Crollano i viadotti.L’intervento dell’Associazione Caponnetto

Molise Doc

Il viadotto Gamberale e il cemento che si sgretola: l’Associazione Caponnetto scende di nuovo in campo

viadotto GamberaleCrollano i viadotti in Lombardia, Annone-Brianza nell’ottobre scorso con 1 morto e 4 feriti, crollano i viadotti nelle Marche, pochi giorni fa tra Ancona e Loreto, con il bilancio  di 2 morti e tre feriti e, se il Molise continua ad ignorare l’appello di un operaio,  Giuseppe Padula, fatto nel dicembre scorso, qualche sorpresa potrà riservarla anche il viadotto Gamberale tra  Chiauci e Civitanova del Sannio in provincia di Isernia. Sia chiaro, non vogliamo essere menagrami, ma solo portare di nuovo all’attenzione pubblica quello che è attualmente il viadotto: dai pilastri  il cemento si sgretola e sono visibili i ferri. L’operaio, che evidentemente di edilizia si intende, già nel suo appello all’Anas e alla Regione, fece presente che i pilastri del  viadotto sono cavi, ossia sono vuoti dentro. Allora, se i pilastri sono cavi e il cemento si sgretola, domanda d’obbligo, quanto sono stabili i suddetti pilastri?

Non abbiamo notizia che dopo la denuncia di Giuseppe Padula qualcuno sia andato a fare verifiche, intanto però, grazie all’interessamento dell’Associazione Antimafia Caponnetto, del viadotto Gamberale ha parlato in un articolo due giorni fa Maurizio Caprino del Il Sole24 ore. Il tema dei cavalcavia che crollano e più in generale delle condizioni in cui versano i viadotti in Italia, e quindi anche il Gamberale, è anche oggetto di una interrogazione al Governo e in particolare ai ministri Del Rio e Poletti dell’onorevole Cristian Iannuzzi, associato alla Caponnetto.  Ma più delle parole, per quanto importanti esse possano essere, contano i fatti. Tradotto: che qualcuno, competente, ci assicuri  della stabilità del viadotto Gamberale.

Ecco il pezzo firmato da Maurizio Caprino su Il Sole24Ore

“Fioriscono i limiti di peso sui cavalcavia italiani: l’ultimo che ho visto è spuntato nell’ultima settimana sulla circonvallazione di Bergamo e vieta il transito ai veicoli che pesano più di 44 tonnellate. I crolli recenti (anche se il caso del cavalcavia di Annone Brianza che ha ceduto a ottobre per mancata manutenzione è diverso da quello della A14, dove i soldi ci sono ma evidentemente restano problemi di scelta delle imprese che fanno i lavori) inducono i gestori a cautelarsi (anche se restano eccezioni di trascuratezza almeno apparente, come sul viadotto di Gamberale, in Molise). Ma il rischio è la paralisi. Soprattutto per i trasporti eccezionali, dove le cautele arrivano al massimo.

Infatti, per evitare il ripetersi del caso-Annone, ora in molti casi le autorizzazioni al transito vengono rilasciate solo dopo l’ok di tecnici abilitati per ogni singola strada che il trasporto deve percorrere. Il principio non fa una grinza: visto che non c’è modo di avere banche dati complete, aggiornate e veritiere sullo stato di manutenzione di ogni ponte, viadotto o cavalcavia, ci si deve rivolgere a un professionista che conosce la singola struttura. Ma il risultato è la paralisi.

In ogni caso, non c’è alternativa: mica ci sono i soldi per rimettere tutto a posto. Né si può rischiare di far morire altra gente. Con buona pace delle ragioni dell’economia che deve girare e della relativa retorica del politico di turno.

Diventa così ancora più evidente la mancata attuazione della direttiva europea 2008/96, nonostante sia stata recepita nel 2011: prevederebbe, tra le altre cose, la formazione di tecnici in grado di tenere sempre sotto controllo le condizioni delle strade. Sin dalla fase di progettazione, addirittura. Una cosa troppo penetrante e ambiziosa per i nostri gestori di strade. Sarà per questo che chi al ministero delle Infrastrutture doveva attuarla non si è finora mosso?”

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