Confisca da 335mila ad un esponente delle cosche lametine

Confisca da 335mila ad un esponente delle cosche lametine

Il provvedimento, eseguito dalla Guardia di finanza, ha riguardato una villa, un suv e varie disponibilità finanziarie. Antonio Villella, ritenuto appartenente ai Cerra-Torcasio-Gualtieri, è stato posto alla misura di prevenzione di sorveglianza speciale con l’obbligo di soggiorno

Lunedì, 26 Febbraio 2018

CATANZARO Beni per oltre 335mila euro sono stati confiscati ad Antonio Villella, detto “Crozz”, considerato appartenente alla consorteria mafiosa dei Cerra-Torcasio-Gualtieri di Lamezia Terme. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del Gruppo di Lamezia Terme della Guardia di finanza, guidati dal tenente colonnello Fabio Bianco, ed emesso dal Tribunale di Catanzaro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo.

Le indagini hanno consentito di mettere in luce la pericolosità dell’indagato, la sua appartenenza ad una agguerrita organizzazione ‘ndranghetistica grazie ai quali proventi ha vissuto in modo agiato per decenni. Il tribunale ha, infatti, disposto anche l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. per la durata di quattro anni, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza. Gli accertamenti patrimoniali e reddituali delle fiamme gialle, condivisi dalla procura, sono riusciti a dimostrare che i beni confiscati sono di valore del tutto sproporzionato ed ingiustificato rispetto ai redditi leciti dichiarati ed al tenore di vita mantenuto dall’indiziato.

Il provvedimento di confisca ha riguardato una villa ubicata nella zona sud della città, risultata nella disponibilità di Villella, un suv e varie disponibilità finanziarie. Dagli accertamenti delle Fiamme gialle, è emerso che i beni confiscati, oltre ad avere un valore del tutto sproporzionato e ingiustificato rispetto ai redditi leciti dichiarati e al tenore di vita mantenuto dall’indagato. L’istruttoria del procedimento ha visto anche la difesa di Villella impegnata alla produzione di una corposa perizia tecnica, tesa a dimostrare che il prevenuto aveva realizzato la sua villa con il provento un risarcimento di 150mila euro ricevuto, tra l’altro, dallo Stato per aver patito un periodo di ingiusta detenzione, ma ciò non è bastato a smontare il solido quadro indiziario degli inquirenti.

Fonte:http://www.corrieredellacalabria.it/

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