Come stanno le cose per il progetto di riutilizzo del sito ex AVIR a Gaeta?

Alcuni giornali recentemente se ne sono occupati a seguito della denuncia fatta, tramite lo studio dell’avv. Fabio Maria Vellucci, da una sessantina di ex dipendenti del noto stabilimento ormai dismesso, il cui sito, come si sa, è stato venduto ad una società campana.

Gli ex dipendenti della vecchia società lamentano tutta una serie di fatti e situazioni che oggi sono al vaglio dell’Autorità Giudiziaria.

Uno di questi fatti riguardebbe la presenza nel vecchio stabilimento di sostanze, come l’amianto, dannose per l’uomo e l’ambiente.

Sostanze che permarrebbero nel sito e che, non rimosse, potrebbero aver inquinato anche l’ambiente circostante e, quindi, una porzione della città stessa.

Ma su questo aspetto sarà l’Autorità Giudiziaria a far chiarezza.

L’aspetto che ci interessa in particolare è quello relativo alle voci circolate negli anni andati circa l’eventuale tentativo da parte di soggetti sospetti di inserirsi nell’operazione.

Noi non abbiamo, allo stato, elementi per affermare se tali voci siano o meno fondate e siamo certi che ciò non sia avvenuto.

Abbiamo più volte, pertanto, chiesto, tramite il sito ufficiale della nostra Associazione, , delucidazioni al Sindaco di Gaeta sull’identità dei vari soggetti che, sempre secondo le voci che circolano, avrebbero acquistato dal nuovo acquirente porzioni di proprietà, senza avere, però, mai risposta.

In città, infatti, si dice che i proprietari del sito dell’ex AVIR sarebbero arrivati a quota 5-6.

Noi gradiremmo conoscerne l’identità e per questo reiteriamo al Sindaco di Gaeta la richiesta di fornircene l’elenco in modo da consentirci di approfondire le ricerche al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda e fugare ogni perplessità.

Ma, sempre secondo voci circolanti nella città e che richiedono approfondimenti per verificarne la fondatezza o meno, la prima società acquirente non avrebbe avuto titolo, essendo una società di intermediazioni, per l’acquisto di aree industriali in quanto questa operazione non sarebbe prevista, secondo quanto riportato nella misura camerale, nei suoi scopi sociali.

Il sito di cui stiamo parlando, ubicato tra via Frosinone e via Serapide a Gaeta, sarebbe ancora “area industriale”, non essendo, allo stato, stata apportata alcuna variante.

Se fosse vero ciò, potrebbero essere nulli alcuni atti, compresi quelli che riguardano la parcellizzazione della proprietà che sarebbe stata operata con la vendita ad altri soggetti, dei quali, come detto, ignoriamo l’identità.

C’è, poi, un altro punto che vorremmo che ci fosse chiarito.

Si parla della costituzione di un Consorzio fra soggetti proprietari di quell’area, Consorzio del quale dovrebbe far parte anche il Comune di Gaeta.

Se fosse fondata tale notizia, crediamo che siano lecite alcune domande:

1) come farebbe il Comune di Gaeta, che, allo stato, non risulta proprietario di alcuna porzione di quell’area, a entrare in tale Consorzio?

2) trattandosi di un’area che non sarebbe stata bonificata da tutte le sostanze di cui parlano gli ex dipendenti dello stabilimento dismesso, sostanze che potrebbero aver inquinato il territorio, come è possibile concedere l’autorizzazione alle lottizzazioni?

Domande alle quali sono chiamate a rispondere le indagini che la Procura della Repubblica di Latina ha delegato ai Carabinieri ed ai Vigili Urbani di Gaeta.

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