Contro il lodo Alfano, una legge che privilegia Berlusconi

Lodo Alfano, un milione di no

Di Pietro e Ferrero depositano in Cassazione le firme che inaugurano l’iter referendario. Obiettivo finale: l’abrogazione della legge che sospende i processi ai danni delle quattro più alte cariche dello Stato. Non ci dovrebbero essere problemi procedurali, visto il doppiamento della soglia delle cinquecentomila adesioni. L’ex pm, adesso, vuole aprire un’altra stagione di consultazioni popolari. Il segretario del Prc: “E’ finita la ritirata”

Il commento di Pancho Pardi

Un milione di no al Alfano, la legge che ha sospeso in tutta fretta, la scorsa estate, i processi ai danni delle quattro più alte cariche dello Stato. In concreto, ha messo in cassaforte la posizione giudiziaria del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, imputato per corruzione in atti giudiziari. Stamattina una folta delegazione di parlamentari dell’Italia dei valori, guidata dal leader Antonio Di Pietro e accompagnata dal segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, ha depositato in Cassazione un milione di firme inaugurando, con due giorni di anticipo dalla scadenza, l’iter referendario. Ora la Suprema Corte dovrà verificarne l’autenticità (ma, assicurano i dipietristi, 850mila sono già state vagliate) poi la parola passerà alla Corte costituzionale a cui spetta il compito di ammettere il quesito.

Non dovrebbero esserci i problemi che hanno mandato all’aria l’ultima battaglia di Beppe Grillo. Per indire un referendum abrogativo basta mezzo milione di firme, l’Idv ne ha raccolte il doppio. Rifondazione ha contribuito con sessantamila firme, Sinistra democratica ha dato un apporto di testimonianza. Si voterà tra il quindici aprile e il quindici giugno prossimo, nel bel mezzo di una miriade di appuntamenti elettorali: oltre alle amministrative e alle europee (accorpate il 6 e il 7 giugno, ma seguiranno i ballottaggi) ci sarà da fissare anche il giorno della consultazione popolare contro il “Porcellum”, saltata lo scorso anno per lo scioglimento delle Camere.

Secondo l’ex pm le firme non sono solo “un fatto tecnico ma anche un fatto politico importante perché ci sono milioni di cittadini che dicono no al governo che fa le leggi per non farsi processare”. L’Italia dei valori, ha argomentato Di Pietro, “si batte perché tutti devono essere uguali davanti alla legge e perché c’e’ bisogno di un Parlamento che pensi un po’ di più alla giustizia sociale. Se non c’è legalità i furbi fanno affari come nel caso Alitalia e i poveri cristi la pagano”.

Di Pietro legge questo appuntamento come il primo di una serie. “Noi dell’Italia dei valori – ha detto – pensiamo che da adesso al 2010 saranno organizzati altri referendum. Vogliamo portare al prossimo appuntamento referendario un pacchetto di referendum”. E’ l’ufficializzazione di una sfida che punta ad arrivare al voto con più quesiti. Obiettivo ambizioso, vista la ristrettezza dei tempi. Al lodo Alfano l’ex pm ha aggiunto da subito un quesito contro il finanziamento pubblico ai partiti (riprendendo così una battaglia fallita da Grillo), il suo senatore Elio Lannutti ha messo nell’elenco di provvedimenti da abrogare anche la non ancora approvata legge sulle intercettazioni e “forse” la riforma Gelmini. Di Pietro, in ogni caso, si vede come il protagonista di un’altra stagione referendaria: “Di fronte alle oligarchie di potere l’Italia dei valori continuerà a frequentare le piazze, a incontrare i cittadini, a confrontarsi con essi e a raccogliere firme nell’ottica di una democrazia diretta”.

Per il segretario del Prc Ferrero le firme depositate in Cassazione annunciano che “la ritirata è finita”. Secondo l’ex ministro stamattina si è chiuso un cerchio, visto che “in questi mesi gli italiani sono scesi in piazza per la giustizia sociale e con queste firme si potrà dire la propria anche sulla giustizia e le riforme istituzionali”. E’ “evidente”, ha sottolineato poi Ferrero in una nota, che il referendum contro il lodo Alfano “impedirà lo strapotere e lo stravolgimento delle basilari regole democratiche che sta mettendo in atto il governo Berlusconi come pure ogni tentativo di inciucio sulla giustizia che anche parte dell’opposizione, in queste settimane, sta provando ad avallare”.

Dalla maggioranza prevale il disprezzo. Il capogruppo alla Camera del Popolo della libertà, Fabrizio Cicchitto, considera la raccolta delle firme un’iniziativa “che ha un consenso minoritario di persone che vogliono che si continui nell’uso politico della giustizia”.
Andrea Scarchilli

(tratto da www.aprileonline.info)

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