Come iniziarono le indagini sulla “bomba”

Come iniziarono le indagini sulla “bomba”

23 Aprile 2020

Il fascicolo 1670/78/C della procura della Repubblica di Palermo risulta formalmente aperto a seguito della segnalazione trasmessa dal pretore del mandamento di Carini. Avvertiti dai carabinieri, il dr. Martorana, nella qualità di procuratore della Repubblica facente funzioni, e il sostituto procuratore della Repubblica « di turno » (addetto ai cosiddetti atti urgenti ed esterni), dr. Signorino, si portano sul luogo dei fatti lo stesso mattino del 9 maggio, senza tuttavia porre in essere attività processuali.

Sul posto essi delegano il compimento degli «atti urgenti» al pretore del circondario di Carini, dr. Giancarlo Trizzino. Conseguentemente l’attività di indagine (i cd. atti preliminari all’istruzione, o, più esattamente, le «Sommarie indagini» di cui all’articolo 225 del codice abrogato) è svolta tutta dai carabinieri e – in minima parte – da personale della Polizia di Stato.

I carabinieri agiscono alle dipendenze del maggiore Antonio Subranni, all’epoca comandante del Reparto Operativo del gruppo di Palermo, anch’egli giunto in Cinisi assieme al suo vice, il capitano Basile, comandante del Nucleo Operativo del Reparto Operativo.

Quel 9 di maggio del 1978, risulta presente – ed operante sempre alle dipendenze del maggiore Subranni – anche personale della Stazione di Cinisi, intervenuto per primo sul luogo dell’esplosione, e della Compagnia di Partinico (con il capitano Del Bianco ed altri sottufficiali e militari). Da atti di formale istruzione del Giudice Chinnici – e solo da essi – si può inoltre evincere la presenza sul posto di personale del Nucleo Informativo del gruppo dei carabinieri di Palermo. Infatti, il 19 dicembre 1978, il giudice Chinnici assume la testimonianza del maresciallo capo Giovanni Riggio, appartenente a quel reparto. Il Riggio è infatti cofirmatario del verbale della perquisizione eseguita (ai sensi dell’articolo 224 CPP abrogato) nei locali adibiti ad emittente Radio Privata Aut, ubicati in Terrasini, via Vittorio Emanuele 100.

Secondo quanto riferito dal Riggio, che a suo dire in quella occasione si limito` ad eseguire la perquisizione alla sede di Radio Aut a Terrasini, « nella tarda mattinata del 9 maggio » si reco` «sul posto ove si era verificata l’esplosione » anche tale «maggiore Frasca», verosimilmente comandante del Nucleo Informativo. Entrambi trovarono «soltanto una Giulia dei carabinieri », in quanto «erano andati via sia il pretore che gli altri ufficiali e sottufficiali che avevano eseguito il sopralluogo e le indagini».

Il maggiore Frasca non è stato mai ascoltato nel corso dell’istruzione del processo.

Il questore Alfonso Vella, all’epoca dirigente dell’ufficio Digos della questura di Palermo ha riferito nel corso della sua audizione davanti al Comitato Impastato sulla presenza di personale della Polizia di Stato.

In tale circostanza, il Vella ha precisato:

Ebbi notizie del fatto in questione intorno alle ore 8 del 9 maggio del 1978. Mentre mi stavo recando in ufficio in macchina, la centrale operativa, alla quale forse era arrivata la notizia, mi disse che si era verificato un fatto di sangue a Cinisi. Ero insieme al collega – se non ricordo male – Salerno, con il quale ci stavamo recando in questura per iniziare la nostra giornata. Ricordo che c’era traffico e che dovemmo mettere in funzione le sirene per svincolarci e recarci a Cinisi. poiché non conoscevamo il posto dove si era verificato effettivamente il fatto e non sapendo come comportarci di conseguenza, andammo direttamente nel centro di Cinisi, alla caserma dei carabinieri, per avere indicazioni precise.

Tutto questo comporto` che andammo a Cinisi, alla caserma e… Verso le 8 e mezza arrivammo a Cinisi paese. Abbiamo trovato il piantone e nessun altro. Tutti si trovavano sul posto dove era avvenuto il fatto. Avute le indicazioni (aggiungo che nessuno ci accompagnò), qualche minuto prima delle ore 9 arrivammo sul luogo. […]. Sul posto non trovammo niente, perché avevano già smobilitato tutto. Vedemmo solo il pretore che se ne stava andando; i resti dell’Impastato erano stati già raccolti e portati via. […]. Vidi soltanto che il pretore aveva concluso gli atti e che se ne stava andando.

Non trovai niente di particolare da vedere. Non vidi com’era il luogo del fatto […] Arrivato in quel luogo ripeto che vidi quasi niente, neanche i resti del povero Impastato perché erano stati già raccolti; vidi soltanto il pezzo di binario mancante. […]. Ricordo che il pretore stava finendo di verbalizzare con il cancelliere; se non ricordo male, stavano firmando un documento. Questo è quello che ricordo. Dopo di ciò, per circa una decina di minuti, curiosammo in giro e rivolgemmo delle domande; poi andammo in caserma.

Non ricordo con precisione, ma penso che verso le 10 – diventa difficile ricordare i tempi tecnici – stavamo in caserma. In quella circostanza mi fu chiesto che cosa pensavo del fatto avvenuto. Risposi che non sapevo che dire in quel momento non avendo visto niente; tra l’altro, mi si disse che si trattava di una bomba, ma non sapevo di quale tipo. Giunti in caserma – se non ricordo male – mi si disse che era stata eseguita dai carabinieri una perquisizione in casa dell’Impastato a seguito della sua morte, nel corso della quale era stata trovata una lettera. Secondo le interpretazioni che si davano, si trattava di una specie di testamento per un suicidio, una cosa di questo genere. Questo fu il discorso che mi venne fatto … dai carabinieri, perché loro avevano questa specie di… […].

L’unica cosa che consigliai fu quella di sentire qualche amico dell’Impastato, di fare magari qualche perquisizione per trovare qualcosa di diverso. Pertanto, da Palermo feci arrivare qualcuno, più i carabinieri, e furono fatte delle perquisizioni in casa di alcuni giovani, che ci erano stati indicati dai carabinieri dal momento che noi non li conoscevamo, non sapevamo chi erano gli amici […].

Nelle prime ore del pomeriggio, arrivò la notizia del ritrovamento del cadavere dell’onorevole Moro a Roma. Dal momento che si prevedevano manifestazioni e una serie di problemi, rientrai a Palermo, poiché eravamo impegnati in prima persona. La competenza sulle indagini era dei carabinieri e a loro è rimasta. […]. Di questo caso non ho saputo più niente, perché non mi venne chiesto di compiere accertamenti di alcun genere in seguito ai fatti che si sono verificati. Non ho saputo niente né sulla perizia né su come sono andate le cose e, successivamente, non mi è stato mai chiesto niente al riguardo dalla procura o da altri, neanche su situazioni o fatti di altro tipo. Tra l’altro, anche se l’ufficio avesse voluto occuparsi di queste indagini, non avrei potuto seguirle, perché era implicata la mafia; invece io facevo parte della DIGOS, quindi ci occupavamo degli attentati e dei fatti politici. Questo è quanto ricordo di tutta la vicenda […].

FIGURELLI. poiché ha detto che partecipo` – mi corregga se dico male – agli interrogatori – non so se a tutti o solo ad alcuni – di persone segnalate non dal suo ufficio ma tutte dai carabinieri, vorrei sapere se su questi interrogatori o, comunque, rispetto a questa partecipazione o cooptazione, diciamo così, alle indagini, fece altre relazioni alla questura o al Ministero.

VELLA. No, su questo no.

FIGURELLI. …oppure al magistrato?

VELLA. No, solo i verbali. Probabilmente, anzi sicuramente qualcuno dei miei della DIGOS ha partecipato a questi interrogatori e avrà sottoscritto il verbale. Chi materialmente aveva fatto la perquisizione, poi ascoltava anche questi ragazzi.

FIGURELLI. Lei ne ha sentiti alcuni direttamente?

VELLA. No, li ho sentiti mentre erano nella caserma, perché venivano interrogati da qualcuno, ma non intervenivo personalmente. Eravamo la`, stavamo discutendo; se non ricordo male, c’era anche il colonnello comandante del gruppo dei carabinieri. […] Non ricordo il nome, ma era il comandante del gruppo; c’era anche il comandante del nucleo operativo, Subranni (non so se allora era capitano o maggiore).

FIGURELLI. E il capitano Basile era presente?

VELLA. Mi pare di no. Ricordo che c’era sicuramente Subranni, perché dirigeva le operazioni […]. Quando siamo arrivati la`, i carabinieri erano già arrivati alle conclusioni. Si disse che era stata trovata la lettera, si parlo` di

« incidente sul lavoro »: tutto era già pianificato.

RUSSO SPENA COORDINATORE. Mi scusi, ma vorrei capire bene questo punto perché è importante. Lei sta dicendo che, quando arrivo` alle ore 9,50 nella caserma dei carabinieri, trovo` già tutto pianificato?

VELLA. Nel senso che avevano trovato la lettera…

RUSSO SPENA COORDINATORE. Lei ha detto che era già tutto pianificato.

FIGURELLI. No, lui ha parlato proprio di conclusioni.

VELLA. No, era stata trovata la lettera…

RUSSO SPENA COORDINATORE. Quindi lei vuol dire che erano arrivati già a delle conclusioni ?

VELLA. Perlomeno si erano formati un’idea.

RUSSO SPENA COORDINATORE. Un’idea certa ?

VELLA. Un’idea certa non lo posso dire; si erano formati un’idea.

RUSSO SPENA COORDINATORE. E avevano parlato di «incidente sul lavoro» ?

VELLA. Chiamiamolo così. […] Siccome l’omicidio è avvenuto a Cinisi, i carabinieri hanno iniziato le indagini. Noi saremmo intervenuti se avessimo avuto delle notizie di natura diversa, ma su quello stesso fatto continuavano ad indagare i carabinieri ed il magistrato colloquiava con loro. […] Abbiamo cercato di cominciare a capire, anche dopo, se ci fossero state situazioni che portavano al terrorismo, ma a noi non è risultato niente. […] Il rapporto è stato fatto dai carabinieri. Gli atti firmati dai miei sono stati lasciati ai carabinieri, i quali li hanno trasmessi al magistrato. […] Ribadisco che non so che cosa ha scritto il professor Del Carpio. Non so che cosa è stato scritto durante il sopralluogo. Sarei riuscito anche a capire se avessi saputo qualcosa. […].

Alle 9,45 del 9 maggio giunge (83) per fonogramma alla procura di Palermo la seguente informativa, a firma del pretore Giancarlo Trizzino:

Informo la S.V. che in contrada « Feudo » (84), territorio di Cinisi in zona adiacente alla linea ferrata Palermo–Trapani, Km. 30?180, è stato rinvenuto cadavere irriconoscibile di persona di sesso maschile che allo stato sembra identificarsi con IMPASTATO Giuseppe, nato a Cinisi il 15.1.1948. Il cadavere è stato dilaniato da esplosione; pezzi si rinvengono in un raggio di

300 metri dalla linea ferrata. Indagini in corso. Intervenuto sul posto ho proceduto agli atti di rito e disposto trasporto resti obitorio di Carini. Resto in attesa disposizioni che la S.V. vorra` Impartirmi.

Firmato Pretore Trizzino.

Per gli atti urgenti di sua competenza, già alcune ore prima i carabinieri hanno avvisato il pretore del mandamento di Carini. Questi, alle prime ore del mattino del 9 maggio lascia la sua abitazione in Palermo e si reca a Cinisi a bordo della sua autovettura privata. Le pagine che seguono sono dedicate appunto alla ricostruzione delle primissime fasi dell’indagine.

fonte:https://mafie.blogautore.repubblica.it/

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