Coronavirus, gli allarmi di Bankitalia sul dl Liquidità alle imprese: “Il 10% non restituirà prestiti, rischio soldi a mafie senza controlli”

Il Fatto Quotidiano, 27 Aprile 2020

Coronavirus, gli allarmi di Bankitalia sul dl Liquidità alle imprese: “Il 10% non restituirà prestiti, rischio soldi a mafie senza controlli”

Palazzo Koch mette in guardia sul rischio di mancata restituzione dei prestiti, con conseguente intervento dello Stato: “Significativo impatto su finanze pubbliche”. Anche se il sindacato dei bancari ricorda che lo Stato potrà a sua volta rivalersi sul debitore. Alert sulle infiltrazioni mafiose: “Procedure accelerate possono favorire l’economia illegale”. Poi l’avviso: “Con lo stop ai versamenti fiscali necessario andare sul mercato. E c’è il rischio di illiquidità dei contribuenti quando dovranno compensare quanto non versato durante il lockdown”

di F. Q.

Triplice allarme della Banca d’Italia sul dl Liquidità e le altre misure varate dal governo per permettere alle imprese di fronteggiare l’emergenza economica scatenata dal lockdown per contenere la pandemia di coronavirus. Uno: c’è il rischio che lo Stato debba coprire con le sue garanzie oltre il 10% dei prestiti erogati dalle banche alle imprese con un significativo” impatto sulle finanze pubbliche. Anche se il sindacato dei bancari avverte che nei confronti di chi non paga le rate lo Stato tenterà il recupero iscrivendo quei debiti a ruolo e affidandoli alla ex Equitalia. Due: lo stop ai versamenti fiscali comporterà un ammanco notevole per le casse pubbliche. E non è detto che, quando l’emergenza sarà alle spalle, i contribuenti abbiano i soldi per chiudere i conti con il fisco. Tre: i prestiti oltre i 25mila euro, senza adeguati controlli antimafia, possono finire per alimentare anche l’economia illegale e il riciclaggio, come già spiegato dai procuratori capo di Milano e Napoli, Francesco Greco e Giovanni Melillo. L’audizione di Palazzo Koch davanti alle commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera si trasforma in una serie di alert per le casse dello Stato. Con un suggerimento ulteriore: non si pensi a una patrimoniale, perché il risparmio delle famiglie sui conti correnti è la “base della liquidità” degli istituti di credito che “consente di effettuare” interventi e prestiti. Insomma: “Se lo togliamo riduciamo la capacità delle banche di intervenire”.

Il rischio di insolvenza delle imprese – “Data la gravità della crisi e l’incertezza sui tempi e sulla rapidità della ripresa dell’attività economica”, le insolvenze sui 450 miliardi di euro di garanzie pubbliche attivate dai decreti del governo “potrebbero anche superare quelli del biennio 2012-2013, quando si avvicinarono al 10 per cento”. Facendo riemergere il fenomeno delle sofferenze bancarie che negli ultimi 5 anni sono scese da 200 miliardi a circa 70 miliardi. Quindi “gli oneri per le finanze pubbliche, seppure distribuiti su più esercizi, potranno essere significativi”, ha spiegato Fabrizio Balassone, capo del Servizio Struttura economica della Banca d’Italia, in audizione. In sostanza, è possibile che la futura escussione delle garanzie da parte di Sace e banche “sarà verosimilmente molto più elevata che in condizioni normali” con un impatto pesante sulle casse pubbliche. Per questo, il suggerimento è quello di un un uso più esteso dell’autocertificazione da parte degli imprenditori che chiedono i prestiti alle banche coperti da garanzie pubbliche “per attestare la sussistenza dei requisiti per l’accesso al finanziamento”, ha detto Balassone.

Servono trasferimenti diretti” – L’istituto centrale sottolinea quindi la necessità di trovare un “equilibrio tra due opposte esigenze, quella di far affluire le risorse con rapidità alle imprese che ne hanno bisogno, e quella di tutelare lo Stato, evitando che le garanzie vadano a coprire prestiti a elevatissimo rischio di non essere onorati”. Una “parte delle perdite subite dalle imprese” non sarà “recuperabile” e “non tutti i debiti (assistiti da garanzie pubbliche) accesi saranno immediatamente ripagati al termine dell’emergenza sanitaria”, avvisa Bankitalia. E per questo “compatibilmente con le condizioni generali dei conti pubblici, alla concessione di garanzie si affiancheranno trasferimenti diretti alle imprese da parte dello Stato”. Secondo Banca d’Italia, queste misure saranno “tanto più efficaci quanto più si baseranno su meccanismi semplici, trasparenti e automatici”.

Dal canto suo però Lando Sileoni, segretario generale del sindacato dei bancari Fabi, ha avvertito “L’azienda che non pagherà le rate” del prestito garantito dallo Stato “verrà messa a sofferenza con l’immediata chiusura di tutte le altre linee di credito attivate dalla banca: in un istante, quindi, un’azienda verrebbe rincorsa contemporaneamente dai creditori privati e dallo Stato, con quest’ultimo che giuridicamente e contrattualmente avrà la precedenza, anche a danno delle stesse banche che vedrebbero così aumentate le proprie sofferenze. Lo Stato iscriverà ruolo quei debiti e le conseguenti azioni saranno molto più invasive poiché verranno messe in campo le agenzie per la riscossione“.

L’allarme sui prestiti alla mafia – Bankitalia ha anche ribadito il rischio legato alle infiltrazioni della malavita, in particolare sui prestiti oltre i 25mila euro. Per questo chiede “modalità atte sia a garantire gli obiettivi dei controlli antimafia sia a evitare un rallentamento dei tempi di erogazione del credito”. Durante l’audizione, Balassone ha sottolineato come “l’introduzione di procedure accelerate per il rilascio della garanzia, in particolare con riferimento ai controlli previsti dalla legislazione antimafia, può esporre al rischio di favorire l’economia illegale”. Il suggerimento è quindi di introdurre vincoli di destinazione” dei finanziamenti analoghi a quelli previsti all’art. 1 (“costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia”) e l’obbligo di far “confluire le somme erogate e le relative movimentazioni su conti dedicati per consentire” la tracciabilità dei flussi. “Si potrebbero inoltre – ha aggiunto Balassone – prevedere autocertificazioni anche in deroga alle disposizioni del codice antimafia, oltre a possibili severe sanzioni penali in caso di falsità, e l’obbligo per la Sace (e per l’Fcg limitatamente alle garanzie di importo più elevato) di comunicare all’Unità di informazione finanziaria i nominativi dei beneficiari dei prestiti coperti dalle garanzie, in maniera da favorire l’individuazione di eventuali operazioni rilevanti a fini di prevenzione del riciclaggio”.

Possibile illiquidità quando bisognerà versare al Fisco” – Affrontando il tema della strategia per finanziare la ripresa, l’aumento del debito pubblico in queste circostanze, secondo Bankitalia, “è una necessità da affrontare con la consapevolezza dei vincoli che ne discenderanno in futuro”. Le risorse che il Paese prenderà a prestito – ha detto ancora – “andranno utilizzate in modo efficiente per affrontare l’emergenza e avviare la ripresa”. E il suggerimento è di concentrarle “sui soggetti più colpiti, con misure di carattere temporaneo”. Ma gli allarmi di Banca d’Italia non si limitano al rischio di mancata restituzione dei prestiti, con il conseguente intervento dello Stato per coprire gli insolventi: “I conti pubblici relativi a quest’anno – avvisa Balassone – potrebbero risentire dell’eventuale illiquidità dei contribuenti al momento di compensare quanto non versato” in questi mesi per lo stop delle contribuzioni in scadenza durante il periodo di lockdown. Non solo, perché la sospensione dei versamenti fiscali “ha accresciuto significativamente la necessità” per il Tesoro “di ricorrere al mercato nel mese in corso e nel prossimo”. Le valutazioni ufficiali, ha concluso Bankitalia, “indicano in circa 16 miliardi l’entità dei versamenti che sarebbero differiti al secondo semestre del 2020″.

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