Corruzione, pm milanesi contro Cantone: «Ritardi rendono inutili le indagini»

Il Mattino, Giovedì 28 Giugno 2018

Corruzione, pm milanesi contro Cantone: «Ritardi rendono inutili le indagini»

Un atto di accusa duro quello contenuto nel bilancio di responsabilità sociale della Procura di Milano presentato oggi dal procuratore Francesco Greco. Proprio nel giorno in cui l’Anac annuncia il boom di segnalazioni di reati attraverso il «whistleblowing», la procura di Milano va all’attacco e accusa proprio l’Anticorruzione di Raffaele Cantone di aver operato in «ritardo» rendendo di fatto «inutili» numerose indagini «da cui si potevano desumere fatti di corruzione». Nella sede dell’Autorità, che non ha comunque rilasciato repliche ufficiali alle dichiarazioni dei pm milanesi, filtra fastidio, meraviglia e stupore per le accuse che vengono ritenute generiche e non dettagliate. Uno scontro frontale, dunque, che probabilmente trova le sue origini nell’accertamento che l’Authority attuò nel 2017 per presunte irregolarità nella gestione di appalti finanziati con fondi governativi per Expo e messi a disposizione dal Comune di Milano, tra il 2010 e il 2015, per informatizzare l’attività degli uffici giudiziari milanesi.

A febbraio 2017 la Guardia di Finanza, su delega dell’Anac, acquisì atti sulle gare d’appalto relative ai 16 milioni di euro di fondi Expo stanziati e spesi per servizi telematici e infrastrutture informatiche per il Tribunale di Milano, quando era guidato da Livia Pomodoro. Con quei fondi erano stati acquistati anche circa 170 monitor collocati di fronte alle aule nel Palagiustizia e rimasti negli anni inutilizzati. L’indagine portò poi, a giugno dello stesso anno, all’apertura di un’inchiesta sulle presunte irregolarità negli appalti. L’Anac, in sintesi, contestò al Comune di Milano di aver effettuato affidamenti diretti dei lavori senza rispettare i «principi di economicità, efficacia, tempestività e correttezza nonché libera concorrenza».

Lo scorso maggio la Procura di Milano ha inviato gli atti a Brescia, affinché i pm bresciani valutino eventuali profili di responsabilità penale da parte di toghe milanesi. La tormenta di polemiche ha travolto l’Anac proprio nel giorno della presentazione del rapporto sul «whistblowing», le segnalazioni cioè di attività illecite da parte dei lavoratori. A denunciare sono sempre più dipendenti del settore pubblico, sopratutto negli enti locali al Sud, ma anche in ministeri e scuole. I dati del 2018 vedono un boom delle denunce, praticamente raddoppiate rispetto al 2017. Nei primi cinque mesi dell’anno, infatti, sono state registrate 334 segnalazioni, oltre due al giorno. Un trend in grossa crescita, considerando che si sfiorano già le cifre di tutto il 2017, quando i fascicoli aperti da Anac erano stati 364. Oltre il 90% di impiegati che ‘soffiano nel fischiettò lavorano nel settore pubblico. Nel 56,3% a segnalare è un dipendente, nel 12,3%, invece, è uno dei dirigenti. Chi segnala è impiegato prevalentemente nelle Regioni o negli enti locali (36,2%). A seguire, altre amministrazioni (ministeri, enti, autorità portuali) rappresentano il 17%, ma ci sono anche istituzioni scolastiche come università, conservatori, licei, al 16,8%, e aziende sanitarie o ospedaliere (15%). Le condotte illecite più segnalate riguardano ritorsioni (25%), demansionamento e trasferimenti illegittimi, corruzione e casi di cattiva amministrazione (22%) e appalti illegittimi (17%). Da inizio anno l’Anac ha già inviato 16 segnalazioni alle Procure competenti, 10 alla Corte dei conti, 15 all’Ispettorato della Funzione pubblica. Tra i dati più rilevanti comunicati ad Anac, in testa c’è l’Agenzia delle Entrate, poi la Rai e tanti altri enti come i Comuni di Milano, Palermo e Roma.

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