Cosentino esce dal carcere. La moglie: «Rovinato dalla politica, Nicola ha detto addio»

Il Mattino, Giovedì 2 Giugno 2016

Cosentino esce dal carcere. La moglie: «Rovinato dalla politica, Nicola ha detto addio»

di Marilù Musto

«Nicola mi ha confidato di aver lasciato la politica per sempre, a me interessa che ne resti lontano il più possibile, per il nostro bene. Non m’importa se sia stato abbandonato dalla politica e dai suoi amici di partito, tutta questa storia ha rovinato la nostra vita».

Marisa Esposito Cosentino, la moglie di Nicola Cosentino, è felice. Ha appreso della scarcerazione del marito ieri mattina. Ma se guarda indietro è ancora amareggiata perché ripensa ai quasi mille giorni di detenzione in carcere, senza contare i sei mesi di arresti domiciliari concessi al consorte il 26 luglio del 2013. Ora Marisa, l’insegnante di matematica alle medie, molto riservata sul lavoro, ha davanti un nuovo capitolo da scrivere. Un anno fa la famiglia Cosentino ha comprato una villetta a Venafro con campetto di calcio e giardino, poco distante dalla villa con piscina di Sesto Campano presa in fitto nel 2013, quando la prima volta Cosentino aveva beneficiato della scarcerazione. Ieri notte, dopo le formalità di rito svolte nella locale caserma, Cosentino ha dormito nella casa di Venafro.

Per il momento gli arresti domiciliari sono un piccolo passo verso la libertà. Ma il primo processo, Eco4, non è ancora finito. Pensa che suo marito sia un perseguitato dalla giustizia?
«Confido e ho piena fiducia nella magistratura e, al di là della lungaggine del processo, credo e spero che lui ne esca vincitore. Stiamo insieme da trentadue anni, io e Nicola. Non so se riesco a spiegarmi bene, quello che voglio dire è che se si sposa un delinquente si mette in conto che, prima o poi, qualcosa di brutto può accadere. Io ho scelto di trascorrere la mia vita con una persona perbene, quindi ciò che è successo a Nicola è stato come un fulmine a ciel sereno per me e per i miei figli. In ogni caso, comunque andrà, io starò sempre accanto a mio marito».

Nella buona e nella cattiva sorte..
«Si, soprattutto nella cattiva in questo ultimo periodo. Ho contato i giorni che mi hanno tenuta separata da lui, sono 910, ultimamente non ce la facevo più. Quando mi presentavo ai colloqui in carcere piangevo, mi sono lasciata trascinare dalle emozioni, lui era sempre più forte di me e mi dava coraggio».

Poi c’è stata la decisione del giudice del tribunale di Napoli nord di non farvi più incontrare..
«È stato terribile, il periodo più nero per me. Abbiamo trascorso dieci mesi di sole lettere e telegrammi dal carcere di Terni. Immaginavamo la nostra vita attraverso le parole scritte, ci mancava la quotidianità, le piccole cose, lo stare con i ragazzi e ridere, scherzare con loro».

Lei è stata condannata a due anni per corruzione perché avrebbe tentato di far entrare in carcere a Secondigliano mozzarelle e dolci per suo marito, la ritiene una pena ingiusta?
«Mi fa male parlarne, non voglio farlo e ritengo di non aver fatto nulla. Io ho agito per amore, solo per amore».

Ora si trasferirà a Venafro?
«Ci stiamo organizzando, Nicola non resterà da solo»

I suoi figli come hanno vissuto questo periodo di assenza del padre?
«Nicola ha sempre voluto che continuassero la loro vita di sempre, i nostri gemelli frequentano l’Università Federico II di Napoli, facoltà di Giurisprudenza. Il 18 maggio hanno compiuto il loro ventiduesimo anno di età, ma è stata una festa di compleanno a metà perché Nicola non c’era, come da due anni a questa parte. È stata dura anche per loro».

Studiano per diventare magistrati?
«Direi che sarebbe il caso, a questo punto (sorride). Loro non lo escludono, anzi. Io ne sarei davvero contenta. Qualsiasi lavoro svolto con passione e correttezza è ben fatto».

Come ha affrontato questo periodo così lungo senza suo marito?
«Quando due anni fa Nicola è entrato in carcere pensavo sarebbe uscito dopo quindici giorni, era una speranza viva, così non è stato. Allora ho agito come fa un malato che si affida ai medici, mi sono rivolta ai due avvocati di mio marito, Stefano Montone e Agostino De Caro , mi sono stati accanto sempre. Per ogni iniziativa giudiziaria sono stata coinvolta, mi informavano su come si muovevano, mi rendevano partecipe della strategia difensiva, non mi sono mai sentita abbandonata».

D’ora in avanti si ricomincia a lottare nel processo, dunque.
«Questo è certo, mio marito non è mai fuggito di fronte alle accuse, ha sempre affrontato tutto a viso aperto e lo farà ancora adesso. Ma con noi accanto. In casa mia la camorra non è mai entrata, di questo sono certa. La carcerazione di mio marito mi ha ridotto a pezzi, pensavo a lui, ma anche a me stessa: io almeno potevo andare a lavoro, lui è rimasto in cella

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