Da CasertaCe. “La camorra che c’é ancora”,magari sotto mentite spoglie,con un sistema di scatole cinesi,con lo spezzettamento degli appalti ed i subappalti,con i lavori di somma urgenza e tante altre diavolerie.Un sistema che sopravvive vivo e vegeto

LA CAMORRA CHE C’E’ ANCORA. Il sistema di migliaia di appalti nel racconto di Luciano Licenza. Ma stamattina le ditte di Casapesenna sono ancora attive e dominano il sistema delle centrali di acquedotto

Quello che leggete in calce all’articolo non è, purtroppo, solo strumento per la magistratura inquirente e gudicante, men che meno per gli storici. Domani mattina, lunedì, certi uffici si riapriranno e le decisioni saranno prese dalle persone impiegate dalla malapolitica e dalla camorra

Tommaso Barbato e Michele Zagaria

Tommaso Barbato e Michele Zagaria

 

 

CASERTA – A volte l’esposizione mediatica di certi argomenti li amplifica o, potremmo dire meglio, ne amplifica alcune percezioni che, in realtà, non esistono. E’ come una gravidanza isterica. Tu ritieni di essere incinta ma non lo sei; tu ritieni che tutto  il sistema delle imprese del cartello di Michele Zagaria sia stato già abbattuto e, se non storicizzato, quantomeno messo in condizione di non nuocere all’interno di una procedura giudiziaria.

Poi ti ricordi che nell’operazione Medea sei arrivato solo all’analisi della fase cautelare, ti risvegli e ti rendi conto che oggi, 23 agosto, almeno in parte, il sistema continua ad essere vivo e vegeto, ma, soprattutto, amministrativamente operante.

Nel lungo racconto fatto agli inquirenti da uno di questi imprenditori, cioè da Luciano Licenza, oltre all’illustrazione di tutte le “gesta” dell’idraulico di Marigliano, dominatore degli appalti delle reti idriche della Campania prima di assurgere ai ranghi di consigliere regionale e poi addirittura a quello di senatore sputazzatore, c’è un passaggio apparentemente secondario, che, per chi come noi ha utilizzato l’estate per studiare sillaba per sillaba l’ordinanza Medea, è fondamentale: in principio, ai tempi della gestione Moccia, c’erano in Campania 5 centrali di acquedotto. L’idraulico, che da idraulico la sapeva lunga, le fece diventare 12, portando il numero di dipendenti dai 50-60 iniziali ai 500 del 2005.

Da un lato gestì tutte le assunzioni, garantendosi migliaia e migliaia di voti, dall’altro stabilì un sistema di tangenti a base più o meno fissa che rappresentò il proprio corrispettivo su ogni lotto di lavori.

Le centrali di acquedotto furono presto controllate dalle imprese di Casapesenna, che, in questo modo, ebbero direttamente in mano lo strumento per far partire l’impressionante turbillon di somme urgenze che in pochi anni tritò centinaia di milioni di soldi pubblici, arricchendo il clan di Zagaria e i suoi ascari imprenditoriali.

E torniamo al 23 agosto 2015.

Nella giornata odierna, nulla è cambiato al vertice delle centrali di acquedotto, come dimostreremo nei prossimi giorni.

Le entità amministrative che hanno assegnato lavori alle imprese di Casapesenna sono ancora in carica e non è improbabile che un sistema automatizzato e oliatissimo, ancora oggi, faccia entrare quattrini in certe tasche, magari riadattate attraverso l’uso delle proverbiali mentite spoglie, per aggirare il problema delle interdittive antimafia.

Leggete con interesse il racconto di Luciano Licenza e capirete molto della subalternità prima culturale e poi economica che ha segnato per decenni, attraverso un sistema di corruzione istituzionalizzato, il destino di minorità della Campania e, in particolare, della provincia di Caserta.

 

G.G.

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PUBBLICATO IL: 23 agosto 2015  

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