CONTRO L’ANTIMAFIA DELLE PARATE,DELLE CHIACCHIERE, DELLE PAGLIACCIATE E DEI TALK SHOW FINITELA BUFFONI

Carrieristi antimafia, lasciateci respirare! (lo dicono anche i magistrati)

Domenica 16/06/2019

È la seconda volta nel giro di quindici giorni che resto sorpresa da un’inversione di rotta all’interno della magistratura. Due settimane fa a stupirmi era stato il pm Stefano Musolino che in un’intervista ha praticamente ribadito quanto da anni proviamo a denunciare, ovvero l’inutilità dell’antimafia degli slogan e dei cartelli che punta solo a facili carrierismi, il fallimento dell’azione repressiva come unica strategia per combattere la ‘ndrangheta, il conseguente sopore rassegnato a cui vengono indotte intere comunità che scelgono di non esporsi più, lo stato di perenne emergenza in cui volutamente è tenuto il nostro territorio senza alcuna chance di futuro. Tutti punti da noi rimarcati più volte, dicevo, con il risultato, però, di provocare l’ira e lo sdegno della carovana variopinta dei cultori dell’antimafia da talk show e dei suoi followers, sempre pronti a etichettarci come “pro-ndrangheta”. Ma, a quanto pare, il vento sta cambiando, almeno che qualcuno non stia provando a sabotare quanto (non) costruito in questi anni dai carrieristi dell’antimafia.
Questa settimana a fare eco a Musolino è stato il Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. Riporto alcuni stralci dell’intervista rilasciata alla Gazzetta del Sud: “Siamo stanchi dell’antimafia di parata, ne abbiamo vista tanta in questi anni ed è inutile”. Già, ne abbiamo vista tanta in questi anni scapicollarsi come il più famelico stormo di avvoltoi non appena si avvertiva puzza di “bruciato”. E senza domandarsi cosa stesse divampando, se plastica o legna, se carne umana o costine al barbecue, o se, più semplicemente, si trattasse solo di ordinario fuoco di paglia, la big gang ha sempre avuto in canna il suo bang: “È mafia! Cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là, ma è mafia!”. Quanti pavoni a fare la ruota nel giardino zoologico delle celebrità, quante noiose interminabili omelie di Stato usa e getta ci hanno propinato, quanti preti che amano il palco più del pulpito abbiamo visto. Avremmo dovuto espellere le cellule maligne dal movimento antimafia prima che facessero metastasi e invece ci siamo lasciati imbacuccare da manie di protagonismo, che finalmente iniziano a essere apertamente criticate anche nelle relazioni dei vertici della Cassazione.
Oltre a disapprovare l’antimafia di parata, Bombardieri contesta la logica degli scioglimenti dei comuni e delle interdittive antimafia alle imprese che “si sono dimostrati inefficaci perché costringono a vivere in una realtà in perenne emergenza e senza dare alcuna prospettiva per il futuro”. “Ad esempio – prosegue – mandare a casa un sindaco e sostituirlo con un funzionario statale che va lì un paio di volte la settimana non serve a risolvere i problemi di quel Comune. Non si danno risposte ai cittadini, s’intacca la fiducia degli stessi cittadini nello Stato e si lascia intatta una macchina che magari è più infiltrata della politica”. Per quanto riguarda le interdittive, invece, Bombardieri afferma: “l’imprenditore a volte ha paura di assumere un ragazzo con un cognome pesante che però si vuole allontanare da un sistema di vita criminale, perché sa che magari se lo assume corre il rischio di essere interdetto”.
Vi ricordano qualche articolo – più di un paio in verità – di anni fa o anche recente queste dichiarazioni? In numerose occasioni abbiamo sottolineato come gli scioglimenti dei comuni, a braccetto con la pioggia di interdittive alle nostre imprese, facciano parte di una strategia con cui si è fatto fuori il sud. Ad esse si aggiungano varie operazioni, poi rivelatesi fuffa, con cui si è soddisfatta la brama dei forcaioli a discapito della Legge e a cui i media hanno servilmente fatto da cassa di risonanza (ma la ruota gira e oggi, con il caso Palamara, la magistratura sta sperimentando, al livello più alto, i danni che si producono con la divulgazione di notizie non seguite da opportune verifiche e accertamenti). In nome di un mostro chiamato ‘ndrangheta, che purtroppo esiste ma a cui si sono attribuiti poteri sovrannaturali, si è lasciato morire un intero territorio. Il risultato? Lo spiego prendendo in prestito una barzelletta in voga nel periodo fascista che, a sua volta, riprende la conclusione di quel capolavoro del Novecento, crudo e visionario che è “Kaputt” di Curzio Malaparte: «Durante il fascismo fu inventata la guerra alle mosche e alle zanzare. Per debellarle si usava il DDT, un insetticida. Un prefetto andò in visita in un piccolo Comune e fu ricevuto dal podestà. Quando scese dalla macchina, il prefetto fu attaccato da un nugolo di mosche. E allora stizzito disse al podestà: “Ma in questo Comune non l’avete fatta la guerra alle mosche?”. Il podestà gli rispose: “Sì, eccellenza… ma hanno vinto le mosche!”». Probabilmente, in questi anni, è stato utilizzato un DDT (che tanto ricorda un altro acronimo, DDA) non adatto, dal momento che non si è riusciti a sbaragliarsi del mostro. Ma, come dicevo all’inizio, qualcosa sta cambiando. Meglio tardi che mai.

Autore: Maria Giovanna Cogliandro

fonte:http://www.larivieraonline.com

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