Cosa ha indotto l’avvocato Censi di Latina a suicidarsi? Riprendiamo il servizio di Latina Oggi ,che ringraziamo, per fare qualche considerazione.A noi dell’Associazione Caponnetto,rispettosi del ruolo dei magistrati e degli investigatori che seguono questa vicenda,non interessa fare domande,né interessa sapere se sia stato scoperto o meno il vaso di Pandora perché ,ammesso che siano stati individuati professionisti ed imprenditori che hanno portato i loro soldi nelle banche estere,si tratta sempre di poche persone rispetto all’oceano di altri soggetti che noi sospettiamo che abbiano fatto la stessa cosa.Poca roba e che,peraltro ,riguarda un universo affatto sconosciuto e nuovo ! Un universo che non si riferisce,ovviamente,a questo “caso” singolo ! Molti anni fa,forse una trentina,un altissimo Ufficiale della Guardia di Finanza ,interpellato da chi scrive in merito alla situazione esistente a Latina e nella sua provincia,rispose “Latina e provincia sono un territorio molto ricchi ma di una ricchezza molto sporca”.Noi ricordiamo che qualche tempo fa si parlò di imprenditori del sud pontino che avevano portato i loro soldi nelle banche di San Marino.Non se ne é saputo più niente,Orbene il punto é questo:manca un quadro unitario dei flussi economici,di dove e come vanno a finire i soldi guadagnati,non si sa come,in provincia di Latina ed a Latina.Soldi puliti e soldi che potrebbero essere anche non puliti.Il “quadro”,il “quadro”.Quello generale,insomma! La frammentazione delle indagini non serve a niente perché non……fa capire !!!!!!! A noi hanno insegnato un motto che dovrebbe essere tenuto sempre presente da tutti coloro che fanno lo stesso lavoro nostro :” In un territorio dominato dalle mafie non c’é foglia che si muova che la mafia non voglia”.Intelligenti pauca .E sia ben chiaro che non ci riferiamo a questo caso singolo perché non a caso l’Associazione Caponnetto ha scelto come suo motto “Altro” ed “Alto”!!!!!!

Il giornale di oggi

 

Venerdì 19 Febbraio 2016 

Censi, la polizia torna nello studio

Caso Censi, i fondi neri di professionisti e imprenditori pontini a Lugano

Latina

18/02/2016 – 19:38

di Andrea Ranaldi

Cercando di fare luce sulla morte dell’avvocato Paolo Censi gli investigatori della polizia hanno scoperto l’esistenza di un conto corrente anonimo in una banca svizzera utilizzato da noti commercialisti e imprenditori del capoluogo pontino per distrarre al fisco italiano ingenti somme di denaro, decine di milioni di euro. La svolta nelle indagini è arrivata martedì, quando una delegazione composta da detective di Squadra Mobile e Guardia di Finanza e inquirenti della Procura di Latina è volata a Lugano per raccogliere informazioni che si sono rivelate molto più utili del previsto.
Indagando per scoprire cosa avesse turbato il penalista 56enne al punto di portarlo a maturare l’estremo gesto, gli uomini del vice questore aggiunto Antonio Galante avevano passato al setaccio l’ufficio di piazza Buozzi e i loro sospetti si erano concentrati proprio su una serie di viaggi oltralpe, l’ultimo pochi giorni prima del suicidio. I primi accertamenti hanno permesso di scoprire innanzitutto che Censi era andato in Svizzera in compagnia di alcuni clienti. Gli approfondimenti del caso hanno fatto emergere il ruolo dell’avvocato e gli interessi dei professionisti che gli avevano affidato il compito di gestire la movimentazione del denaro.
Le indagini sono tuttora in corso e in Questura vige il massimo riserbo, ma sembra che in questi due mesi di verifiche la polizia sia riuscita ad accertare una movimentazione di denaro proprio dalla banca elvetica verso il capoluogo pontino: elementi sufficienti per chiedere una rogatoria internazionale. Lunedì quindi il sostituto procuratore che segue il caso, Luigia Spinelli, e il dirigente della Squadra Mobile, Antonio Galante, insieme agli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, sono volati in Svizzera per acquisire informazioni sul conto corrente anonimo utilizzato per quella movimentazione di denaro. La missione ha permesso di scoprire i nomi che si celano dietro al conto anonimo, quelli appunto di professionisti e imprenditori latinensi, clienti dell’avvocato Paolo Censi le cui posizioni sono ora al vaglio della Procura.
Le indagini a questo punto proseguono su due fronti, per decifrare la movimentazione dei capitali oltre che scoprire se il penalista avesse commesso degli errori che lo hanno portato nella condizione di dovere sopportare il peso di una responsabilità troppo grande.
Gli investigatori sono al lavoro infatti per risalire alla provenienza del capitale depositato in Svizzera, capire in che maniera siano state accantonate somme ingenti di denaro “nero” e soprattutto accertare se, dietro agli intestatari del conto anonimo, si nascondano anche altre persone. Insomma, non è escluso che quel deposito bancario venisse utilizzato per occultare e successivamente riciclare i proveniti di più attività illecite. Ma se da un lato è più facile per i detective intercettare il flusso di denaro in uscita, meno lo è risalire alla provenienza delle decine di milioni di euro trovate a Lugano.
Inquirenti e investigatori hanno la sensazione di avere scoperchiato il vaso di Pandora.

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