Confiscati 40 milioni di beni (anche a Formia) ai Mastrominico: appalti in tutta Italia

Il Mattino, Giovedì 9 Febbraio 2017

Confiscati 40 milioni di beni ai Mastrominico: appalti in tutta Italia

di Marilù Musto

Caserta. A tre anni di distanza dal sequestro di primo grado, arriva la confisca dei beni degli imprenditori Mastrominico di San Cipriano d’Aversa. E la giustizia sembra un orologio svizzero, perché il primo provvedimento di sequestro era stato eseguito proprio nel mese di febbraio del 2014. A firmare il decreto sono stati i giudici della sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere – presidente Massimo Urbano, a latere Francesco Balato e Federica De Bellis – che hanno disposto la confisca su richiesta del pubblico ministero Alessandro D’Alessio della Dda di Napoli.
Un modo per consegnare i beni allo Stato: edifici e conti correnti in Campania, Toscana e nel Lazio che secondo la magistratura erano frutto di un intreccio imprenditoriale-mafioso andato avanti per anni senza l’intervento delle istituzioni. Fino a quando, nel 2011, la Procura Antimafia di Napoli ci ha messo le mani. Ad emergere su tutto, il legame di parentela degli imprenditori Mastrominico, i fratelli Pasquale e Giuseppe, con il boss del clan dei Casalesi Antonio Iovine detto o’ninno, ora pentito.
I Mastrominico sono già stati condannati a otto anni di reclusione nel processo a carico di Enrico Fabozzi, l’ex sindaco di Villa Literno. Sotto chiave sono finite 20 vetture, appartamenti e conti correnti. Si tratta dell’intero patrimonio degli imprenditori che si aggira intorno ai 40 milioni di euro. Alcuni beni, prò, sono stati restituiti: come il palazzo che ospita la scuola di via Curri a Santa Maria Capua Vetere. Un impero? Quasi.

Gli appalti

Tra gli appalti ancora attivi – sotto la lente d’ingrandimento della Procura – c’è anche l’ampliamento del cimitero di Marano di Napoli. Si tratta di lavori, vinti dai Mastrominico, che sono andati avanti in questi tre anni grazie all’amministratore delegato dalla procura Antimafia.

Gli sponsor

Per la magistratura, se da un lato i Mastrominico erano considerati vicini alle posizioni dell’ex senatore Lorenzo Diana, minacciato dalla camorra e per venti anni sotto scorta, dall’altra avrebbero tessuto rapporti con il gruppo di Antonio Iovine. Più il tempo passava e più Mastrominico costruivano case ed edifici, facendo fortuna in tutta Italia. Ma i loro beni sono disseminati soprattutto a Caserta. Per la Procura Antimafia, proprio l’ex senatore Diana avrebbe agevolato i fratelli Pasquale e Giuseppe Mastrominico nelle opere dell’impresa Società edilizia panoramica Fiuggi di San Cipriano di Aversa. Attualmente, Diana è indagato. Il legame di parentela degli imprenditori, invece, è molto più complesso e riguarda la moglie di uno dei due imprenditori, cognata della sorella del boss Antonio Iovine detto O’Ninno.

Il provvedimento di confisca è stato notificato a 18 persone, intestatarie dei beni, individuate tra parenti e soci nelle attività economiche. I sigilli sono stati affissi su appartamenti di Napoli e di Caserta, ma la maggior parte dei beni si trova in provincia di Latina, Frosinone, L’Aquila e Pisa. A Castelfranco di Sotto, Vecchiano, Càscina, Pescocostanzo, Formia,  Santa Maria La Fossa e oltre. Nel dettaglio, si tratta di 100 terreni agricoli; 70 appartamenti; 8 appartamenti uso ufficio; 20 aree urbane; 13 imprese edili/immobiliari; 2 fabbricati rurali; 84 autorimesse; 3 lastrici solari; 16 locali deposito industriali; 25 veicoli e 59 rapporti bancari.

L’imputazione più grave che viene contestata ai Mastrominico (difesi dal legale Vittorio Giaquinto) nel processo in primo grado, è di aver vinto appalti per un valore di 15 milioni di euro con il favore del clan, grazie alla politica comunale collusa, per la riqualificazione urbana di Villa Literno pagata con i fondi del Governo centrale e destinati ai comuni che hanno ospitato le ecoballe. Dunque, sui rifiuti un paese poteva costruire la sua «fortuna». Ne è nato, invece, un processo e una sentenza. I due fratelli erano stati coinvolti nello scandalo degli appalti a Villa Literno assieme a Giovanni Malinconico, altro imprenditore, residente ad Ailano, reo confesso e condannato in primo grado dalla magistratura.

Ai Mastrominico erano rivolte, però, una serie di minacce contenute in una lettera ritrovata su una tomba al cimitero di San Cipriano d’Aversa lo scorso autunno. Sul caso, però, sono in corso le indagini della magistratura.

 

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