Consulta limita ‘scudo’ del Premier. Su impegni decide il giudice

Bocciatura parziale del legittimo impedimento con voto 12 a 3. Quirinale: Rispetto Corte, fiducia nella sua imparzialità

Alla fine è stata una ‘bocciatura’ parziale: la Corte costituzionale ha accolto in parte i rilievi dei giudici milanesi sul legittimo impedimento che tiene sospesi i processi al premier, di fatto riscrivendo alcuni passaggi e fissando ‘paletti’ precisi per l’interpretazione della tanto contestata legge. Nessun rinvio automatico delle udienze, tocca al giudice valutare se l’impedimento addotto dall’imputato per non presentarsi all’udienza è legittimo o no, anche per le “attività preparatorie e consequenziali, nonchè di ogni attività comunque coessenziale alle funzioni di governo”. Dal Quirinale non filtrano commenti ufficiali ma si fa notare che resta fermo il massimo rispetto per le decisioni della Consulta e la piena fiducia del presidente della Repubblica nell’equilibrio e nell’imparzialità della Corte costituzionale. E “saggia ed equilibrata” la decisione viene giudicata da chi di quella legge è stato il promotore, oggi vicepresidente del Csm: la sentenza della Corte “fa salvo l’impianto originario del legittimo impedimento nella versione che a suo tempo ho proposto alla Camera”, dice l’ex deputato Udc Michele Vietti. La soluzione scelta dalla Consulta dopo oltre cinque ore di camera di consiglio a maggioranza (12 a 3 il voto finale sul dispositivo), viene accolta con una certa soddisfazione anche in Procura a Milano, dove i processi che vedono imputato Berlusconi potranno riprendere. Anche se pesa il rischio che si debba ricominciare causa trasferimento dei giudici, quindi incombe la prescrizione. Tant’è. Il compromesso a cui tanto si è lavorato negli ultimi giorni è salvo a palazzo della Consulta, la soluzione viene giudicata “equilibrata” tra le alte toghe, niente posizioni “barricadere”, ci tiene a sottolineare chi è più soddisfatto del risultato che ha consentito di accorciare le distanze tra i giudici che volevano bocciare la legge e quelli che erano meno severi nel giudizio sulla legge. E poco conta se sui singoli punti ci siano stati voti con maggioranze meno nette, “quel che conta è il voto finale sul dispositivo”, appunto 12 a favore e “soltanto” 3 contrari.

(Tratto da Virgilio Notizie)

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