Così si delegittima la Magistratura

G8: Caso Diaz; condannati resteranno al loro posto

La nuova sentenza sulla notte nella caserma Diaz, durante il G8 di Genova, riapre duramente la polemica politica tra maggioranza e opposizione. La prima critica, anche duramente, la sentenza di appello. La seconda plaude per il ristabilimento di un minimo di verità e per la sanzione che colpisce una violenza ingiustificata e assolutamente gratuita verso giovani in quel momento assolutamente indifesi. Una sentenza di civiltà giuridica e politica, dice l’opposizione

Fu una “mattanza” contro giovani inermi:le responsabilità vanno quindi duramente sanzionate. Quasi 100 anni di carcere comminati in appello ribaltando la sentenza di primo grado che aveva ridotto il tutto a un eccesso di “ruvidità” non generalizzato; al massimo si era trattato di qualche “pecora nera” che era andata oltre il dovuto. Ora la nuova sentenza sulla notte nella caserma Diaz, durante il G8 di Genova, riapre duramente la polemica politica tra maggioranza e opposizione. La prima critica, anche duramente, la sentenza di appello. La seconda plaude per il ristabilimento di un minimo di verità e per la sanzione che colpisce una violenza ingiustificata e assolutamente gratuita verso giovani in quel momento assolutamente indifesi. Una sentenza di civiltà giuridica e politica, dice l’opposizione.

A sollecitare gli opposti schieramenti ad aprire la serie dei botta e rispsota sono state le richieste di espellere dalla Polizia i condannati o comunque di rimuoverli da incarichi dirigenziali, alcuni dei quasi assunti subito dopo l’appuntamento di Genova. In particolare è stato il portavoce del Genoa Social Forum, Vittorio Agnoletto, a chiedere questa ulteriore sanzione dopo quella della magistratura arrivata ieri sera tardi. L’ex parlamentare del Prc Gigi Malabarba, che si batté per la commissione di inchiesta, ha ricordato che la sentenza dovrebbe portare anche a rivedere il processo a quello che era allora il “capo della catena di comando” come capo della Polizia: Gianni De Gennaro, oggi al vertice dei servizi segreti.
Immediata la replica del Viminale con il sottosegretario Alfredo Mantovano che ha difeso i poliziotti condannati: resteranno al loro posto e hanno la piena fiducia “del sistema di sicurezza e del ministero dell’Interno”.
Mantovano ha detto in sostanza che quella di appello non è l’ultima parola della magistratura. E mentre il Pd parlava di “limpida pagine di democrazia che ristabilisce lo Stato di diritto” il Pdl affermava che la sentenza “fa sua la tesi più estrema dei non global”: non ci fu “né un organico disegno repressivo né una catena di comando funzionale ad esso”, come ha detto il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto. Tutta la Pdl ha sostenuto questa linea: “sconcerto e amarezza” (Gasparri); “vendetta no global” (Saltamartini); “faida interna alla magistratura” ( Costa); “vittoria dei mujaheddin”( Stracquadanio); “mira a colpire l’allora ministro Scajiola, Fini e Berlusconi” (Totaro).

Dall’opposizione si è replicato con la stessa determinazione ma in senso opposto: “attenua in parte una pagina immonda” (De Magistris, Idv); “sentenza che fa bene a civiltà” (Pdci); “sentenza importantissima” (Ferrero, Federazione Sinistra); “da Mantovano parole da regime sudamericano” (Prc); “la Diaz è una pagina nera della Repubblica” (Bonelli,Verdi); “la sentenza d’appello svela che c’era una catena di comando quella notte ai vertici della Polizia di Stato e che si trattava di un piano preordinato.Chi ha sbagliato deve pagare” (Nichi Vendola); “i feroci pestaggi di giovani inermi nella scuola Diaz durante il G8 di Genova avevano ferito profondamente la sensibilità di tutti gli italiani. Nel rispetto di ogni sentenza della magistratura, sembra ora ristabilirsi una ricostruzione più equilibrata di quei tragici fatti e una responsabilizzazione dei vertici della polizia allora in carica. Troppo facile era stato scaricare solo sugli agenti, esecutori materiali dei fatti, quella che rimane una ferita profonda per la democrazia italiana” (le senatrici del Pd Magda Negri e Silvana Amati).
La giornata si è chiusa, dopo l’intervento di Amnesty International con il suggello dato dal ministro Maroni alle parole del suo sottosegretario: il Viminale ha piana fiducia per le persona “che sono state coinvolte”.

(Tratto da Aprile online)

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