’amministrazione comunale ha deliberato la vendita della quota detenuta nella società porto di Sperlonga. Vendita che ad oggi non ha ancora avuto luogo, nonostante le migliaia di euro liquidate ad un consulente incaricato di stimare il valore delle azioni. Inoltre, tra gli azionisti delle società che detengono le quote maggiori nella Porto di Sperlonga figurano molti cittadini di Fondi. Si tratta di nomi noti nel nostro paese, perché coinvolti in tutti i principali progetti voluti dal sindaco Cusani, non ultimo quel piano integrato che i magistrati della Cassazione, confermando il sequestro di un’ampia fetta del territorio comunale, bollano come illegittimo. Solo una quota minima della società, invece, è di proprietà di alcuni cittadini di Sperlonga che lavorano presso il porto.

Ma non è tutto, perché le partecipazioni delle società che detengono le quote nella Porto di Sperlonga portano ad una società inglese con sede a Londra, di cui non è dato sapere molto se non che ha deciso di investire nel settore turistico del nostro paese. In altri termini, tra gli azionisti della società che attualmente gestisce l’approdo turistico figurano diverse società inattive, le cui partecipazioni  conducono ad una società con sede a Londra ed è qui che si fermano le nostre conoscenze.

Il dato politico grave e incontestabile di tutta questa faccenda è che, ancora una volta, il Comune dimostra di tenere in scarsa considerazione gli interessi dei cittadini di Sperlonga, confermando lo stretto legame esistente tra questa Amministrazione e un gruppo di professionisti di Fondi, che scopriamo essere azionisti della società che detiene una buona parte delle quote della Porto di Sperlonga.

Nel DUP (documento unico di programmazione) recentemente approvato dalla giunta, peraltro, non viene indicata la quota – pari al 5% del capitale sociale – posseduta dal Comune nella società Porto di Sperlonga. Omissione che già di per sé rappresenta un fatto molto grave.

Le incertezze e i misteri riguardanti la gestione del porto meritano di essere chiariti, perché il porto è un bene di tutti e, pertanto, la sua gestione da parte di soggetti privati deve avvenire secondo criteri di massima pubblicità e trasparenza. Criteri che dovrebbero rappresentare la regola nell’amministrazione della cosa pubblica, ma che a Sperlonga troppo spesso sono l’eccezione.

Nei prossimi giorni presenteremo un’interrogazione al sindaco, convinti che questa volta riuscirà a trovare il tempo per offrire chiarimenti e delucidazioni ai cittadini in merito alla gestione del nostro porto. Se il sindaco Cusani pensa di poter eludere la questione e di potersi sottrarre al dovere di dare spiegazioni, commette un grave errore di valutazione. Da parte nostra, per il momento, ci limitiamo a segnalare che stanno diventando tante, forse troppe, le questioni da noi sollevate che ancora attendono una risposta: dal piano integrato, a villa Chianese, dal porto alla torre Truglia, dai rifiuti allo spopolamento.

Ci permettiamo di suggerire, vista la mole di impegni del primo cittadino e la generosità con la quale sono state distribuite le deleghe, di alleggerire il suo carico di lavoro nominando un nuovo delegato comunale: il delegato alle risposte ai cittadini.  

Ufficio stampa “Sperlonga Cambia”