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Da Anversa a Bruxelles, perché il Belgio piace così tanto alle ‘ndrine

Da Anversa a Bruxelles, perché il Belgio piace così tanto alle ‘ndrine

L’infiltrazione dei clan calabresi nell’economia locale prosegue. Al porto, ormai da tempo fondamentale per il traffico, si aggiunge la capitale, dove la droga viene lavorata e il denaro riciclato. Una maxi operazione nei giorni scorsi ha portato a sequestri per decine di milioni di euro

Claudio Cordova

2 Dicembre 2021

Già nel 2004, le operazioni “Nasca” e “Timpano” avevano accertato gli interessi immobiliari della ‘ndrangheta a Bruxelles. In quell’occasione, la lente d’ingrandimento della Guardia di Finanza aveva puntato le famiglie Bellocco e Ascone, di Rosarno, alleate con il clan di San Luca. Come molti Paesi del Centro-Nord Europa, il Belgio è un terreno congeniale per il riutilizzo degli ingenti capitali delle ‘ndrine. All’epoca le Fiamme Gialle contestavano ben 28 milioni di euro frutto del narcotraffico e reinvestiti nelle operazioni immobiliari.

Il Belgio, crocevia delle mafie

Oggi quelli che, circa 17 anni fa, potevano essere solo dei sospetti, dei flash su una realtà ancora inesplorata, possono essere considerati certezze. Già nel 2017 una relazione depositata in Parlamento sulle mafie recitava: «Il Belgio, per la propria posizione al centro dell’Europa ed in virtù dell’importante scalo portuale di Anversa, polarizza numerose attività illecite transnazionali. Da anni, il territorio, visto come opportunità di investimenti per profitti illeciti, costituisce centro di interesse per tutte le principali mafie di matrice italiana, in particolare Cosa nostra e ‘ndrangheta, dedite innanzitutto al traffico di sostanze stupefacenti ed alla commissione di reati economico-finanziari».

L’ultima relazione della DIA, di appena poche settimane fa, è ancor più chiara: «Il Belgio è un territorio considerato fortemente a rischio di infiltrazione mafiosa, soprattutto da parte dei clan calabresi ed in particolare delle cosche ionico-reggine che, col passare del tempo, sono riuscite a permeare l’ambito economico del Paese, in prevalenza in quelle regioni quali ad esempio quella di Mons Charleroi, situata al confine con la Francia, e quella di Liegi-Limburg confinante con l’Olanda. In questi territori, ove tradizionalmente la comunità italiana è molto radicata sul territorio, è stata accertata la presenza di esponenti del crimine organizzato, che, in diverse occasioni, avrebbero anche favorito la latitanza di soggetti di rilievo delle organizzazioni criminali».

Il porto di Anversa

Per decenni, il porto di Gioia Tauro è stato il principale accesso per la droga commercializzata dalla ‘ndrangheta in Europa. Lo è tuttora, come testimoniato dalla recente inchiesta “Nuova Narcos Europa”, ma anche dai continui e costanti sequestri di sostanze stupefacenti, cocaina soprattutto nello scalo gioiese. Ma non è l’unico.

In un intervento pubblico, il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Nicola Morra, ha affermato: «La ‘ndrangheta ha delocalizzato l’arrivo di sostanze stupefacenti dal porto di Gioia Tauro verso i porti di Rotterdam e Anversa che vengono preferiti perché i loro sistemi di controllo sono più blandi». Un quadro confermato anche dalla stessa DIA, nella sua ultima relazione: «Si è visto come le organizzazioni criminali nostrane utilizzino il porto di Anversa, secondo scalo europeo per volume di scambi, per l’importazione della cocaina destinata poi al mercato italiano».

Nei primi tre mesi del 2021, nel porto di Anversa sono state sequestrate quasi 28 tonnellate di droga. Un’infinità. Soprattutto perché non ci troviamo in provincia di Reggio Calabria, dove la ‘ndrangheta controlla tutto. Soprattutto perché fino a pochi anni prima i flussi sembravano preoccupanti, ma sensibilmente più bassi: in tutto il 2014, solo per citare un esempio, i sequestri supererarono di poco le 8 tonnellate. Cifre, quindi, che viaggiano pericolosamente verso i numeri del 2020. Quando su 102 tonnellate di cocaina intercettate all’arrivo in Europa, quasi due terzi approderanno nel porto di Anversa.

Le alleanze

Da diverso tempo oramai è diffusa, sul territorio estero, tra le diverse organizzazioni criminali italiane, una politica delle alleanze. Tale strategia è riscontrata anche in Belgio, dove la cosca Commisso di Siderno e il clan Pesce hanno stabilito una sinergia criminale finalizzata alla permeazione del tessuto economico di quel Paese.

Proprio quelle alleanze che già emergevano nel 2004 con le operazioni “Nasca” e “Timpano”. In quell’occasione, il GOA della Guardia di Finanza di Catanzaro aveva scoperto il lucroso giro di cocaina ed eroina delle famiglie della fascia ionica e tirrenica della provincia di Catanzaro. Ma, soprattutto, individuato i canali di riciclaggio. I metodi d’indagine sempre più sofisticati rendono “semplice” individuare i flussi di droga che giungono in Europa dal Sud America. Assai complesso è invece capire come i milioni di euro dello stupefacente venga reinvestito. Quasi sempre in attività apparentemente lecite.

Colletti bianchi

In quel caso (ma non è l’unico) le cosche avevano scelto il mercato immobiliare. Quello che, se ci trovassimo in Italia, al Sud, in Calabria, verrebbe banalmente definito il “mattone”. E invece siamo nel bel mezzo dell’Europa. Dove insistono i palazzi della politica continentale. Ventotto milioni di euro ripuliti in poco tempo. Grazie, ovviamente, agli immancabili “colletti bianchi” su cui possono contare le ‘ndrine. Addirittura, a Bruxelles, un intero quartiere sarebbe stato acquistato dalle cosche di ‘ndrangheta.

Anche in Belgio, tanto per il traffico di droga, quanto per il riciclaggio di denaro, si punta su quegli elementi “cerniera” fondamentali per le cosche. Facilitatori”, direttamente in contatto con il Sud America per quanto riguarda la cocaina. Oppure che sanno dove spendere (e, quindi, ripulire) i denari frutto del business delle sostanze stupefacenti.

Gli albanesi

Alleanze che non si limitano ai rapporti tra cosche calabresi. O, magari, tra organizzazioni mafiose diverse. Come Cosa Nostra o la Camorra. Ma anche la Stidda. Un ruolo sempre più importante, negli ultimi anni, quello dei criminali albanesi. Ancora dalla relazione della DIA del secondo semestre 2020: «La criminalità albanese è attiva prevalentemente nel traffico di sostanze stupefacenti e di armi nonché nella tratta di esseri umani e nello sfruttamento della prostituzione talvolta in accordo funzionale con organizzazioni di diversa etnia (rumena e nigeriana)».

I sodalizi a connotazione transnazionale si avvalgono delle connessioni con gruppi delinquenziali costituiti da connazionali operativi principalmente nei Paesi Bassi, in Belgio, Austria, Germania, Regno Unito, Spagna, Francia, in centro e sud America e in madrepatria. «Tale capacità di proiezione internazionale e la disponibilità di droga a prezzi concorrenziali ha determinato l’insorgenza di stabili rapporti tra la criminalità albanese e le organizzazioni mafiose italiane. Relazioni che sono agevolate dall’assenza di conflittualità per il predominio sul territorio. Infatti, di norma gli albanesi si occupano dell’approvvigionamento delle droghe che vengono poi cedute ai sodalizi autoctoni per la gestione dello spaccio» scrive ancora la DIA.

L’ultimo blitz

La ‘ndrangheta, attraverso alcuni intermediari internazionali, sfrutta le rotte del narcotraffico che originano dalla Colombia, dall’Ecuador e da tutto il Sud America per far giungere in Europa grandi quantità di sostanza stupefacente attraverso lo scalo portuale belga. Un business cristallizzato anche con le indagini “Pollino” ed “Edera”. Nelle due inchieste curate dalla Dda di Reggio Calabria, le famiglie di ‘ndrangheta protagoniste erano i Pelle-Vottari di San Luca, i Cua–Ietto di Natile di Careri e gli Ursini di Gioiosa Jonica.

Poco più di un mese fa, l’ultima operazione tra Anversa e Liegi, con decine di arresti e centinaia di perquisizioni. Oltre mille gli agenti impiegati dalle forze dell’ordine, sequestrati stupefacenti per un valore stimato di circa 80 milioni di euro, Kalashnikov, cavalli e beni di lusso. La scoperta, da parte degli inquirenti locali, anche di un laboratorio per la lavorazione e il confezionamento della cocaina. Anversa, quindi, è il punto di approdo della droga in Belgio (e in Europa). Il sospetto è che la capitale, Bruxelles sia il centro per lo stoccaggio e il confezionamento. Lo snodo per lo smistamento.

La ‘ndrangheta è riuscita ormai a penetrare il tessuto economico del Belgio, soprattutto nelle province di Hainaut, Liegi e Limburgo. Assai forte la presenza degli Aquino, clan d’élite originario della Locride. Anche se, ormai, si può parlare di gruppi criminali italo-belgi.

All’ombra dei palazzi del potere

In un’intervista rilasciata a Sergio Nazzaro per il magazine dell’Eurispes, Francois Farcy, dal 2001 in forze nella Polizia Federale Belga, afferma: «La sfida futura che il Belgio deve affrontare per quanto riguarda la mafia, e più in generale la criminalità organizzata di stampo mafioso, è quella di (ri)costruire una comprensione migliore del loro insediamento nel nostro paese e di evidenziare i loro obiettivi prioritari».

Perché il Belgio, da tempo, è ormai un crocevia fondamentale per le mafie. Per la ‘ndrangheta, soprattutto. Proprio all’ombra dei palazzi del potere europeo, a Bruxelles. Da dove partono miliardi e miliardi di euro di finanziamenti europei. Che, spesso, vanno in pasto alle cosche. Ma questa, è un’altra storia…

fonte:https://icalabresi.it/inchieste/belgio-sempre-piu-in-mano-alla-ndrangheta-dopo-anversa-ecco-bruxelles/