COMUNI SCIOLTI PER CAMORRA IN PROVINCIA DI NAPOLI: UN BOOM, MA I RISULTATI NON SI VEDONO. OCCORRE RAFFORZARE LA LEGGE

COMUNI SCIOLTI PER CAMORRA IN PROVINCIA DI NAPOLI: UN BOOM, MA I RISULTATI NON SI VEDONO. OCCORRE RAFFORZARE LA LEGGE

Da Fernando Bocchetti -Febbraio 28, 2022

Numeri da record, numeri impietosi. Dal 1991, anno dell’introduzione della nuova normativa sugli scioglimenti, le ingerenze della criminalità organizzata hanno determinato (in Italia) il commissariamento di almeno un ente locale al mese. Non solo municipi, ma anche aziende sanitarie e ospedali. In provincia di Napoli politica e malaffare sembrano andare a braccetto in tante realtà. Solo negli ultimi mesi sono stati sciolti, per infiltrazioni camorristiche, i comuni di Villaricca, Marano, Sant’Antimo e Castellammare di Stabia. La stessa sorte potrebbe toccare a breve anche al comune di San Giuseppe Vesuviano, dove si attende l’esito del lavoro ispettivo svolto da una commissione d’accesso. Reduci da anni di commissariamento sono invece i comuni di Arzano e Calvizzano. Marano è il municipio con il più alto numero di scioglimenti per mafia, quattro in meno di 30 anni. Un record non certo invidiabile, per un ente che – sindaci o commissari – non è mai riuscito a rilanciarsi e a risolvere gli annosi problemi della struttura amministrativa e del territorio. Il Comune deve fare i conti non solo con le ingerenze delle famiglie di camorra, da sempre interessate al business del mattone, ma anche con gli effetti del dissesto finanziario.

Gli ultimi commissari nominati dal Viminale sono costretti, in pratica, a fare le nozze con i fichi secchi. Non ci sono soldi in cassa e il personale comunale è ridotto all’osso. Le strade sono dissestate o al buio (fino a poche settimane fa), il pubblico trasporto è ormai un miraggio, lo stadio è ancora chiuso, gli impianti idrici costantemente in tilt e i progetti milionari come i Pics – finanziati dalla Regione – sono ancora al palo. Chi ne paga il prezzo? Non certo gli amministratori sciolti, alcuni dei quali potranno anche ricandidarsi in futuro.

La triade, guidata dal prefetto Gerardina Basilicata, ha lavorato in questi mesi prevalentemente sul bilancio e dato nuovo impulso a qualche ufficio dell’Ente, dando vita a qualche modifica degli assetti interni e nominando un sovraordinato, il comandante Maiello, piuttosto operativo su alcuni fronti.

Ma i malumori restano. La distanza tra il Palazzo e i cittadini è siderale ed è acuita dalla decisione, assunta dai commissari, di non rilasciare dichiarazioni pubbliche. Anche negli altri comuni il refrain è più o meno identico: a Villaricca, comune sciolto per due volte nel corso della propria storia e anch’esso in default finanziario, non mancano le polemiche per la condizione del manto stradale e per le gravi carenze di organico in municipio. Problematiche antiche, che si trascinano dalle gestioni politiche, ma non ancora risolte. A Sant’Antimo, altro comune dell’hinterland finito più volte nel mirino del Viminale, la triade al governo della città è stata costretta a dichiarare il dissesto e ad aumentare – seppur di poco – le tariffe di qualche tributo comunale. Molto si è fatto, però, sul fronte degli abusi edilizi e sulle revoche di alcuni importanti appalti.

Lo scioglimento del Comune di Castellammare di Stabia e quello, per ora paventato di Torre Annunziata, rischia di bloccare progetti e fondi per centinaia di milioni di euro. Fondi in gran parte provenienti dal Pnrr, sui quali la camorra era pronta a mettere le mani. Progetti che avrebbero ridisegnato il volto della città delle acque, partendo proprio dal nuovo restyling delle Antiche Terme e dalla rigenerazione urbana del centro antico. In cantiere c’è anche la riconversione della linea ferroviaria Torre Annunziata-Castellammare-Gragnano in un tram leggero turistico (investimento da circa 45 milioni di euro), l’abbattimento dei silos e gli interventi al porto con un finanziamento per 30 milioni di euro. Discorso diverso per Torre Annunziata, dove sono già state bloccate tre gare irregolari che riguardavano la videosorveglianza, il parcheggio di via Zampa e la gestione delle strisce blu, con i lavori alle Arcate Borboniche mai ultimati. L’amministrazione oplontina, sciolta per le dimissioni dei consiglieri dopo il terremoto causato dall’inchiesta che vede il sindaco Ascione indagato per camorra, a breve potrebbe subire anche l’onta dello scioglimento per infiltrazioni dei clan. Con la mancata gestione dei beni confiscati e gli eterni progetti incompiuti del porto e dello stadio, potrebbe subire uno stop il rilancio dello Spolettificio. Nessun intoppo, invece, per il restyling di Palazzo Fienga – già finanziato per 20 milioni di euro e gestito dal Viminale – che strapperà alla camorra la roccaforte simbolo del clan Gionta.

Più in generale la sensazione è che i commissari – in molti casi prefetti in pensione – non abbiano il piglio e gli strumenti normativi adeguati per agire in contesti così difficili, segnati da vicissitudini che si perdono nella notte dei tempi. Chi è chiamato a gestire i municipi resta in carica per 18/24 mesi ed è costretto – salvo rare eccezioni – a lavorare con funzionari e tecnici che in alcuni casi hanno flirtato con i politici in odor di camorra e contribuito a sfasciare gli enti. Rimuoverli non è impresa agevole. Occorre, dunque, riformare la legge sugli scioglimenti: da un lato dare la possibilità ai commissari di poter sostituire tecnici e funzionari che in qualche modo hanno contribuito a sfasciare gli enti; dall’altro che il Viminale invii nei territori forze fresche, gente motivata e non il solito cimitero degli elefanti, con tanto di contorno di sovraordinati e collaboratori a caccia di incarichi.

Fonte:https://www.terranostranews.it/2022/02/28/comuni-sciolti-per-camorra-in-provincia-di-napoli-un-boom-ma-i-risultati-non-si-vedono-occorre-rafforzare-la-legge/

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