Cosa significa, oggi, fare antimafia

Finiamola con la retorica, le elucubrazioni, gli attacchi generici, le analisi sociologiche, le commemorazioni ed altre amenità del genere.

Questa è antimafia parolaia e basta e non serve.

Serve, invece, ben altro per combattere, con i fatti e non con le chiacchiere, le mafie, le tante mafie ormai annidate in tutti gli interstizi delle istituzioni, della politica, dell’economia, delle professioni, della società.

Servono l’osservazione sul campo, continua, costante, la denuncia specifica, nomi e cognomi, per stanare le collusioni, le ambiguità, le contiguità, gli affari sporchi.

Serve la collaborazione costante con i Corpi investigativi e giudiziari, con quanti hanno giurato per servire lo Stato di diritto e stanno in prima linea.

Siamo stufi di sentir parlare di convegni, corsi, commemorazioni e cose del genere.

La situazione è gravissima e non c’è più tempo da perdere per cose futili, che non producono se non confusione, disorientamento, perdita di credibilità.

C’è un partito trasversale, degli affari, del business, che trova quasi sempre un’amalgama con chi la pensa nella stessa maniera.

C’è un’opinione pubblica, soprattutto nel centro sud, ma non solo, che sociologicamente e culturalmente è mafiogena e sulla quale non si può assolutamente contare.

Quante volte, anche da parte di amici, di esponenti politici e delle istituzioni, ci sentiamo dire “Ma chi le lo fa fare”?

Quante volte ci sentiamo dire “Hai i figli, i nipoti; fatti gli affari tuoi”?

Gente spregevole, senza valori, corrotta nell’anima e nel cervello, che venderebbe l’anima al diavolo pur di ottenere qualche briciola di favore.

Sudditi, non cittadini, pronti a strisciare ai piedi dei vari boss, senza porsi alcun problema di coscienza e di dignità.

Poi ci sono anche gli onesti, coloro che conservano ancora la capacità di indignarsi, ma non fanno niente, hanno paura di esporsi, di gridare la loro rabbia e di fare qualcosa per cambiare il corso delle cose.

Pochi, pochissimi, hanno il coraggio di scendere in trincea e di denunciare, denunciare, denunciare.

Noi vogliamo essere fra questi, costi quello che costi.

Pagando prezzi alti, anche minacce, denunce e quant’altro.

Non abbiamo paura.

Non aspettiamo alcunché dalla politica, dalla gran parte della politica, sia essa etichettata di destra o di sinistra.

Anzi!

Noi sappiamo le cose perché scaviamo, indaghiamo e segnaliamo a chi di dovere. Non parliamo mai a vanvera o per sentito dire.

Perciò ci scansano, non ci chiamano, non ci invitano alle manifestazioni dove si parla di tutto e di niente.

Si va in giro a raccontare la storia dei clan, come sono nati camorra, ’ndrangheta, cosa nostra, la stidda, la banda della Magliana e quanti altri.

Non si scende nei dettagli, non si denuncia:

che per favorire quel clan o quel boss è stata approvata la tale variante o è stato approvato il tale piano regolatore; non si denuncia che è stata rilasciata la concessione edilizia o l’autorizzazione sanitaria al prestanome del boss;

che il tale negozio, il tale albergo, il tale locale notturno, il tale ristorante sono passati di mano sotto la mannaia dell’usura o della minaccia;

che nessuno va a controllare quella tale attività sospetta;

che non si fanno indagini sui patrimoni sospetti; che si archivia ecc. ecc. ecc.

Non si parla della corruzione che ha investito anche settori delle istituzioni;

non si dice che nei partiti parlare di mafia significa rischiare di essere estromessi o emarginati, come è capitato già a Lumia, Diana ed altri.

A noi anni fa un Prefetto suggerì di non parlare di mafia,… altrimenti scappano turisti ed imprenditori.

Non disse quel Prefetto che sono già scappati turisti ed imprenditori perbene perché sono arrivati turisti ed imprenditori mafiosi che hanno investito ed investono montagne di capitali sporchi, che hanno comprato e comprano le nostre terre, le nostre case, anche l’aria che respiriamo.

Siamo scomodi perché diciamo la verità, perché denunciamo, senza guardare in faccia a nessuno.

Noi vogliamo bene al nostro Paese, alle sue Istituzioni democratiche, allo Stato di diritto e non vogliamo essere dei parassiti, degli sfruttatori che stanno compromettendo l’avvenire stesso dei propri figli e dei propri nipoti.

Ecco perché, malgrado denunce, minacce e quant’altro, andiamo avanti, non ci arrendiamo e siamo felici quando riusciamo a far arrestare anche un solo mafioso.

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