Covid, le polizie Ue a lavoro contro le infiltrazioni mafiose. Rizzi: «Ci sono rischi potenziali, siamo pronti»

Il Corriere della Sera, 12 Febbraio 2021

Covid, le polizie Ue a lavoro contro le infiltrazioni mafiose. Rizzi: «Ci sono rischi potenziali, siamo pronti»

Dopo l’allarme lanciato dal capo dell’Interpol sulla mafie pronte a fare fiumi di denaro infiltrandosi nelle attività legate all’emergenza sanitaria, Europol, Interpol e 10 polizie Ue si sono incontrate per creare sinergie. La preoccupazione per il disagio giovanile

di Alessio Ribaudo

L’allarme in modo forte e chiaro era stato lanciato lo scorso dicembre da Jurgen Stock, capo dell’Interpol dal 2014: «Il vaccino è l’oro liquido del 2021, la cosa più preziosa da distribuire il prossimo anno e la mafia e le altre organizzazioni criminali sono già preparate». Poi aveva aggiunto: «Con la diffusione dei vaccini la criminalità aumenterà drasticamente, vedremo furti anche all’interno dei magazzini, oltre che attacchi alle spedizioni di vaccini e la corruzione sarà dilagante in molti luoghi, per ottenere più velocemente questo bene prezioso». Per questo motivo le polizie di tutta Europa hanno creato un gruppo di lavoro dove si scambiano informazioni perché la criminalità ha fiutato il business non solo di falsi rimedi contro il Covid ma anche verso la contraffazione di mascherine, camici, liquidi per la sanificazione. Prodotti che spesso vengono realizzati in un Paese ma poi attraversano vari Stati prima di arrivare nelle mani delle mafie.

Il vertice

Proprio oggi si è riunito il working group Covid 19 sugli effetti della pandemia sui fenomeni criminali e sulle nuove minacce, presieduto dal direttore esecutivo di Europol, Catherine De Bolle, e dal vice direttore generale della pubblica sicurezza, Vittorio Rizzi, con la partecipazione del personale Interpol e di quello di 10 Paesi collegati in videoconferenza (Austria, Belgio, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Portogallo, Spagna, Svizzera, Regno Unito). Gli argomenti all’ordine del giorno si sono stati proprio le infiltrazioni della criminalità organizzata nella distribuzione dei vaccini e i pericoli per i giovani ai tempi della pandemia, sia come vittime che come autori di reati.

 

I vaccini

Per quanto riguarda le immunizzazioni, il prefetto Rizzi ha sottolineato che al momento «il rischio è solo potenziale e le forze di polizia italiane sono preparate a intercettare subito la minaccia, grazie alla tempestività del lavoro svolto da quasi un anno con l’nato in coincidenza con l’inizio della diffusione del virus». C’è anche un fattore da considerare. Le dosi inoculate, fino a oggi nel nostro Paese, hanno necessità di mantenere una «catena del freddo» e difficilmente le mafie possono mantenerla nella conservazione e distribuzione. Caratteristiche che «hanno reso estremamente difficile organizzare un mercato parallelo credibile, dove poter vendere le fiale eventualmente sottratte al circuito legale». Per questo spesso provano a organizzare vere e proprio nel deep web con prodotti che non verranno mai consegnati. Il futuro però preoccupa. «L’imminente introduzione di nuovi vaccini di più facile gestione, non più legati a rigidi stoccaggi a temperature bassissime — spiegano dalla polizia — potrebbe però cambiare lo scenario, perché ci saranno tempi più rapidi nella vaccinazione della popolazione e potrebbe essere più facile la creazione di un canale di vendita illegale, alimentato con fiale sottratte al normale circuito sanitario, se non addirittura contraffatte».

 

Il disagio giovanile

Nel corso della riunione si è anche parlato dei minorenni. «Non passa giorno senza una notizia che parli del disagio giovanile, dei rischi connessi alla navigazione in Rete e sui social, di episodi di bullismo, di disturbi del comportamento alimentare, dell’orrore della pedopornografia, di risse improvvisate tra baby gang», dice la polizia. L’impossibilità di potersi incontrare direttamente ha spinto, infatti, molti giovani a cercare sulla Rete nuove forme di aggregazione e relazione sociale, divenendo così facili prede di criminali. «Le analisi delle condotte delinquenziali sul web in questi ultimi mesi — concludono dalla polizia — hanno permesso di rilevare in Italia un significativo abbassamento dell’età delle vittime coinvolte, con adescamenti online di minori di 13 anni».

 

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