Cosa nostra è un virus. E muta in continuazione

L’Espresso

Cosa nostra è un virus. E muta in continuazione

di Lirio Abbate

La mafia non è stata annientata. Perché i clan continuano a dimostrare di essere sempre un passo avanti a chi li indaga. Grazie alla connivenza, al silenzio e al guadagno di chi si gira dall’altra parte

27 AGOSTO 2021

Ritornare a Libero Grassi significa riflettere sulla lotta alla mafia, sul movimento antiracket, sui suoi limiti e, soprattutto, sull’azione, a volte coperta da impostura, di istituzioni e società civile contro le estorsioni, la corruzione e il favoreggiamento a Cosa nostra. Questo coraggioso imprenditore denunciò pubblicamente le richieste del racket e l’allora presidente di Confindustria Palermo disse che Libero voleva solo farsi pubblicità perché non gli risultava che a Palermo gli imprenditori pagassero il pizzo.

Non siamo al 1991 quando Libero Grassi è stato assassinato a Palermo perché si è rifiutato di piegarsi ai boss. Tra alti e bassi in questi trent’anni di lotta alla mafia, in cui c’è stato un ciclo alto dell’impegno dello Stato, che si è alternato a periodi di stanca, quindi di ciclo basso, come purtroppo lo è adesso. Alcuni politici, anche della maggioranza si riempiono la bocca di frasi contro la mafia ma praticamente non agiscono in questa direzione. E sono segnali che i boss riconoscono. Gli attacchi di Matteo Salvini al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è solo l’ultimo triste caso di mancata coesione che avvantaggia solo la criminalità organizzata.

In sei lustri non si è arrivati all’annientamento di Cosa nostra. Perché l’organizzazione e i suoi affiliati hanno continuato a perfezionarsi, a mutare, come un virus che trova le varianti ogni qual volta arriva l’azione giudiziaria con i continui numerosi arresti e le condanne inflitte. Continuano a dimostrare di essere sempre un passo avanti a chi li indaga. Grazie alla connivenza, al silenzio e al guadagno di chi si gira dall’altra parte. È anche per questo motivo che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, proprio a Palermo, ha voluto sottolineare: «O si sta contro la mafia o si è complici, non ci sono alternative». Occorre ricordare le parole del Capo dello Stato: «Nessuna zona grigia, nessuna omertà né tacita connivenza: o si sta contro la mafia o si è complici dei mafiosi, non vi sono alternative. La mafia teme, certamente, le sentenze dei tribunali. Ma vede come un grave pericolo per la sua stessa esistenza la condanna da parte degli uomini liberi e coraggiosi».

Perché dopo il sacrificio di Libero Grassi, dopo la denuncia di gran parte delle vittime delle estorsioni appoggiati da volenterosi siciliani che si sono ritrovati in Addiopizzo o nell’Acio di Capo d’Orlando o nella federazione antiracket, ci sono ancora cittadini onesti che continuano a non vedere i boss mafiosi che vivono in mezzo a loro. Anche per questo la mafia resta pericolosa, ma qualcosa anche nel mondo mafioso sembra profondamente cambiato. È nella sua storia. Nel suo ciclo di vita

Sul piano organizzativo, Cosa nostra palermitana ha risentito delle difficoltà di ripianare le posizioni di vertice che sono state rese vacanti dall’azione di contrasto degli investigatori, della mancata ricostituzione di un coordinamento unitario a livello provinciale e delle tensioni interne. Cionondimeno, i clan nell’ultimo anno hanno continuato a mostrare persistente vitalità, grazie alla loro capacità di adattarsi ai mutamenti di contesto e all’approccio pragmatico al business finalizzato al riciclaggio e alla creazione di imprese “pulite” da impiegare nella gestione manageriale degli interessi criminali, non solo in Sicilia, pure in altre regioni del Centro e del Nord.

Occorre guardare oltre ai tradizionali affari illeciti, quali il traffico di droga, il gioco online, il racket delle estorsioni e il contrabbando di idrocarburi, anche al settore immobiliare, dei trasporti, delle assicurazioni, della ristorazione e dell’abbigliamento. Nella loro invisibilità e nel silenzio, puntano anche ai fondi europei. E ancora una volta, ai soldi dei cittadini.

 

 

Archivi