Come combattere la camorra.Due tesi a confronto:quella delle istituzioni e la seconda dell’Associazione Caponnetto:

1) quella delle istituzioni:

Roberti a Napoli: «Per battere la camorra c’è bisogno anche dell’aiuto dei cittadini»

di CARLA GUARNIERI

NAPOLI – Doveva essere un incontro ristretto per discutere delle infiltrazioni camorristiche negli enti locali e delle certificazioni antimafia, e si è trasformato in «conferenza regionale per la sicurezza perché sono presenti i comitati provinciali di tutte le cinque realtà campane».

Come ha spiegato il Prefetto di Napoli, Gerarda Pantalone, accogliendo il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti. «Le misure annunciate dal ministro possono essere efficaci, servono ad affrontare la situazione dell’ordine pubblico a livello emergenziale», ha commentato così il piano per la sicurezza a Napoli, «ci sono anche altri interventi da attuare che credo Alfano abbia recepito, di tipo sociale. Scuole, case, reti idriche, vale a dire tutto quello che serve a contendere alla camorra il controllo del territorio e a contenerla in ambiti marginali».

(Il testo continua dopo l’immagine.)

«Il maggiore coordinamento tra organismi amministrativi, giudiziari e investigativi significherà, ad esempio,  migliore scambio di informazioni che possono mettere i prefetti in condizioni di esercitare al meglio le loro funzioni in materia di interdittive antimafia e nel controllo delle infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti. In arrivo 200 unità che «serviranno a rafforzare l’apparato investigativo», spiega il capo della DNA.

Per combattere la camorra é necessaria anche «una maggiore fiducia dei cittadini nelle istituzioni», che si crea anche «vincendo la mitizzazione della criminalità organizzata che contribuisce a creare nei cittadini onesti un senso di rassegnazione». Secondo Franco Roberti, si tratta di fenomeni che ingigantiscono la percezione che abbiamo della camorra: «Dobbiamo avere una visione realistica, guardando in faccia le cose, senza nasconderle: questo contribuisce a migliorare la fiducia dei cittadini e quindi anche la loro collaborazione».

Sul fenomeno dei baby boss non servono particolari adeguamenti normativi: «La qualità della risposta che siamo dipende spesso dalla qualità degli uomini e delle donne cui è affidata questa risposta». Il miglior modo per affrontare i problemi, dal suo punto di vista, è «effettuando una giusta ricognizione della situazione e organizzando azioni coordinate».

http://www.metropolisweb.it/Notizie/Napoli/Cronaca/roberti_napoli_battere_camorra_c_bisogno_anche_aiuto_cittadini.aspx

2)quella dell’Associazione Caponnetto:

Una legge speciale per il lavoro a Napoli 

e per la via d’uscita dalla camorra

La mozione varata dall’assemblea della Caponnetto

Formia, 27 settembre 2015

 

Le leggi speciali per Napoli, una città che sprofonda ogni giorno di più nel sangue, nella violenza e nella paura, ci vogliono. Ma non devono essere ispirate alla repressione perché, come dimostrano anche i fatti più recenti, l’azione di contrasto è solo un palliativo, indispensabile quanto si vuole, ma pur sempre un palliativo. Le leggi speciali per Napoli, unica metropoli d’Europa in mano alla criminalità organizzata, devono servire a dare lavoro a centinaia di migliaia di persone, giovani e meno giovani. E questo lavoro devono darlo subito. Con la stessa tempestività che usa la camorra per mettere a segno i suoi business di morte e con la stessa dinamicità con cui i clan nel giro di pochi mesi – mesi – sono stati capaci di dar vita ad un ricambio generazionale di tipo genetico, ponendo ragazzini incensurati alla guida dei gruppi criminali dopo la disfatta dei capi storici.

Lavoro, lavoro, lavoro. Tutto il resto sono chiacchiere, mentre la gente continua a morire.

E’ su queste posizioni che si esprime oggi l’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto dopo gli ultimi fatti di sangue, prima alla Sanità, con l’omicidio del diciassettenne, e ora a Fuorigrotta, dove l’agguato di due sere fa rischia di costare la vita ad un coraggioso servitore dello Stato. 

Nicola Barbato stava sfidando il potere più osceno ed invincibile di Napoli, quella condanna divenuta ormai biblica per la quale tutti gli esercizi commerciali della città, nessuno escluso, devono pagare il pizzo mensile se non vogliono le bombe sotto il loro negozio, messo su dopo anni di sacrifici e gestito col sudore della fronte. Una maledizione biblica, quella inflitta ai napoletani da decenni di assenze istituzionali, omertà e paura, una paura da far tremare le vene dei polsi ogni volta che gli uomini “del gruppo” si avvicinano. Perché se non hai i contanti pronti nella cassa sono capaci di sparare in faccia, a te o ai tuoi figli.  

Per troppi anni, per troppe generazioni, per troppe amministrazioni comunali o regionali ci si è girati dall’altra parte. Per troppe volte abbiamo sentito dire che “l’ordine pubblico non è affar nostro”. La sicurezza dei cittadini è il compito primario che spetta a qualsiasi istituzione, dal Governo italiano fino al piccolissimo consiglio di municipalità. In tutti i luoghi di spesa pubblica ci si è macchiati le mani di sangue se si è destinato un solo euro a qualcosa di diverso dal creare lavoro e sicurezza, qui e subito, senza perdere tempo e, soprattutto, senza continuare ad ammantarsi di parole.

Dove non c’è lavoro non ci può essere dignità. 

L’esempio della fiction Gomorra è sotto i nostri occhi: una folla di aspiranti comparse segue come una fiumana di disperati il set ad ogni suo spostamento in città e provincia. «Ottanta euro al giorno – dice una madre – è la paga che mi danno per fare la comparsa. Con ottanta euro i miei figli mangiano per tre giorni. Non abbiamo altro, non abbiamo lavoro, loro ci danno ciò che lo Stato ci ha sempre negato. E non ci importa dello ‘scuorno’, della vergogna che gettano su Napoli con il film. Perché non c’è nessuno ‘scuorno’ quando si tratta di sfamare i propri figli».

 

L’Associazione Antimafia Antonino Caponnetto, in occasione dell’assemblea degli iscritti che si tiene a Formia il 27 settembre 2015, chiede ai rappresentanti di tutti i partiti, in particolare agli esponenti campani che siedono nella Commissione Parlamentare Antimafia, di sollecitare il Governo affinché sia varato ad horas un decreto per Napoli che serva nell’immediatezza a creare centinaia di nuovi posti di lavoro sotto la supervisione dello Stato, cominciando dai quartieri a rischio. I nuovi posti di lavoro potranno riguardare la messa in sicurezza degli edifici, a cominciare da quelli pubblici e scolastici in particolare, o la tutela del patrimonio ambientalistico e naturalistico, di cui Napoli è ricca più di ogni altra città italiana.

 

Siano creati inoltre al Viminale percorsi protetti per l’uscita dei giovani e delle loro madri dalla camorra, attraverso l’istituzione di un numero verde nazionale e punti di ascolto diffusi sul territorio. Va chiarito che fino ad oggi di questo tunnel criminale esiste solo la porta di entrata, ma nessuna concreta via d’uscita, se non esponendo al rischio di rappresaglie mortali se stessi e le proprie famiglie. La Caponnetto fa sapere che in tal senso esistono già programmi redatti dai suoi collaboratori e pronti per essere sottoposti ed adottati, sul modello di quanto lo Stato aveva fatto negli anni passati per combattere e sconfiggere altre emergenze criminali nel Paese.

 

Le stesse richieste vengono avanzate dalla Caponnetto al governatore della Campania Vincenzo De Luca e al sindaco Luigi de Magistris, nella consapevolezza ormai condivisa che non c’è più tempo da perdere.

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