Cosentino – cricca dei ricatti, dossier e veleni. La Dda ora cerca un terzo uomo

Cosentino – cricca dei ricatti, dossier e veleni. La Dda ora cerca un terzo uomo

Il Mattino, Mercoledì 3 Agosto 2016

Cricca dei ricatti, dossier e veleni. La Dda ora cerca un terzo uomo

di Leandro Del Gaudio

Stava attraversando un periodo difficile della sua vita – dice ai pm che lo interrogano – un periodo segnato dalla estromissione dalla sua squadra investigativa, causa pesanti sospetti sul suo operato di carabiniere. Uno stato d’animo che avrebbe spinto il maresciallo Giuseppe Iannini a «fare una stupidaggine» e a consegnare la pen drive con inchieste top secret (quella sul clan Puca) a Nicola Cosentino, che avrebbe replicato con un laconico «a buon rendere». Eccola la confessione del maresciallo dell’arma (sospeso da qualche giorno), nel corso dell’inchiesta della Dda di Napoli che lo inquadra come l’uomo dei dossier segreti, la grande talpa delle inchieste più delicate che hanno riguardato politica, affari e camorra negli ultimi dieci anni. Particolari inediti sul presunto ricatto ordito contro il parlamentare Luigi Cesaro dagli atti depositati in questi giorni dalla Procura, mentre sul fronte investigativo si apre un nuovo versante: la caccia al terzo uomo, vale a dire al presunto complice di Iannini, che avrebbe consegnato una busta nelle mani dell’ex sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi, con i verbali finti del pentito Maurizio Prestieri, pagine zeppe di interpolazioni sempre e comunque dirette a colpire la Cesaro dinasty. Ma andiamo con ordine a ricostruire la trama di contatti e relazioni messe in piedi dal maresciallo per dieci anni operativo nei reparti investigativi di Castello di Cisterna.

«Cesaro è il mostro»
È una delle frasi che Nicola Cosentino ricorda a proposito dell’incontro con Iannini. Messo alle strette dalle accuse di Giovanni Cristiano (infermiere a Caserta, ma anche ex trascrittore di intercettazioni per i pm sammaritani), Cosentino accusa Iannini: «È stato lui a consegnarmi una pen drive nera – siamo alla fine del 2013 – con atti riservati. Iannini mi venne presentato da Cristiano, dopo avermi consegnato la pen drive mi disse: tu vieni dipinto come un mostro, ma sappiamo che in questo territorio i mostri sono altri, facendo esplicito riferimento a Luigi Cesaro». Una conferma agli atti del tentativo di «dossierare» il politico di Sant’Antimo (per anni alleato di Cosentino), in un periodo in cui lo stesso Cosentino stava organizzando Forza Campania in vista delle regionali.

Cesaro: «Lascio la politica»
Una circostanza che spinge lo stesso Luigi Cesaro a maturare l’idea di lasciare la politica, a scadenza di mandato parlamentare, come spiega il suo legale storico, l’avvocato Vincenzo Maiello: «Cesaro è molto scosso e turbato dalle notizie giornalistiche che si riferiscono alla pen drive trovata a casa di Cosentino, si riserva di esprimere valutazioni definitive solo quando saranno rese pubbliche le carte dell’inchiesta. Tuttavia la vicenda per lui presenta elementi che gli hanno rafforzato la decisione di considerare il mandato parlamentare in corso l’ultima della sua carriera politica».

Cesaro convocato dai pm
Inchiesta che sale di livello, dunque, specie in vista dei prossimi interrogatori di Iannini. Difeso dal penalista napoletano Bruno Cervone, il maresciallo attende l’esito del Riesame in una vicenda in cui è pronto a dimostrare la propria estraneità dall’accusa di aver inteso favorire i clan, al di là della pen drive resa a Cosentino. Inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, dai pm Alessandro D’Alessio, Fabrizio Vanorio e Antonello Ardituro (quest’ultimo al Csm da due anni), nella quale non si escludono altri passaggi istruttori: a settembre potrebbe essere convocato Cesaro in Procura, come potenziale parte offesa di un complotto ordito ai suoi danni. Violazioni di atti coperti da segreto istruttorio e ricettazione (reati aggravati dal fine mafioso) sono le accuse battute dalla Dda di Napoli. Lame di luce in un decennio di torbidi, sembra di capire.

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