26 Ottobre 2026 | Cosa Nostra
A Palermo i clan sulla riorganizzazione mafiosa. I giovani padrini puntano a una nuova Commissione provinciale
AMDuemila
Il traffico di cocaina, gli investimenti nell’economia cittadina e il ritorno in libertà di alcuni esponenti storici di Cosa nostra stanno alimentando nuove manovre per la riorganizzazione della mafia palermitana. Dopo mesi segnati da intimidazioni e dall’utilizzo di kalashnikov contro commercianti e imprenditori, nelle strade della città sembra essere tornata la calma. Ma dietro questo silenzio potrebbero nascondersi nuovi equilibri criminali e il tentativo di ricostituire la Commissione provinciale, la cosiddetta Cupola. A mettere in guardia sulla persistente pericolosità dell’organizzazione è stato il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, intervenuto mercoledì pomeriggio all’iniziativa “Repubblica insieme”. “Cosa nostra resta una struttura criminale presente – ha avvertito il procuratore Maurizio de Lucia durante “Repubblica insieme”, mercoledì pomeriggio – una realtà con cui tutti dobbiamo fare i conti”.
A preoccupare è soprattutto la crescente centralità del narcotraffico negli affari delle famiglie mafiose. I sequestri di ingenti somme di denaro effettuati negli ultimi mesi dalla sezione Narcotici della Squadra mobile e dal Gico della Guardia di finanza testimoniano la dimensione economica del fenomeno. Si tratta di denaro che, secondo le ricostruzioni investigative, sarebbe stato destinato al pagamento di partite di stupefacenti. La cocaina rappresenta oggi uno dei principali motori finanziari di Cosa nostra. Le operazioni di acquisto e distribuzione della droga richiedono accordi tra diversi mandamenti, mentre i profitti devono essere reinvestiti in attività capaci di garantire ulteriori guadagni. Secondo le informazioni raccolte negli ambienti investigativi, centinaia di migliaia di euro provenienti dal narcotraffico sarebbero stati impiegati anche per avviare locali e ristoranti nel centro di Palermo. Un flusso di denaro che alimenterebbe nuovi interessi economici, ma anche tensioni tra le famiglie.
Proprio la necessità di gestire questi contrasti avrebbe riaperto il confronto interno all’organizzazione sull’opportunità di ricostituire un organismo di vertice. Sarebbero soprattutto i boss più giovani a spingere per il ritorno della Cupola, con l’obiettivo di creare una struttura capace di pianificare le strategie criminali e risolvere le controversie tra i mandamenti. Le tensioni riguarderebbero principalmente la gestione delle forniture di droga, i debiti non saldati e le contestazioni sulla qualità di alcune partite di stupefacenti. Contrasti che, in assenza di un’autorità riconosciuta, rischierebbero di trasformarsi in conflitti più gravi. Il precedente storico è significativo. Nel 1981, la scomparsa di un carico di cocaina contribuì a innescare la seconda guerra di mafia, che avrebbe insanguinato Palermo negli anni successivi.
Oggi Cosa nostra non dispone della stessa forza militare di allora, anche a causa delle numerose operazioni giudiziarie che ne hanno colpito i vertici. Tuttavia, il rischio di nuove violenze non può essere escluso. Le armi utilizzate nelle intimidazioni dei mesi scorsi, compreso il kalashnikov che ha seminato il terrore in città, non sono state ancora recuperate, nonostante le centinaia di perquisizioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia tra Palermo e provincia. In questo scenario, all’interno dell’organizzazione emergerebbero due orientamenti differenti. I giovani capimafia vorrebbero accelerare la ricostituzione della Commissione provinciale, individuando attraverso confronti interni ai mandamenti i rappresentanti chiamati a comporre il nuovo organismo. L’obiettivo non sarebbe quello di concentrare il potere nelle mani di un unico capo, ma di ristabilire una direzione collegiale in grado di governare gli affari e contenere i conflitti. Gli esponenti più anziani, invece, sarebbero favorevoli a una soluzione meno esposta: una federazione delle famiglie mafiose, capace di garantire maggiore autonomia ai singoli mandamenti e consentire alleanze variabili in funzione degli interessi economici. A orientare la prudenza dei boss storici contribuirebbe anche il ricordo delle operazioni che, tra il 2018 e il 2019, impedirono un precedente tentativo di riorganizzazione. L’operazione “Cupola 2.0” dei carabinieri del Nucleo investigativo e il blitz “New Connection” della Squadra mobile colpirono infatti il progetto di ricostituzione della Commissione provinciale, in una fase segnata anche dal riavvicinamento tra i Corleonesi e gli “scappati” della seconda guerra di mafia.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda gli strumenti tecnologici utilizzati dai boss per comunicare. Tra i sistemi segnalati figura “No1BC”, una piattaforma di telefonia criptata che, secondo quanto riportato, sarebbe particolarmente diffusa tra i capimafia palermitani e difficilmente intercettabile dalle forze dell’ordine. L’utilizzo di comunicazioni protette potrebbe agevolare i contatti tra gli esponenti dell’organizzazione e rendere più complessa l’individuazione di eventuali riunioni o accordi. In questo contesto, non viene esclusa neppure l’ipotesi che una futura Commissione possa coordinarsi attraverso chat o videoconferenze.
A rendere ancora più delicata la situazione è il ritorno in libertà di alcuni nomi di rilievo della mafia palermitana, che hanno terminato di scontare le rispettive pene. Tra questi figura Pietro Tagliavia, esponente di spicco della mafia di Brancaccio, tornato a Palermo nel febbraio scorso. Suo padre, Francesco Tagliavia, sta scontando l’ergastolo per il coinvolgimento nelle stragi di via D’Amelio e di via dei Georgofili.
Nella zona di Tommaso Natale è tornato libero anche Calogero Lo Piccolo, il cui nome viene evocato nelle ricostruzioni sui nuovi equilibri criminali del territorio. Non risultano tuttavia elementi accertati che lo colleghino direttamente agli episodi intimidatori compiuti con il kalashnikov. Attualmente svolgerebbe attività di volontariato presso un’associazione impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità.
Nel mandamento di Porta Nuova resta una figura di riferimento Tommaso Di Giovanni, mentre a Partinico ha terminato di scontare la detenzione domiciliare Francesco Nania, descritto come un personaggio dotato di importanti relazioni negli Stati Uniti e di consolidati interessi imprenditoriali. La presenza di vecchi esponenti mafiosi e l’ascesa di nuove figure alimenterebbero così una fase di ridefinizione degli assetti criminali, nella quale il controllo delle risorse provenienti dalla droga assume un peso sempre maggiore.
Il quadro che emerge è quello di una Cosa nostra impegnata a ricercare nuovi equilibri, mentre i profitti del narcotraffico rafforzano i rapporti tra le famiglie e accrescono la necessità di regolare le controversie interne. Il silenzio seguito alle intimidazioni dei mesi scorsi, dunque, non rappresenta necessariamente un arretramento dell’organizzazione. Potrebbe invece coincidere con una fase di confronto e riorganizzazione, nella quale si decide quale struttura dovrà governare gli interessi della mafia palermitana nei prossimi anni.
la Repubblica
fonte:https://antimafiaduemila.com/home/mafie-news/cosa-nostra/cosa-nostra-i-soldi-della-droga-spingono-i-boss-a-ricostituire-la-cupola