Comune di Ardea

Roma, 7 dicembre 2005

On Presidente della Repubblica – Roma
On Ministro degli Interni – Roma
Alla Direzione Nazionale Antimafia – Roma
Alla Direzione Investigativa Antimafia – Roma
Alla Direzione Distrettuale Antimafia – Roma
Alla Procura Regionale Corte dei Conti – Roma
Alla Procura della Repubblica di – Velletri
Al Capo della Polizia di Stato – Roma
Al Comando Generale Guardia di Finanza – Roma
Al Comando Generale dei Carabinieri – Roma
Al Presidente Giunta Regione Lazio – Roma

OGGETTO: Comune di Ardea

Ad Ardea siamo, ormai da tempo, in una situazione che va oltre il limite della tollerabilità.

Le recenti dichiarazioni del sindaco al “Corriere della Sera” non fanno che confermare lo stato di vera e propria anomia che ha colpito le istituzioni. Si è, insomma, determinata da anni una situazione di assoluta invivibilità civile e democratica di fronte alla quale lo Stato – in tutte le sue articolazioni – non può continuare a restare inerte lasciando il campo libero alla criminalità organizzata e a quella comune.

Sono le stesse forze dell’ordine locali, ormai, ad ammettere che – ad Ardea come a Nettuno, Anzio, Pomezia – “la legalità è un optional”. L’illegalità, come rileva anche Giorgio Marcutelli sul n. 87 de “Il Caffè”, “va dal cittadino che non paga l’ICI, l’acqua, l’immondizia e… l’Amministrazione che non evita queste turbate. Si parla di indagini in corso su ex amministratori che hanno rovinato archivi relativi a gente che doveva pagare l’ICI, su parenti di eletti, vecchi e nuovi, che vengono sistematicamente levati dai ruoli delle tasse ed imposte comunali”.

Una situazione amministrativa che si somma a quella sociale, dell’ordine pubblico e della sicurezza dei cittadini.

Un quadro oltremodo inquietante.

Alcuni consiglieri comunali sono costretti a farsi accompagnare alle sedute consiliari dai carabinieri; un presidente di commissione costretto a dimettersi per l’assoluta impossibilità di operare: aggressioni, minacce, attentati incendiari ad automezzi di giornalisti che osano scrivere del clima di malcostume, di illegalità e di intimidazione che impregnano ogni attività della cittadina laziale.

Un quadro terrificante in una città, Ardea, cresciuta disordinatamente, senza regole, amministrata malamente, per 30 anni senza scuole, senza fogne, senza illuminazione. La cattiva amministrazione ha portato il Comune, nel 1993, a dichiarare dissesto economico (cioè fallimento). Tale dissesto era stato determinato da un uso dissennato del denaro pubblico, con il pagamento di parcelle a vari professionisti, scelti con una logica clientelare.

In un tessuto sociale siffatto, afflitto da un degrado rilevante, si somma un elemento pericoloso: la permanenza, fin dagli anni ’50, di esponenti della mafia del livello di Frank “tre dita” Coppola. Soggetti di attrazione di altri malavitosi che si sono insediati sul territorio investendo i loro capitali di origine illecita.

Ci sono, poi, alcune questioni inquietanti sulle quali vi sono state, o sono in corso, indagini della Magistratura: il gasdotto, l’Idrica, i morti trovati disseppelliti nel cimitero e cosi’ via.

Alla luce di quanto sopra è necessario ed urgente che:

gli organi investigativi e giudiziari accentuino il loro impegno;

il ministro degli Interni disponga perché il Prefetto di Roma nomini al più presto una commissione di accesso

Il Segretario Regionale
Dr. Elvio Di Cesare

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