Così si creano divisioni, scontri ed illegalità nel Paese. Attenzione!

Brunetta sfida l’onda: “Guerriglieri”

Affondo del ministro dopo gli scontri alla Sapienza. Poi si corregge: «Solo ragazzotti». Gli studenti: «Si dimetta»

Duro attacco del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, nei confronti degli studenti dell’Onda protagonisti ieri degli scontri con le forze dell’ordine durante un corteo non autorizzato all’interno dell’università “La Sapienza”. Durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, con a fianco il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, Brunetta ha detto che nelle mobilitazioni studentesche di ieri non avrebbe riscontrato «molta protesta: vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell’associazione Onda», che però non è stata presente «nelle recenti elezioni degli studenti, quindi – ha continuato il ministro – sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri».

Le dure parole del ministro della Funzione pubblica hanno immediatamente provocato la reazione indignata degli stessi studenti e di tutta l’opposizione politica. L’intervista, rilasciata poco dopo da Brunetta, a SkyTg24 sembrava quindi dovesse in qualche modo abbassare il tiro e placare gli animi. Ma così non è stato. Anzi. «Ma quale passo indietro? Ieri a Roma – ha detto il ministro nel pomeriggio – ci sono state cariche e scontri perché un gruppo di giovani un pò estremisti hanno infranto delle regole che la città si era data nel definire le manifestazioni. Come si definisce chi infrange le regole, chi fa violenza sulle strade e costringe la polizia a scontri che ha altro da fare?». «Mi sono sbagliato», ha quindi rincarato la dose il ministro riferendosi sempre agli studenti dell’Onda: i ragazzi venuti a contatto ieri con la polizia «non hanno la dignità di guerriglieri, che sono una cosa seria, ma sono solo quattro ragazzotti in cerca di sensazioni».

Poi l’attacco anche all’opposizione: «Se Fioroni e il Pd li difendono ce ne facciamo una ragione – ha dichiarato – e prendiamo atto che il Pd difende quattro ragazzotti in cerca di sensazioni: io preferivo il vecchio Partito comunista. Ma chi è Fioroni? È un parlamentare che chiede, domandare è lecito e rispondere è cortesia». A cercare di sdrammatizzare le sue affermazioni è stato invece il ministro Gelmini: «Mi auguro vivamente che gli episodi di ieri della Sapienza – ha detto il responsabile del Miur – non si ripetano più. Il diritto di manifestare va sempre rispettato ma la democratica dimostrazione del dissenso non può mai trascendere nella violenza, che non può mai essere accettata. In questo senso – ha sottolineato Gelmini – credo vadano interpretate anche le dichiarazioni del ministro Brunetta che, come tutti sanno, a volte usa toni forti e provocatori». Ma la “miccia” ormai era stata accesa.

Immediatamente si è levato il coro delle proteste con gli studenti che invocano le dimissioni del ministro. Ad iniziare dagli stessi studenti protagonisti degli scontri che si dichiarano indignati, ma non certo preoccupati. «Le dichiarazioni di Brunetta – hanno fatto sapere i collettivi dell’università La Sapienza di Roma – sono gravissime e inaccettabili, come lo erano quelle del sindaco Alemanno quando ci definì 300 criminali: ma non abbiamo paura e continueremo a scendere in piazza». Gli studenti romani annunciano anche in quale occasione torneranno in piazza. E se non avranno il permesso, come previsto dal protocollo voluto dal sindaco di Roma per rendere la città più vivibile, farà lo stesso. «Tutto siamo meno che guerriglieri e criminali – dichiarano – siamo centinaia e centinaia di studenti che pacificamente e democraticamente difendono i diritti inalienabili, sanciti dalla Costituzione, di manifestare e dimostrare per l’università pubblica». I collettivi annunciano quindi che torneranno «in piazza a partire dal prossimo 28 marzo per il G14 sulla crisi finanziaria». E poi insieme ai sindacati di base: «la Prefettura non ha autorizzato il corteo da piazza Esedra a piazza Navona?Ma noi lo svolgeremo lo stesso», concludono.

Al loro fianco si schierano i principali sindacati studenteschi: ad iniziare dall’Unione degli universitari. Che trovano anche il modo di “bacchettare” il ministro Brunetta per la definizione con cui ha voluto sminuire gli studenti manifestanti: «È completamente inesatta l’idea di “associazione Onda”» con cui «non si intende assolutamente nulla di formale o istituzionale, ma è semplicemente un appellativo che serve ad identificare un insieme di studenti che lottano assieme per delle idee comuni. Sarebbe preferibile quindi – continua l’Udu – che il ministro Brunetta si informasse prima di esprimere pareri visto che ’l’associazione Ondà di cui parla durante la conferenza stampa non esistendo non può candidarsi a delle elezioni universitarie». Parole di condanna sono giunte anche dall’Unione degli studenti («dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi») e dalla Rete degli studenti («buttarla in guerriglia è il sogno di un governo immobile e incapace, un sogno che non gli concederemo di realizzare»).

Accese le reazioni anche sul fronte politico. Per l’ex ministro dell’Istruzione Fioroni, ora responsabile Educazione del Pd, «il ministro dell’Istruzione chieda scusa, per conto del governo, per le parole dissennate pronunciate dal suo collega Brunetta». Ancora più diretto Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione comunista, per il quale il ministro della Funzione pubblica si è dimostrato non solo un «provocatore», ma anche il «manganellatore: la verità – ha continuato Ferrero – è che il governo delle destre sta attentando al diritto di manifestare così come attenta al diritto di sciopero, in puro stile anni Cinquanta, e che usa la polizia come la usava allora il ministro degli Interni Scelba, a puro scopo repressivo». Secondo il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, «deve esserci stato un corto circuito tra il cervello e la lingua del ministro Brunetta. Non c’è altra spiegazione per giustificare le affermazioni nei confronti dei ragazzi dell’Onda. Parole incendiarie da piccolo duce. Il governo chieda scusa immediatamente».

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