Dà fastidio sentir parlare di mafie. Gran parte dei politici scappano. Perché???

E’ ORMAI UN ASPETTO ACCLARATO, ALMENO IN PROVINCIA DI LATINA, MA ANCHE NELLE ALTRE AREE DEL LAZIO

E’ ormai un dato acclarato, emerso dalle analisi approfondite e dalla continua opera di monitoraggio sul territorio: la lotta alle mafie va condotta sul piano essenzialmente politico.

Altre forme di contrasto dirette in altre direzioni non conducono a niente.

Sarebbe come scavare un buco nell’acqua.

C’è un livello di inquinamento e di complicità fra mafie e politica davvero allarmante.

Lo avevamo già accertato in mille occasioni, ma la controprova ci è arrivata in occasione di ben due convegni da noi organizzati in questi ultimi mesi: il primo a giugno scorso a Gaeta, il secondo il 16 dicembre u. s. a Formia.

Tutta – ma proprio tutta, prime, seconde, terze, quarte, decime file, parlamentari, sindaci, consiglieri provinciali, comunali, di quartieri, segretari di partiti – la classe dirigente politica, di destra, di centro e di sinistra, li hanno disertati dimostrando, così, un senso di fastidio, un disinteresse (mettiamola così) plateale al tema della presenza mafiosa sul territorio.

Non si gradisce che si parli di mafia.

Questo è il messaggio rivoltoci con tale completa, assoluta latitanza.

Eppure il problema della mafia è oggi la prima emergenza nel Paese e nel Lazio. Più di un terzo del PIL è nelle mani delle mafie.

Queste sono ormai la prima IMPRESA del Paese e non c’è comune in provincia di Latina –e, più in generale nella regione – in cui non ci sia una presenza casalese e calabrese nei settori soprattutto dell’edilizia, del commercio, della ristorazione, alberghiero e quant’altro.

Qualcuno ci obietta che non c’è necessariamente un’equazione Campania-camorra, Calabria -‘ndrangheta, Sicilia- Cosa Nostra, Cina-triade e così via.

E’ vero, non è automatica, ma il più delle volte c’è ed anche alla grande.

L’imprenditoria indigena è stata estromessa, sostituita da quella quanto meno sospetta, campana, calabrese, siciliana, cinese, russa ecc. ecc. e le regole del mercato sono saltate.

Per i locali è diventata difficile e pericolosa la competizione, quasi impossibile.

Il tessuto sociale e culturale è fortemente inquinato, anche per colpa di quei criminali che, nelle istituzioni e nei partiti, per decenni hanno gridato contro chi lanciava l’allarme accusandoli di… fare allarmismi, terrorismo e altre cose del genere.

Criminali e mafiosi in giacca e cravatta, lautamente pagati con i soldi che noi tutti paghiamo.

Quelli sono i peggiori mafiosi.

Arrestare la manovalanza è lodevole e noi ringraziamo forze dell’ordine e magistratura (non tutta, però, perché ci porteremo addosso per lungo tempo le ferite lasciateci dalla… disattenzione di qualche magistrato del passato) per quello che fanno e soprattutto faranno.

Ma in guerra – e ci dobbiamo tutti convincere del fatto che noi siamo in guerra, con decine, per non dire centinaia, di migliaia di uomini in armi o, comunque, di supporto a quelli armati – arrestarne mille, duemila, anche tremila e cinquemila, significa appunto fare il buco nell’acqua.

Mezza Italia è sotto il controllo militare della mafia.

Metà dell’altra metà è fatta di persone perbene, mentre la parte restante è fatta di collusi, pavidi e quant’altro.

La zona intermedia fra chi combatte la mafie e la mafia, la più vischiosa, gelatinosa, purulenta.

Bisogna attaccare quest’area per non fare il buco nell’acqua.

Se ci sono un Prefetto, un parlamentare, un procuratore, un qualsiasi esponente politico od istituzionale che negano questa realtà, qualche motivo ci deve pur essere.

Cecità???

Disinformazione???

Incompetenza???

O altro???

E, se da parte di nessun parlamentare, di qualsiasi parte politica, dirigente politico, autorità religiosa, amministrativa e chi più ce ne ha più ce ne metta, non si pone alcuna domanda sulle cause che determinano tali comportamenti, qualcosa vorrà pur significare.

Ritorniamo all’origine del ragionamento, a monte.

Il senso di fastidio quando noi affrontiamo pubblicamente il problema delle mafie e delle loro collusioni o sovrapposizioni con la politica e con le istituzioni, con parti importanti di esse.

Se la danno a gambe tutti, anche coloro che sono eventualmente invitati di persona.

Con una scusa o l’altra.

Stiamo ragionando con noi stessi.

Gli altri facciano altrettanto, se ne hanno voglia e possibilità.

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