Come finisce la libertà di stampa…

RESPINTO RICORSO DE “LA VOCE”, ETICHETTATO COME “LESIONI PERSONALI”
La testata, condannata per diffamazione, aveva chiesto la sospensione dei pignoramenti per oltre centomila euro ma la Corte d’Appello de L’Aquila ha detto no. Appello a Ordine e Fnsi Il 6 ottobre scorso la Corte d’Appello dell’Aquila ha respinto il ricorso presentato da la Voce delle Voci contro i pignoramenti esecutivi a carico del giornale per un procedimento che riguarda un articolo su una rappresentante dell’Italia dei Valori in Abruzzo. Il direttore Andrea Cinquegrani ha denunciato con
forza anche la dicitura con cui è stato protocollato il fascicolo: “lesioni personali” invece che “diffamazione”. La Voce aveva avanzato ricorso nei confronti della condanna per diffamazione espressa dal giudice di Sulmona Massimo Marasca che aveva condannato il giornale al pagamento di oltre centomila euro a favore di Annita Zinni, all’epoca esponente dell’IDV locale, sentitasi offesa da un articolo del 2008. I legali della storica testata avevano chiesto per la seconda volta la sospensione delle esecuzioni forzate – quattro pignoramenti – portando elementi nuovi, in particolare un’indagine della Procura di Campobasso proprio sull’operato del giudice Marasca, che potrebbe configurare l’ipotesi di abuso di ufficio o omissione di atti di ufficio. La Corte d’Appello ha respinto anche la seconda istanza in quanto “già proposta”. A sconcertare i giornalisti de La Voce è l’inaspettata scoperta – tramite il servizio di consultazione online del Ministero della Giustizia – che il fascicolo è stato etichettato come “lesioni personali”. Per Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola “è quasi una implicita anticipazione del verdetto finale, atteso non prima di fine 2015, quando della Voce delle Voci resterà, forse, solo il ricordo”. Le due firme storiche del giornale chiedono l’intervento dei vertici dell’Ordine e della Fnsi “perché quanto capitato alla Voce non debba più accadere alle altre voci libere e indipendenti del Paese”.

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