Covid e camorra a Napoli, spunta il business dello smaltimento rifiuti ospedalieri

Il Mattino, 10 Maggio 2020

Covid e camorra a Napoli, spunta il business dello smaltimento rifiuti ospedalieri

di Giuseppe Crimaldi

Che la situazione fosse complicata era chiaro da tempo. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Liquidità approvato dal Consiglio dei Ministri, le misure a supporto di imprese, artigiani, autonomi e professionisti sono diventate operative. Ma già da settimane prima di questa data fatidica c’era chi si fregava le mani per approfittarne: i clan della camorra, o per lo meno quelli più strutturati e con capacità economico-imprenditoriali spiccatissime; pronti ad approfittare dell’emergenza e della situazione drammatica in cui versano anche tanti piccoli e medi imprenditori in difficoltà. Oggi sappiamo che nella rete dei controlli preventivi – quelli, per intenderci, che svolge la Prefettura – sono finite almeno una quarantina di aziende in odor di camorra. Prova ne è l’immediata reazione voluta dal prefetto Marco Valentini, che ha già firmato una dozzina di interdittive mentre al vaglio della commissione che lavora su questa delicata materia a Palazzo di Governo ci sono almeno due decine di posizioni sospette ancora da vagliare.

Che la situazione fosse complicata era chiaro da tempo. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Liquidità approvato dal Consiglio dei Ministri, le misure a supporto di imprese, artigiani, autonomi e professionisti sono diventate operative. Ma già da settimane prima di questa data fatidica c’era chi si fregava le mani per approfittarne: i clan della camorra, o per lo meno quelli più strutturati e con capacità economico-imprenditoriali spiccatissime; pronti ad approfittare dell’emergenza e della situazione drammatica in cui versano anche tanti piccoli e medi imprenditori in difficoltà. Oggi sappiamo che nella rete dei controlli preventivi – quelli, per intenderci, che svolge la Prefettura – sono finite almeno una quarantina di aziende in odor di camorra. Prova ne è l’immediata reazione voluta dal prefetto Marco Valentini, che ha già firmato una dozzina di interdittive mentre al vaglio della commissione che lavora su questa delicata materia a Palazzo di Governo ci sono almeno due decine di posizioni sospette ancora da vagliare.

Ribadiamo un concetto importante. In questa fase si tratta di approfondire indagini preventive, quelle che poi confluiscono – appunto – sulle scrivanie dei prefetti della regione. Altra cosa – e altro momento – sarà rappresentato dagli sviluppi di questi fascicoli, molti dei quali potrebbero poi diventare oggetto di altre inchieste, quelle coordinate dalle Procure distrettuali antimafia. Ma quel che conta, adesso, è la rapidità. Di fronte ai rischi di infiltrazioni mafiose, di soggetti che finiscono nella rete dell’usura, le interdittive servono a bloccare l’iter delle richieste di accesso al credito.  Imponente il giro d’affari delle ditte finite già sotto la lente d’ingrandimento delle forze dell’ordine. E, stando alle prime indiscrezioni che filtrano dal comprensibile riserbo investigativo, emerge che il ricorso a soggetti prestanome, come pure a intestazioni di facciata sia lo strumento al quale più facilmente (e spesso comodamente) ricorre la criminalità organizzata per mettere le mani sui finanziamenti statali: un po’ come avviene nel caso in cui i clan tentano di concorrere alle gare pubbliche.

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