Commemorazione dell’assassinio del giudice Falcone. Nota di Arturo Gnesi, Sindaco di Pastena.

23 maggio 2013 : commemorazione dei giudici Falcone e Borsellino “Confesso subito che le commemorazioni non mi piacciono molto, anche se rispetto nella maniera più assoluta chi vi partecipa e lo fa in buona fede. Non mi piacciono perché sono quasi sempre un trionfo della retorica e dell’ipocrisia. Non mi piacciono perché le istituzioni utilizzano questi eventi, in qualche modo, per distrarci dal presente Si offre una narrazione delle vicende di mafia che è estremamente semplificata. Da una parte ci sono Falcone, Borsellino e gli uomini di Stato uccisi per l’affermazione della legalità. Dall’altra parte ci sono i Riina, i Provenzano, ex villici, che vengono rappresentate come icone assolute della mafia. Ma dove li mettiamo i colletti bianchi che sono capi organici della mafia? Roberto Scarpinato procuratore capo di Palermo E’ nel rispetto e nella condivisione di queste riflessioni che anche quest’anno ricorderemo il 23 maggio, le stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio. Abbiamo sempre considerato che non è solo la Sicilia terra e vittima della mafia, ma ormai il fenomeno si è esteso all’intero territorio nazionale e si è congiunto e rafforzato con le alleanze strategiche con le diverse forme di criminalità organizzata. Noi non siamo semplici spettatori ma abbiamo subito,senza peraltro capirlo fino in fondo, la forza subdola e la capacità persuasiva della mafia, basti soltanto ricordare quello che è successo a Fondi qualche anno fa. La morte del comandante della guardia di finanza non è stato un gesto folle o una resa di un servitore dello Stato, ma una scelta consapevole ed estrema per non appartenere ad uno Stato che appariva complice e contiguo con gli interessi mafiosi. Oggi più che mai è necessario senza clamore o sventolii di bandiere rimanere accanto a chi ha subito la violenza mafiosa, oggi in questo periodo di crisi spaventosa e di allargamento della povertà ad un numero sempre più ampio delle nostre famiglie è doveroso testimoniare le fedeltà ai valori della giustizia e della legalità. Oggi che in tanti dicono di porre l’attenzione ai veri problemi del paese e alle dilaganti forme di emarginazione sociale è importante affermare che tutte le forme di criminalità organizzata producono miseria economica e arretratezza culturale. La mafia o la camorra, utilizzando i capitali provenienti dal riciclaggio favoriscono imprese colluse con il sistema arrecando un grave danno alla leale concorrenza e alla competizione di imprese sane e rispettose delle leggi dello Stato. E’ dimostrato scientificamente da numerose ricerche di istituti specializzati, che un territorio che copre e favorisce gli affari illegali consente un incremento del consenso clientelare e del voto di scambio portando in tal modo nelle istituzioni personaggi garanti degli interessi e dei ricatti della mafia. Un contesto sociale di questo tipo azzera le prospettive di sviluppo per il futuro dei giovani perché a parte il silenzio delle coscienze e il condizionamento dei mezzi di informazione, genera un sistema di corruzione ambientale che farà scappare gli imprenditori onesti e scoraggerà le imprese straniere a collocare i loro investimenti in queste compromesse realtà territoriali. Per questo motivo non alimentiamo la retorica e la propaganda ma vogliamo stimolare la società civile a comprendere fino in fondo che corruzione,mafia e voto clientelare sono tre aspetti strettamente correlati che mirano ad un unico obiettivo: controllare lo Stato, appropriarsi degli appalti e avere persone di fiducia all’interno delle istituzioni. Avere il senso della praticità e della concretezza oggi implica una conoscenza profonda di tematiche complesse che riguardano la nostra società e una nuova classe dirigente non può vivere nell’illusione che tutto questo non riguardi la nostra vita. Si può scegliere di vivere nell’ignoranza ma non si può avere la pretesa di additarla come modello da imitare.

 

Pastena 14 maggio 2013

Dott. Arturo Gnesi

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