Cerca

Così anche la mafia calabrese ha le sue menti raffinatissime

Così anche la mafia calabrese ha le sue menti raffinatissime

Antonio Nicaso 27 Maggio 2021

Gotha e menti raffinatissime. Un processo che potrebbe segnare uno spartiacque nella lotta alla ’ndrangheta e che va oltre i tre mandamenti, ai quali fa riferimento già negli anni 30 del secolo scorso Antonio Musolino, fratello del famoso bandito, descrivendo un’organizzazione strutturata su tre macro-aree: Matrice, Piana e Montagna, le stesse individuate e riscontrare ottanta anni dopo dal processo Crimine.

Per la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, esiste una componente invisibile e segreta della ‘ndrangheta: un organismo che sta al di sopra dei tre mandamenti e dei clan che operano sul territorio. Quella descritta dal procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo è un’organizzazione molto più complessa nella sua struttura, coordinata da almeno sette persone indicate dai tre mandamenti con il compito di “collegare il sovramondo con il sottomondo in una sorta di terra di mezzo in cui il visibile territoriale si collega all’invisibile strategico”. È una componente sconosciuta ai ranghi più bassi che si propone anche e soprattutto di costruire in vitro politici, imprenditori e professionisti capaci di governare il territorio, di riciclare gli enormi profitti generati dal traffico internazionale di droga, e di incanalare e smistare le fonti di reddito derivanti dalla spesa pubblica.

È la chiusura del cerchio. Nel 1869, l’anno in cui viene sciolto il consiglio comunale di Reggio Calabria, la picciotteria reggina guidata da Francesco De Stefano rappresentava il braccio armato delle fazioni politiche che si contendevano l’esito delle tornate amministrative. L’arrivo dell’eroina bianca e della cocaina segnano la fine dell’economia della sussistenza e l’inizio del reinvestimento dei capitali che necessariamente richiede competenze e alleanze al di fuori dell’organizzazione. Sono queste alleanze che portano la ’ndrangheta a radicarsi anche lontano dai territori d’origine, grazie a politici e imprenditori che agiscono secondo logiche di convenienza. Ed entrati nel frattempo nelle logge deviate della massoneria, gli ’ndranghetisti sovvertono la storica subalternità nei confronti della politica: da fenomeno di controllo sociale diventano agenzia di servizi. La terza fase, quella che la Procura di Reggio Calabria sta cercando di dimostrare, riguarda la creazione di professionalità all’interno della stessa organizzazione, gente creata appunto in vitro, come si fa con la procreazione assistita. Principale imputato del processo in corso con l’accusa di far parte della direzione strategica della ‘ndrangheta è l’avvocato Paolo Romeo, ex parlamentare, descritto dai collaboratori di giustizia come massone d’alto rango, piduista e uomo di Gladio, ma anche responsabile – per sua stessa ammissione – della latitanza del terrorista Franco Freda a Reggio Calabria. Un altro dei componenti apicali individuato dai pm reggini è l’avvocato Giorgio De Stefano, già condannato in primo grado e in appello con il rito abbreviato per lo stesso reato.

Quella che emerge dal processo Gotha è una ’ndrangheta che, pur rimanendo realtà criminale, si evolve per rafforzarsi, per crescere e per aumentare la sua potenza, tentando di creare prima e di sfruttare poi circuiti relazionali sempre più estesi e, correlativamente, sempre più riservati. Reggio è ormai diventata un laboratorio, in cui si affinano strategie tipiche dei sistemi criminali integrati, quelle in cui il potere più forte è anche quello meno visibile.

Tratto da: ilfattoquotidiano.it

fonte:https://www.antimafiaduemila.com/home/opinioni/236-societa/84055-cosi-anche-la-mafia-calabrese-ha-le-sue-menti-raffinatissime.html