Cose dell’altro mondo. Ma perché nessuno ci segnala questi scandali? Possibile che siete tutti conniventi?

Pompei, gli scavi sepolti dall’ipermarket. Aperta indagine dopo denuncia Espresso

Dopo la segnalazione del nostro giornale, il caso del centro commerciale dal cui cantiere sono emersi i resti dell’antica area industriale di Pompei è al centro di un’inchiesta ad ampio raggio della procura di Torre Annunziata

Un’inchiesta “a ampio raggio”. Lo scandalo della Pompei 2 sotterrata da un centro commerciale, denunciato in esclusiva dall’Espresso, è finito sul tavolo della procura di Torre Annunziata. Il procuratore capo della cittadina in provincia di Napoli e competente per l’area di Pompei, Alessandro Pennasilico, ha aperto un fascicolo e lo ha affidato a un pool di magistrati. Delle indagini si occuperanno i carabinieri, proprio mentre a Pompei la gestione degli scavi è stata da poche settimane affidata a un generale dell’Arma, il super direttore Giovanni Nistri.

La procura vuole capire come sia stato possibile che dal cantiere di un centro commerciale siano spuntati i resti dell’antica città industriale e nessuno abbia fermato i lavori. Ed è partita la caccia ai testimoni in grado di riferire su quel tesoro sommerso e misteriosamente abbandonato tra le fauci di supermarket, fast food e negozi. Nel mirino ci sono gli attori, sovrintendenze su tutti, che hanno autorizzato tutte le procedure, regolarmente eseguite a partire dal 2007, quando fu aperto il cantiere distante appena 500 metri dalla celebre via Consolare, la strada dei Sepolcri del sito archeologico più famoso del mondo, e solo ottocento metri dall’antica linea del mare.

Pompei, lo scavo mancato

“E’ un filone di inchiesta assolutamente nuovo per questa procura e ci pare che abbia dell’incredibile come sia potuto accadere, ma per questo dovremo fare tutti gli accertamenti e ci vorranno tempi lunghi” – spiega il procuratore capo di Torre annunziata Alessansdro Pennasilico. Che sottolinea come “per una volta sia un giornale, cioè l’Espresso, a far partire le indagini” e che “al momento non si può aggiungere altro perché siamo in una fase davvero preliminare”. Nel mirino ci sarebbe anche la società costruttrice del megashopping, la Oplonti srl, controllata da una compagnia fiduciaria e di trust citata in una interdittiva antimafia. Un aspetto questo che potrebbe aprire un secondo filone su presunte infiltrazioni mafiose nei lavori, che passerebbe per competenza alla procura antimafia di Napoli. “Vedremo” conclude il procuratore.

Intanto c’è chi affila le armi e prepara dossier. Il Movimento 5 Stelle ha pronta una interrogazione parlamentare, mentre si sono scatenate le troupe televisive internazionali che stanno per invadere Pompei. E non da turisti.

Sul sito archeologico è andata avanti un’altra inchiesta delicata e coordinata dal procuratore Pennasilico, quella sullo scempio consumato ai danni del Teatro Grande duranti i lavori di ristrutturazione del 2010. A marzo ci sarà l’udienza preliminare che deciderà sulle richieste di rinvio a giudizio e vedrà tra i principali imputati Marcello Fiori, allora commissario straordinario e oggi braccio destro di Silvio Berlusconi e Anna Maria Caccavo, rappresentante legale della Caccavo srl, società di Pontecagnano aggiudicatrice dell’appalto per la ristrutturazione del teatro. Costi gonfiati, colate di tufo, allestimenti grossolani. L’inchiesta sul Teatro Grande ha fatto tra le sue vittime, il buon gusto e il buon senso. Quel tempio è stato ridotto a un’area da villaggio Valtur dai lavori di ristrutturazione, gonfiati del 400 per cento, secondo le accuse dei magistrati. Il teatro è stato invaso da tufo e mattoni e ha perso per sempre la sua originaria e antica dimensione mentre le lamiere dei container, che venivano utilizzate come camerini degli artisti, sono incredibilmente ancora li.


Ferruccio Fabrizio

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