Commemorazioni sì, ma non basta. La retorica non porta a niente. Occorre un’antimafia della DENUNCIA e molti continuano a fingere di non capire

Commemorazioni sì, ma non basta.

Comunque le commemorazioni se sono propedeutiche ad un impegno più in profondità sono meglio che niente.

Già esse presuppongono una consapevolezza del fenomeno mafioso e ciò ci fa sperare in un impegno diretto di denuncia contro i mafiosi.

Bisogna fare un salto di qualità nella lotta contro le mafie, trasformando l’antimafia della retorica e del ricordo in qualcosa di serio, più profondo, più incisivo.

Perché non bisogna mai dimenticare il vecchio detto latino che, tradotto in italiano, significa “mentre a Roma si discute Sagunto viene espugnata”, o, più terra terra “mentre i medici discutono, l’ammalato muore”.

Ieri, 19 luglio, ci è stata in tutta Italia la commemorazione dell’assassinio di Borsellino e dei ragazzi della sua scorta.

Noi siamo andati alla manifestazione tenutasi a Cassino, dove ha parlato per la nostra Associazione il Dr. Arturo Gnesi, Sindaco di Pastena, componente del Consiglio Direttivo e responsabile per la provincia di Frosinone e dove -dobbiamo purtroppo confessarlo- abbiamo apprezzato tutte le relazioni, eccetto quella del Procuratore Capo di Cassino.

Abbiamo anche partecipato alla fiaccolata al Pantheon di Roma con lo striscione ufficiale della nostra Associazione e con una nutrita delegazione con la quale è venuto a complimentarsi il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti.

Peccato che la stampa romana, a cominciare da “Repubblica” e da tutti gli altri giornali definiti… ”progressisti” abbiano ritenuto, come al solito, di tentare di oscurare la presenza della nostra Associazione, come quella dell’UNADIR, per esaltare solo quella degli amici di “Libera”

Eppure eravamo visibilissimi avendo noi esposto, come gli amici dell’UNADIR, due grandissimi striscioni notati anche dai ciechi.

Questo fatto la dice lunga sulla correttezza e sulla completezza dell’informazione nel Lazio e nella Capitale.

Comunque, andiamo avanti lo stesso!

Sia alla manifestazione di Cassino –i cui relatori ufficiali sono stati magistrati della DDA di Napoli, oltre al Questore e ai due comandanti provinciali della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Frosinone, quindi di persone impegnate in prima linea – che a quella di Roma, abbiamo notato, come al solito, una scarsa partecipazione di gente comune.

I cittadini, compresi quelli più svegli e sensibili, continuano in gran parte, malgrado tutto, a dormire.

E, quei pochi che partecipano, che vogliono rendersi partecipi, lo fanno più sul piano della retorica, delle chiacchiere, della ricostruzione storica o sociologica e, non raramente, da un’angolazione politica.

Non c’è, appunto, la consapevolezza della gravità del fenomeno mafioso che è anche, sì, culturale, ma anche e forse soprattutto, politico.

E’ la politica che alimenta le mafie.

Quindi non basta più la retorica.

Occorre scalare un gradino in più e passare alla fase della DENUNCIA diretta, nomi e cognomi, dei mafiosi, quelli con coppola e lupara ma, in particolare, in giacca e cravatta, imprenditori, professionisti, esponenti politici ed istituzionali e via dicendo

Se non si fa questo, non concluderemo mai niente.

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