Corruzione, malaffare e mafie dominano in questo Paese

QUANDO LA POLITICA SCADE A LIVELLO DI MALAFFARE NON E’ PIU’ POLITICA: E’ CRIMINALITA’. E LA CRIMINALITA’ SI COMBATTE CON LE MANETTE

Quando la politica si trasforma in malaffare è criminalità.

E la criminalità va combattuta con le manette.

Mani Pulite non è finita nel nostro Paese.

Non è mai finita.

Anzi, si è ingigantita.

Prima alcuni rubavano per fare politica, oggi molti, moltissimi fanno politica per rubare.

Gli episodi di ruberia che gli organi di stampa ci snocciolano un giorno sì e l’altro pure ce lo stanno a ricordare.

Solo chi non vuole vedere, non vede.

Ed è un disonesto anch’egli. Almeno oggettivamente.

Purtroppo di questa gente ce n’è tantissima in giro, fra la gente comune e quella che “ conta”.

In tutti gli ambienti ed a tutti i livelli.

Quello che inquieta è il fatto che sta anche fra coloro che ci amministrano.

Un Paese ridotto in questo stato, in cui la corruzione e le mafie, ci collocano ai primissimi posti delle classifiche mondiali, è destinato a non andare lontano.

Le preoccupazioni espresse dalla gran parte della stampa internazionale sulle sorti di questo Paese, dovrebbero far aprire gli occhi almeno alla parte più sensibile e responsabile del popolo italiano che, fatta qualche eccezione, continua a vivere in uno stato di torpore che non gli si addice e non gli fa onore.

Manca un sussulto di orgoglio e questo nostro comportamento di connivenza, oggettiva se non soggettiva, con i ladri ed i mafiosi, ci induce a dar ragione a Giorgio Bocca quando sostiene che “Napoli siamo noi”.

Sì, purtroppo, siamo tutti “napoletani”, nel significato che Bocca vuole attribuire a queste parole.

E questo dovrebbe farci vergognare perché è la dimostrazione del tradimento più pieno di tutti quei principi morali, etici, civili, che ci hanno insegnato i nostri genitori, i nostri nonni, molti dei quali hanno dato la vita, nelle galere fasciste, nei campi di concentramento nazisti, sui campi di battaglia per darci quella libertà e quella giustizia che oggi un nuovo sovrano vuole sottrarci.

Senza un minimo di reazione efficace da parte, non solo da parte di quella parte di popolo tendente per varie ragioni, culturali, storiche, sociali, economiche, alla sudditanza, ma addirittura anche dall’altra parte più illuminata e più autonoma, intellettualmente e moralmente.

Quanto le cronache hanno registrato in questi giorni – e non solo – a Latina, con le misure giudiziarie adottate a carico di persona nota ed influente, non fa che confermare la bontà della nostra analisi.

Purtroppo, sono rimasti solo alcuni magistrati a difendere lo Stato di diritto.

E, quando le sorti di un Paese che si definisce civile e democratico, sono affidate al solo potere giudiziario, civiltà e democrazia sono finite a palline.

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