Criminalita’: Libera, a Roma e nel Lazio c’e’ quinta mafia, usura e droga tra i campi d’azione

Oltre la Mafia siciliana, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Sacra Corona Unita, in Italia esiste una quinta organizzazione malavitosa che per ora non ha un nome ma sicuramente ha il controllo di un territorio: Roma e il Lazio. A far luce su questa realta’, che dagli anni ’70 e’ cresciuta all’ombra dei ‘colletti bianchi’ e sotto l’ala protettiva della politica, un dossier firmato da Libera Informazione, l’osservatorio sull’informazione per la legalità e contro le mafie. La quinta mafia nasce nelle borgate, dallo strozzinaggio dei cosiddetti ‘cravattari’ e si sviluppa attraverso i primi contatti della Banda della Magliana con le organizzazioni malavitose del Sud. Che poi, con la parabola discendente della banda di Nicoletti, prendono sempre più potere, radicandosi nel territorio. Oggi, spiegano dall’osservatorio, “le cosche sono laziali a tutti gli effetti.
Sono imprenditori apparentemente rispettabili, che hanno studiato nelle migliori università, che mettono da parte le differenti origini e sanno fare affari senza pestarsi i piedi”. Con l’indispensabile protezione dalla politica. Droga, usura, prostituzione, contraffazioni, abusivismo e appalti le attività preferite dei mafiosi del Lazio che si alleano spesso e volentieri anche con clan cinesi, russi, albanesi, rumeni e nigeriani. “A Roma – spiega Gaetano Liardo di Libera Informazione – i mafiosi reinvestono e ripuliscono i loro proventi illeciti in ristoranti e attività economiche e un esempio per tutti il Café de Paris. Ma la Capitale è anche uno tra gli snodi più ambiti dei traffici di droga e prostituzione”. Così se l’aeroporto di Fiumicino e il porto di Civitavecchia vengono indicati come “i varchi preferiti dai narcotrafficanti”, l’intera regione è “la terra promessa delle mafie straniere” con “un migliaio di segnalazioni per reati di droga (circa il 10% del totale nazionale)” e un triste record anche sul versante delle ecomafie (2.086 infrazioni ambientali accertate solo nel 2008). Eppure il fronte di chi nega l’esistenza della criminalità organizzata nel Lazio, secondo Libera, è ancora saldo. “Tutto il sud del Lazio è grandemente inquinato da infiltrazioni mafiose – afferma il procuratore di Velletri Luigi De Ficchy -. Oltre a Fondi ci sono altri comuni del Sud Pontino che sono nella stessa situazione, dove avvengono decine di attentati sotto gli occhi di tutti”. “I casi di Fondi e di Nettuno sono emblematici della commistione tra mafia, affari e voti – spiega il coordinatore di Libera Lazio Antonio Turri – I capi clan del Lazio sono nostri concittadini e stanno acquisendo un potere anche più forte delle famiglie mafiose del sud perché controllano affari e politica nella Capitale d’Italia”.

(Tratto da Accade in Italia)

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