Crimine economico «cuore» della corruzione

 

La corruzione, anche a livello internazionale, è ormai inquadrata essenzialmente come «rottura della concorrenza» e in questo approccio «il cuore del problema è rappresentato dalla criminalità economica». Dunque, non solo corruzione in senso tecnico ma anche riciclaggio, evasione fiscale, falso in bilancio, tutti quei reati preparatori o conseguenziali alla corruzione. Questo raccontano le indagini giudiziarie e questo dicono i Procuratori della Repubblica di Milano e di Roma, Francesco Greco e Giuseppe Pignatone, segnalando la «gravità» del problema al di là della sua «percezione» e la necessità che tutto il «sistema economico si mobiliti». Occorre un «approccio unitario», con Agenzia delle entrate, Guardia di Finanza, Banca d’Italia. Così come, sul fronte della prevenzione, è indispensabile un «controllo diffuso», con la collaborazione tra Procure e Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e con il «pieno coinvolgimento» della Pubblica amministrazione e dei cittadini, osserva il presidente dell’Anac Raffaele Cantone: la prima dev’essere consapevole di essere «protagonista» della prevenzione e non mera «esecutrice burocratica» degli adempimenti previsti; i secondi devono ripristinare il rapporto di fiducia con le istituzioni ed essere i primi controllori della Pa.

Con questo sguardo a 360 gradi si è discusso ieri, nella sede del Cnel, di corruzione e di «misure di reazione del sistema Paese», partendo dalla «percezione» di questo fenomeno sulla base di indicatori, per lo più internazionali, che vedono l’Italia tra i Paesi più colpiti ma che, secondo Cantone, testimoniano essenzialmente «il tasso di fiducia del Paese nelle istituzioni». Paola Balducci, componente laico del Csm, ha coordinato il dibattito, aperto dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, che ha anticipato l’emanazione di «linee guida» per le Procure in materia di corruzione, sulla falsariga di quanto già fatto per le intercettazioni. «L’obiettivo – ha spiegato Legnini – è favorire lo scambio di informazioni tra Pm e Anac con più salde sinergie», come peraltro già avviene a Roma e a Milano, per «diffondere le buone prassi e la cultura organizzativa degli uffici inquirenti in funzione di contrasto ai fenomeni corruttivi».

Il punto di partenza è stato il pressoché unanime riconoscimento al legislatore di aver imboccato una strada «corretta» nella lotta alla corruzione. Ma pressoché unanime è stata anche la richiesta di ulteriori e improcrastinabili misure. Sul fronte della prevenzione Balducci ha sollecitato «misure premiali per quelle aziende che adottano sistemi di certificazione più efficaci o che si dotano di modelli di prevenzioni più efficaci», mentre Cantone ha segnalato la necessità di «elaborare indici il più possibile oggettivi sulla corruzione, per individuarne le cause e i modi per intervenire», in mancanza dei quali «non saremo in grado di mettere in campo un’efficace politica di prevenzione».

Più lungo il cahier des doleances di Pignatone e Greco. Il Procuratore di Roma segnala, anzitutto, l’incoerenza tra le parole e i comportamenti, ricordando, ad esempio, che alcune aziende considerano la corruzione «un costo di impresa», il che «spiega perché in Italia continua a non funzionare la sanzione sociale» contro corrotti e corruttori, che fa leva sulla «reputazione». Detto questo, restano «due grandi buchi» normativi: la prescrizione e l’inefficienza della risposta penale. Le indagini si fanno ma mancano risorse, il processo è su tre gradi di giudizio e le sentenze arrivano in tempi biblici, o con la prescrizione o con «pene incredibilmente miti». Per non parlare di alcune scelte del legislatore, come quella di ridurre la custodia cautelare in carcere a extrema ratio, tant’è che nel 2015 i detenuti per reati di corruzione erano appena lo 0,6% della popolazione carceraria mentre in Germania l’11%.

Greco, dopo aver premesso che l’Italia è forse l’unico Paese che dà una garanzia assoluta di autonomia dei Pm, segnala anzitutto la mancanza di un’adeguata disciplina della corruzione privata (perseguibile a querela e con una pena «inutile»). «Il principale problema che abbiamo in Italia non è la corruzione pubblica ma quella privata». Il problema è «serio» e riguarda le società «ibride, pubblico/private», rispetto alle quali «è molto difficile la qualifica di pubblico ufficiale». «Non va», poi, la disciplina sulle Fondazioni, va affrontato il problema delle «lobby occulte» e quello del conflitto di interessi. Infine, Greco suggerisce che, per agire contro la corruzione, «si mobiliti tutto il sistema economico» e ricorda che negli uffici della Procura di Milano, contro la criminalità economica lavorano quasi stabilmente uomini dell’Agenzia delle entrate, di Bankitalia, della Gdf.

http://www.ilsole24ore.com/…/crimine-economico-cuore-corruz…

Archivi