Csm, la mappa delle nomine dopo l’incubo delle chat di Palamara

Csm, la mappa delle nomine dopo l’incubo delle chat di Palamara

10 GIUGNO 2020

La prossima settimana per la procura d

DI LIANA MILELLA

ROMA – Proibite le telefonate tra i consiglieri del Csm e chi è in lizza per un qualsiasi incarico. Vietate anche le chat, nessuno risponde più a nessuno. Il Csm in carica cerca disperatamente di sopravvivere a se stesso, reggendo come può l’onda d’urto del caso Palamara, l’ex pm di Roma accusato di corruzione, ma soprattutto di aver gestito, da esponente di spicco di Unità per la Costituzione, detta Unicost, una lunga stagione di protagonismo sfrenato delle correnti della magistratura e di accordi per le nomine più o meno rilevanti. In realtà, di fatto, per tutte le nomine. Adesso, che si nomine se ne annunciano di importanti, a partire dal vertice della Cassazione, la parole “correnti” è vietata. Espulsa. Estromessa. All’indice. Eppure, proprio tra le correnti, destra e sinistra contrapposte, maturerà la prossima settimana la scelta del nuovo procuratore di Perugia, un incarico ormai divenuto simbolico, proprio per l’inchiesta su Palamara nata, cresciuta, esplosa in quella città.

E partiamo da lì, allora, per raccontare questa calda estate delle nomine in piazza Indipendenza a Roma dove ha sede il Csm. Con un voto unanime, giusto stamattina, è passato il nuovo presidente della Corte di appello di Roma. Toga di Unicost, Giovanni Meliadò, stesso incarico a Catania, s’è preso i voti di tutti. Ma non andrà così, la prossima settimana, quando il plenum dovrà votare su Perugia. E vedremo fuochi d’artificio sul futuro primo presidente della Corte di Cassazione, nonché sul suo vice. E pure sul procuratore generale di Milano dopo la stagione di scontri tra D’Alfonso, in pensione da febbraio, e la procura diretta da Greco. Le donne magistrato ce la faranno a conquistare qualche posto di prestigio, mentre si preannuncia una nuova leggere elettorale per il Csm all’insegna della parità di genere? Già da ora conviene essere scettici.

La sfida di Perugia

Ma partiamo da Perugia, dove si gioca la sfida – se vogliamo usare questo termine – tra l’ex presidente dell’Anac, l’Authority Anticorruzione, Raffaele Cantone, e l’assai meno noto Luca Masini, giovane pm alla corte milanese di Antonio Di Pietro ai tempi di Mani pulite, e oggi procuratore aggiunto a Salerno. Piercamillo Davigo, che non ha mai amato Cantone, conosce, lancia e vuole Masini. I numeri, in commissione, hanno giocato invece per Cantone, per lui tre voti (Suriano di Area, Cerabona di Fi, Benedetti per M5S) contro i due di Masini (Davigo e Miccichè di Magistratura indipendente). Astenuta Unicost che a questo punto, con i suoi tre voti in plenum, potrebbe essere l’ago della bilancia. Certi, per Cantone, i 5 voti di Area, i tre di M5S, quello di Cerabona.

Per Masini i 3 di Mi, poi Davigo. Il resto è al buio perché è noto come il gruppo di Autonomia e indipedenza, in cui sulla carta ci sono anche Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, voti sempre in modo libero e difforme, proprio com’è accaduto per Raffaele Piccirillo, il nuovo capo di gabinetto del ministro Alfonso Bonafede. Sarà una sfida in cui giocheranno un ruolo i due laici della Lega, il forzista Lanzi, i due capi della Cassazione Mammone e Salvi. Un dato, obiettivamente, è però sotto gli occhi di tutti, e non può essere contestato: la procura di Perugia ha bisogno di una guida molto forte, perché chi è delegato a indagare sulla procura di Roma, come dimostra il caso Palamara, deve correre molte lunghezze avanti agli altri, in fatto di esperienza e di capacità decisionale.

Gli altolà dal Colle

Tre raccomandazioni, che arrivano direttamente dal Colle, si trasformano in altrettanti ordini per chi dovrà fare le prossime nomine: un rigidissimo ordine cronologico, si nominano i nuovi via via che i colleghi vanno in pensione; divieto assoluto di votare più incarichi contemporaneamente, le ben note nomine “a pacchetto”, che hanno portato, per esempio, a scegliere in blocco 33 incarichi di altrettanti presidenti di sezione in Cassazione neppure due anni fa; obbligo di audizione per tutti i candidati. Criteri che il presidente della quinta commissione per la scelta degli incarichi direttivi, Mario Suriano, toga napoletana aderente alla sinistra di Area, sta seguendo rigidamente.

Sono le regole che hanno portato a votare già, dopo Meliadò, anche in questo caso all’unanimità, il prossimo procuratore generale di Roma, che prenderà il posto di Giovanni Salvi, il numero due della Cassazione. La scelta è caduta su Antonello Mura, di Magistratura indipendente, oggi procuratore generale a Venezia, in passato tra i direttori generali di via Arenula e poi segretario generale della Cassazione. Ha corso anche per il posto di procuratore generale della Suprema Corte.

La sfida della Cassazione

Ma è proprio sulla Cassazione che si giocherà la grande partita dell’estate a piazza dei Marescialli. Perché il Csm dovrà scegliere, nell’ordine, il procuratore aggiunto, e poi il primo presidente e il suo vice. Anche per l’incarico di aggiunto i giochi sono già fatti. Pure in questo caso proposta unanime per Luigi Salvato, oggi Avvocato generale dello Stato, uscito sconfitto dalla corsa per il ruolo di giudice costituzionale il 28 novembre dell’anno scorso, quando a spuntarla fu Stefano Petitti. Ma ecco a seguire la corsa per chi prenderà il posto di Giovanni Mammone, magistrato di Mi, che va in pensione il 17 luglio. Per quella data il Csm dovrà aver votato il nuovo presidente perché la Suprema corte non può mai restare acefala. E qui la battaglia è tutta ancora da giocare, tra molti candidati, tra cui ci sono anche tre donne, Roberta Vivaldi e Camilla Di Iasi, già oggi presidenti di sezione della Suprema corte, e poi Margherita Cassano, presidente della Corte di appello di Firenze, ex del Csm per Magistratura indipendente. Ma le tre giudicesse dovranno vedersela con un agguerrito pool di colleghi, tutti già presidenti di sezione a piazza Cavour.

La “bella” potrebbe essere giocata tra Pietro Curzio e Guido Raimondi che dalla sua vanta la presidenza delle Corte dei diritti umani di Strasburgo. Ma daranno filo da torcere Giovanni Diotallevi, Angelo Spirito, Francesco Tirelli, Bruno Paolo Antonio, Francesco Antonio Genovese. Gli stessi candidati sonno già stati ascoltati come candidati al posto di presidente aggiunto, perché giusto oggi è andato in pensione Domenico Carcano. All’elenco di toghe che corrono anche per il vertice (tranne Roberta Vivaldi) va aggiunto il nome di Giacomo Fumu, che però potrebbe garantire solo due anni di copertura prima della pensione.

Il vertice di Milano

Da Roma a Milano. Dove vanno nominati sia il procuratore generale che il presidente della Corte di appello. L’ex Pg Roberto D’Alfonso ha lasciato a febbraio. Dopo numerosi scontri con la procura per via delle sue avocazioni (vedi inchiesta Sala). Corrono per il posto molti protagonisti della stessa procura, Fabio Napoleone, ex procuratore di Sondrio ed ex pm della Duomo connection, nonché ex Csm; poi Luigi Orsi, ex pm esperto di reati economici oggi in Cassazione; ancora dalla procura di Milano Nicola Piacente, per anni al fianco di Armando Spataro nelle inchieste sul terrorismo. In gara Cuno Tarfusser, ex procuratore di Bolzano, poi giudice al Tribunale penale internazionale dell’Aja. In lizza anche una donna, la Pg di Cagliari Francesca Nanni. Revoca eccellente quella del procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Dovremo aspettare settembre invece per la scelta del nuovo presidente della Corte di appello in quanto Marina Tavassi va in pensione il 20 agosto.

Fonte:https://rep.repubblica.it/

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